Un settore che ogni anno registra 21 milioni di visitatori, genera 306 milioni di euro dalla sola vendita dei biglietti e attiva un indotto stimato in circa 8 miliardi di euro tra ospitalità, ristorazione, commercio, trasporti e servizi. È l’industria italiana dei parchi divertimento, che occupa direttamente tra 25 e 30 mila addetti, tra personale fisso e stagionale, e coinvolge almeno 60 mila lavoratori nell’indotto. Un comparto che investe inoltre circa 100 milioni di euro all’anno in innovazione, prevalentemente attraverso risorse proprie.
È la fotografia scattata da AssoParchi in occasione delle celebrazioni per i 60 anni di Zamperla, tra i principali produttori mondiali di attrazioni. Lo scorso 12 settembre, l’headquarter dell’azienda ad Altavilla Vicentina ha riunito operatori, industria, istituzioni e mondo accademico per una giornata dedicata al futuro della filiera italiana del divertimento, culminata nel reveal mondiale di Hypnosiz, la nuova attrazione sviluppata dall’azienda vicentina.
Durante la tavola rotonda dedicata all’analisi della filiera, il presidente di AssoParchi Luciano Pareschi ha tracciato un primo bilancio della stagione in corso: «Tracceremo il bilancio ufficiale dell’estate nel corso del Meeting AssoParchi di novembre. Al momento possiamo comunque stimare una crescita nei parchi acquatici e un andamento in linea con il 2025 negli altri parchi. Le presenze non sono diminuite anche grazie all’adozione di una politica di pricing prudente, nonostante l’aumento di tutti i costi e in particolare dell’energia».
Secondo Pareschi, il ruolo dei parchi è ormai andato oltre quello di semplici luoghi di intrattenimento. «L’aspetto più importante è che in questi anni, anche in Italia, i parchi divertimento sono diventati veri e propri driver in grado di contribuire allo sviluppo di sistemi economici integrati e generare importanti flussi turistici, al pari di altri attrattori come i monumenti e i centri termali».
Un valore che non si esaurisce all’interno dei parchi, ma coinvolge una filiera industriale che comprende progettazione, ingegneria, tecnologia, manifattura e servizi. Zamperla ne rappresenta uno degli esempi più significativi. Fondata nel 1966, l’azienda vicentina conta oggi circa 450 collaboratori nel mondo, di cui 300 in Italia, produce oltre 100 attrazioni ogni anno e ha superato le 7.000 installazioni a livello internazionale.
Nel 2025 Zamperla ha collaborato con 1.242 fornitori, generando 67 milioni di euro di acquisti. L’85% di questa cifra è stato destinato a imprese italiane. Considerando personale, materiali, servizi e attività collegate, l’indotto generato sul territorio viene stimato in circa 100 milioni di euro.
«Non si può più descrivere il settore limitandosi al calcolo di ingressi e fatturato della biglietteria», sottolinea Pareschi. «Il comparto si sta indirizzando verso un modello più evoluto, in cui la crescita si misura nella capacità di migliorare il valore dell’esperienza offerta al visitatore. L’ospite desidera essere coinvolto, sorprendersi, trovare ambientazioni immersive, qualità nell’accoglienza e nella ristorazione, servizi efficienti, tecnologia e una crescente attenzione alla sostenibilità».
E in questo scenario, aggiunge, l’Italia ha un vantaggio competitivo importante: «Siamo in Italia: la creatività certo non manca per rispondere a queste aspettative, se non superarle!».
Secondo il presidente di AssoParchi, però, il settore potrebbe crescere ulteriormente con un maggiore sostegno istituzionale. «Si potrebbe fare di più, se anche le imprese italiane potessero contare sul supporto che altri Paesi rivolgono al settore, ben consapevoli del ritorno dei loro investimenti. La Francia, ad esempio, pur disponendo già di una straordinaria capacità attrattiva, considera l’industria dei parchi una componente strategica per completare e diversificare l’offerta».
Da qui anche l’attesa per il nuovo percorso di AssoParchi all’interno di Federturismo: «Ci aspettiamo che, con l’entrata di AssoParchi in Federturismo, si possa presto lavorare a progetti ambiziosi anche in Italia, a cominciare dalla necessità di sviluppare una rete più capillare di parchi sul territorio nazionale».
Tra le questioni ancora aperte c’è anche quella della distribuzione digitale dei biglietti. In Italia, ai parchi divertimento vengono infatti applicate le norme nate per contrastare il bagarinaggio nello spettacolo dal vivo. Una situazione che, secondo il settore, limita la possibilità di distribuire i biglietti attraverso le grandi piattaforme internazionali, utilizzate da milioni di consumatori e tour operator e sempre più spesso indicate anche dagli assistenti basati sull’intelligenza artificiale. Rispetto ai competitor stranieri, questo comporta la rinuncia a uno dei principali canali strategici per intercettare la domanda internazionale.
Resta infine il tema del riconoscimento istituzionale del settore. «L’Italia possiede una filiera del divertimento con competenze riconosciute in tutto il mondo, ma paradossalmente i parchi continuano a essere poco visibili nelle statistiche e nelle politiche pubbliche», osserva Maurizio Crisanti, direttore di AssoParchi-Federturismo.
«Il comparto non dispone ancora di una propria identità nella contabilità turistica nazionale. Eppure, genera occupazione e rappresenta per migliaia di giovani anche un primo accesso strutturato al mercato del lavoro. Serve un approccio più organico: per questo proponiamo un tavolo permanente sull’industria del divertimento che coinvolga i Ministeri della Cultura, del Turismo e delle Imprese».
