Reverend, bar di quartiere

Quando abbiamo aperto cinque anni fa – dichiara Kenny Matteo, bartender di Reverend – l’idea era quella di fare un bar molto popolare. Per coniugare una buona proposta con prezzi accessibili, senza fare la milanesata a tutti i costi. Abbiamo voluto creare un posto che incontrasse il gradimento di tutte le persone sedute ad un tavolo“. Così è stato, accanto a gruppi di lavoratori in giacca e cravatta in uscita dall’ufficio, gruppi di amici in ciabatte. Frequentato da studenti a causa della vicinanza al polo universitario (Reverend si trova in Via Zuretti 9), oggi la clientela presenta molti volti nuovi.

Filosofia mai cambiata, i clienti sì

La filosofia del locale – prosegue Kenny – non è mai cambiata. Ciò che è cambiato è la frequentazione del locale. Persone che prima ci venivano a trovare anche tre volte a settimana, oggi passano una volta al mese. Complice il forte innalzamento dei prezzi nella zona che ha indotto molti di loro a spostarsi e cambiare casa. Ma è rimasta l’affezione al locale, la cosa ci conforta. In compenso, abbiamo acquisito tanti nuovi clienti provenienti da un importante coworking poco distante” Altro particolare mai cambiato, è l’età dei clienti. “Abbiamo sempre lavorato, e continuiamo a lavorare, con un pubblico abbastanza adulto”

Il baracchino fu galeotto

Pressoché invariata la proposta food. “Il tagliere vegetariano è il nostro fiore all’occhiello. E’ un mix di hummus di ceci, crema di melanzane e menta, polpette di verdure, formaggi, patate al forno, sottoaceti. Lo spirito è quello della condivisione. E’ in carta dalla apertura”. Una proposta sostanzialmente semplice tra polpette e bruschette, con qualche tocco sfizioso. Come il Babaganoush, una crema di melanzane e menta con cipollotto e servito con pita. Invariate le birre, tutte artigianali e provenienti da un birrificio della periferia milanese. “In realtà provengo dal mondo della birra, l’interesse per la miscelazione è scaturito dall’incontro con un bartender di un baracchino di Milano. Mi ha fatto capire quanto fosse intrigante questo mondo“. Soggetta a variazioni è invece la drink list, come naturale in un locale che fa della miscelazione la sua proposta cardine. Ma qualche punto fermo c’è.

Drink list esplosiva

Un cocktail al quale sono particolarmente affezionato è Amore Supremo , un drink dall’equilibrio pazzesco. Un mix tra la parte amaricante del rabarbaro, la dolcezza e acidità del mandarino verde, l’affumicatura del mezcal. Un pizzico di sapidità, la piccantezza dello zenzero e la acidità del lime rendono la bevuta molto esplosiva. Come esplosivo è stato John Coltrane nella musica. Altro drink al quale Kenny si sente legato è” Jimi non esagerare“, ispirato a Jimi Hendrix ed al mondo delle produzioni musicali”. Metto insieme pomodoro, shochu, prodotto dalla fermentazione di cereali, il reyes rosso che da una nota di piccantezza

Il legame con la musica

Quando è uscito, Jimi è stata una bella scommessa. A noi piace sperimentare“. Ne è esempio Contrappunto, un espresso Martini rivisitato con distillato di pera alla senape, vermouth al riso nero, caffè espresso, cetriolo. Così come Brugola (Campari, Ferro China, Vermouth Rosso e soda affumicata al labdano). “Sapori molto decisi che comunque mantengono un equilibrio“. Ogni particolare di Reverend è un richiamo al mondo della musica. Dal nome dei cocktail a menu e drink list consultabili all’interno di copertine (ovviamente vuote) di vecchi vinili. Inevitabile, visto che Reverend nasce come record store e cocktail bar. A partire dal nome, che riprende la figura del reverendo Cleophus James. Una figura che molti appassionati di cinema e musica ben ricordano come il reverendo di The Blues Brothers. D’altronde, Kenny ha studiato musicologia a Cremona e uno dei due soci aveva precedentemente un negozio di dischi. Passione condivisa dal terzo socio.

Un posto per bere, per nulla impegnativo

A distanza di cinque anni (l’apertura risale al 1°giugno 2021), Reverend è ormai un punto di riferimento del quartiere. Uno spazio dove si passa per un saluto o una chiacchiera tra amici in una atmosfera che sa molto di dopolavoro. Con un certa ventata di internazionalità, derivante dalla presenza di turisti provenienti dalla vicina Stazione Centrale. Quella di Reverend è una Milano facile da frequentare, per nulla impegnativa ma comunque stimolante. “Vogliamo unire socialità e professionalità, in un ambiente confortevole. E dare una proposta di qualità, considerato che conosciamo tutti i produttori con i quali lavoriamo. Per dirla in breve – conclude Kenny Matteo – Reverend è un posto figo ma non fighetto

Lascia un commento