È giunto al termine LIFE CLAW, il progetto dedicato alla conservazione del gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes) e al contrasto del declino della specie nell’Appennino nordoccidentale, tra Emilia-Romagna, Liguria e Toscana.
Con le ultime azioni di ripopolamento, effettuate il 21 settembre a Corniglio, il 22 a Monchio delle Corti, il 23 a Frignoli e il 28 a Fontanigorda, sono stati introdotti nei 13 siti individuati come strategici circa 10.500 giovani gamberi, riprodotti in ambiente controllato. Nei primi quattro cicli di riproduzione erano già stati rilasciati 7.565 giovani individui.
I monitoraggi notturni effettuati dopo i rilasci e le analisi attraverso eDNA hanno confermato l’acclimatazione dei gamberi e la loro presenza negli anni successivi alle reintroduzioni. Nel 2025, inoltre, in un sito dell’Appennino parmense è stata documentata la nascita in natura della prima nuova generazione di gamberi provenienti da individui reintrodotti.
Durato sette anni e realizzato con il coinvolgimento di dieci partner, il progetto ha adottato un approccio integrato alla conservazione, combinando la tutela degli habitat, il contrasto alle specie invasive, il rafforzamento delle popolazioni autoctone e il coinvolgimento di istituzioni, ricercatori e cittadini.
Tra i risultati raggiunti c’è la realizzazione o l’adeguamento di quattro strutture per l’allevamento ex situ, a Corniglio e Monchio delle Corti nel Parmense, Fontanigorda nel Genovese e Frignoli nel territorio di Massa-Carrara. Le strutture sono dotate di vasche esterne con sistemi anti-predazione e sono state utilizzate per la riproduzione dei gamberi destinati alla reintroduzione e al ripristino delle popolazioni autoctone.
Il progetto ha inoltre sviluppato un’importante attività di ricerca scientifica. I ricercatori hanno analizzato campioni provenienti da 103 popolazioni attraverso tecniche di sequenziamento avanzate, tra cui GBS e DNA mitocondriale, evidenziando una marcata differenziazione geografica e genetica tra le popolazioni di A. pallipes in Liguria, A. fulcisianus fulcisianus in Emilia e A. fulcisianus meridionalis in Friuli-Venezia Giulia.
Sono stati inoltre monitorati 271 corsi d’acqua principali, ai quali si aggiungono 80 corsi esterni alla Rete Natura 2000. Le indagini hanno permesso di individuare 67 popolazioni di gamberi autoctoni e 47 popolazioni di specie aliene.
Particolare attenzione è stata dedicata al contrasto alla diffusione dei gamberi alloctoni invasivi. Nel territorio monitorato sono presenti tre specie di origine nordamericana: il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il gambero della California (Pacifastacus leniusculus) e il gambero americano (Faxonius limosus). La loro presenza rappresenta una minaccia per il gambero autoctono, sia per la competizione per habitat e risorse, sia perché possono essere vettori della peste del gambero.
Prima delle operazioni di ripopolamento sono stati individuati i corsi d’acqua più idonei alla sopravvivenza della specie autoctona. Il progetto ha inoltre promosso il superamento del rilascio continuo di salmonidi, che può alterare l’equilibrio degli ecosistemi acquatici. Sono stati realizzati anche interventi di ripristino ambientale per ricreare la continuità ecologica, aumentare la disponibilità di rifugi e contrastare il degrado e la frammentazione degli alvei.
Per il ripopolamento dei corsi d’acqua idonei è stato sviluppato un programma integrato di allevamento conservativo ex situ e successivo rilascio in natura. I riproduttori prelevati dall’ambiente naturale sono stati sottoposti a controlli veterinari continui, garantendo un esito negativo alla peste del gambero per il 100% degli individui nati nelle strutture.
La conservazione della specie ha richiesto anche il coinvolgimento delle comunità locali e del mondo scientifico. LIFE CLAW ha collaborato con enti parco, comunità montane, riserve MAB UNESCO e associazioni di pesca sportiva. Queste ultime hanno partecipato alle attività di eradicazione del gambero rosso della Louisiana e al diradamento dei salmonidi, con l’obiettivo di ridurre la pressione dei predatori nei siti interessati dai rilasci.
Un ruolo centrale è stato affidato anche alla comunicazione e alla sensibilizzazione. L’obiettivo era aumentare la conoscenza del gambero di fiume autoctono e dell’importanza della sua conservazione, scoraggiando al tempo stesso l’introduzione di specie alloctone invasive.
Tra le iniziative realizzate ci sono l’allestimento di una vasca espositiva all’Acquario di Genova, gli eventi organizzati sul territorio, comprese le edizioni annuali della “Notte del Gambero”, e le attività rivolte alle scuole attraverso kit didattici, giochi educativi, interventi in classe e laboratori. A queste si sono aggiunti gli articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali e la partecipazione dei ricercatori a convegni e congressi. Nel complesso, le attività di comunicazione hanno permesso di raggiungere quasi 26 milioni di persone.
Il progetto ha inoltre prodotto un Patto per la Conservazione del Gambero di Fiume, documento di governance che comprende un’Agenda Locale e le mappe dei bacini idrici prioritari. Il patto è stato promosso presso le istituzioni locali con l’obiettivo di arrivare alla firma formale e alla creazione di presidi permanenti di monitoraggio nelle province di Parma e Reggio Emilia e in Liguria.
LIFE CLAW ha infine sviluppato una rete di scambio di conoscenze e buone pratiche con oltre otto progetti LIFE e After-LIFE, tra cui NatConnect2030 e LIFE IMAGINE, oltre a iniziative europee e nazionali come Horizon GuardIAS e il progetto COGA. La collaborazione ha coinvolto numerosi gruppi di ricerca italiani ed europei e ha riguardato il monitoraggio del gambero di fiume, le tecniche di allevamento, il controllo delle specie aliene e la diagnosi di patogeni come A. astaci.
Il progetto LIFE CLAW (LIFE18 NAT/IT/000806) ha riunito dieci partner: il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, coordinatore del progetto, l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale, il Parco Naturale Regionale dell’Antola, il Consorzio di Bonifica di Piacenza, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Università degli Studi di Pavia, Acquario di Genova-Costa Edutainment, il Comune di Fontanigorda e l’Unione di Comuni Montana della Lunigiana.
