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A Milano un nuovo centro di ricerca sul Parkinson: inaugurato il Clinical Research Center presso l’ASST Pini-CTO

Inaugurato a Milano il nuovo centro di ricerca dedicato alla Malattia di Parkinson, frutto della collaborazione tra ASST Gaetano Pini-CTO e Fondazione Pezzoli.

La città di Milano diventa sede di un importante progresso nella lotta contro il Parkinson con l’inaugurazione del Clinical Research Center presso l’ASST Gaetano Pini-CTO. Situato al CTO di via Bignami, il nuovo centro è dedicato allo studio e alla cura della Malattia di Parkinson ed è stato creato grazie alla collaborazione tra l’ASST Gaetano Pini-CTO e la Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni terapeutiche all’avanguardia e offrire trattamenti personalizzati ai pazienti.

Il centro nasce come punto di riferimento nazionale per lo studio e il trattamento della patologia, con tecnologie avanzate e ambulatori specialistici che mirano a una gestione a 360° del paziente. All’evento inaugurale hanno partecipato importanti personalità, tra cui il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha sottolineato l’importanza del progetto per il sistema sanitario lombardo.

Una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato

La creazione del Clinical Research Center è il risultato di una sinergia tra settore pubblico e privato, un modello che, secondo Fontana, si conferma vincente. «La Fondazione ha finanziato l’acquisto di dispositivi di ricerca d’avanguardia, grazie ai quali è possibile seguire pazienti complessi provenienti da tutta Italia. Questo centro testimonia come la Lombardia sappia puntare su percorsi clinici personalizzati e su tecnologie d’avanguardia per rispondere alle esigenze di cura», ha dichiarato Fontana.

Con una banca dati di oltre 40.000 pazienti, il centro di ricerca milanese punta ad affrontare sia le necessità cliniche che le sfide future legate alla prevenzione delle malattie neurodegenerative, considerando anche l’impatto economico che tali patologie hanno sul sistema sanitario regionale.

Tecnologie avanzate per la medicina di precisione

L’acquisto delle attrezzature di alta tecnologia presenti nel centro è stato possibile grazie alla Fondazione Pezzoli, che supporta la ricerca sul Parkinson fin dal 1993. Tra i dispositivi in dotazione figurano sensori indossabili per il monitoraggio a domicilio, strumenti per l’analisi cinematica del cammino e apparecchi per lo studio della disautonomia.

Questi strumenti consentono ai medici di raccogliere dati preziosi per la personalizzazione delle cure, un aspetto che il professor Gianni Pezzoli, presidente della Fondazione, ha ritenuto essenziale. «Il nostro obiettivo è garantire il miglior percorso terapeutico per ogni paziente, consentendo una presa in carico che tenga conto delle specifiche esigenze della persona», ha affermato Pezzoli.

La visione del professor Ioannis Ugo Isaias: innovazione e prevenzione

A coordinare le attività del centro è il professor Ioannis Ugo Isaias, direttore del Centro Parkinson e Parkinsonismi, che ha spiegato come il nuovo polo di ricerca rappresenti un’opportunità per comprendere meglio la malattia e sviluppare approcci di medicina di precisione. «Grazie alle nostre tecnologie, potremo migliorare la comprensione dei meccanismi eziopatologici della malattia, offrendo ai pazienti trattamenti sempre più mirati», ha commentato Isaias.

Il professor Isaias ha inoltre evidenziato l’importanza della ricerca per identificare i fattori di rischio della malattia e delle sue complicanze, un passo fondamentale per la prevenzione. Questo approccio consente di strutturare un sistema di monitoraggio digitale che integra tutte le fasi della malattia, migliorando il controllo clinico e l’efficacia dei trattamenti.

Una malattia complessa con impatti sulla qualità della vita

La Malattia di Parkinson è una condizione neurodegenerativa multisistemica caratterizzata da sintomi sia motori che non motori, come rallentamento, rigidità, tremori, e altri disturbi cognitivi e neuropsichiatrici. Tali sintomi influiscono in modo significativo sulla qualità di vita dei pazienti, rendendo essenziale una presa in carico globale.

Negli ultimi decenni, la prevalenza della malattia è aumentata del 155% e, in considerazione dell’invecchiamento della popolazione, si prevede che questa tendenza continui a crescere. La presenza del nuovo centro di ricerca milanese rappresenta quindi una risposta strategica a un problema di salute pubblica sempre più urgente.

Un percorso innovativo per la qualità della vita dei pazienti

L’ASST Gaetano Pini-CTO, con il suo approccio centrato sulla persona, intende offrire percorsi terapeutici sempre più personalizzati. L’obiettivo finale del Clinical Research Center è sviluppare trattamenti che non solo migliorino i sintomi dei pazienti, ma che contribuiscano anche a rallentare la progressione della malattia. Il centro è, inoltre, uno spazio aperto a future collaborazioni con enti di ricerca e industrie per ampliare le opzioni terapeutiche disponibili.

Come spiegato dalla Direttrice Generale Paola Lattuada, il centro rappresenta un ulteriore tassello nell’offerta sanitaria della Lombardia, arricchendo il presidio Pini-CTO e posizionandosi come un riferimento non solo per il territorio regionale, ma anche a livello nazionale.

«Grazie a questo nuovo centro, saremo in grado di offrire cure innovative e di alta qualità ai pazienti affetti da Parkinson, contribuendo a una migliore qualità di vita per loro e le loro famiglie», ha affermato la dottoressa Lattuada.

La sfida del Parkinson: un impegno concreto per il futuro

Con la creazione di questo centro di ricerca, Milano e la Regione Lombardia si pongono all’avanguardia nella lotta contro il Parkinson, dimostrando come una collaborazione efficace tra pubblico e privato possa portare a importanti progressi nella cura delle malattie neurodegenerative. L’impegno della Fondazione Pezzoli e della ASST Gaetano Pini-CTO sottolinea l’importanza di rispondere alla crescente necessità di cure specializzate, assicurando una sanità moderna e all’altezza delle sfide future.

Inaugurato il Care Obesity Centre presso il Centro Medico Visconti di Modrone a Milano

Il Centro Medico Visconti di Modrone di Milano ha annunciato l’apertura del Care Obesity Centre, una nuova struttura dedicata alla diagnosi e al trattamento dell’obesità, una delle malattie croniche a più rapida crescita a livello globale. Questo centro, diretto dalla Dottoressa Laura Molteni, esperta in endocrinologia e trattamento dell’obesità, si pone l’obiettivo di offrire ai pazienti un percorso terapeutico multidisciplinare per affrontare questa complessa condizione.

L’obesità: una sfida globale

L’obesità rappresenta una problematica che va ben oltre l’estetica: è un fattore di rischio per molte patologie croniche, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. Secondo la Dottoressa Molteni, l’approccio al trattamento dell’obesità deve essere personalizzato e multidisciplinare: «L’obesità non si risolve solo con dieta ed esercizio fisico. Fattori genetici, ambientali e ormonali giocano un ruolo cruciale nella sua gestione.»

Innovazioni nella cura: GLP-1 receptor agonist e dual agonisti GIP-GLP1

La grande novità terapeutica è rappresentata dall’introduzione dei nuovi farmaci GLP-1 receptor agonist, come il Semaglutide e il Tirzepatide, che hanno rivoluzionato il trattamento dell’obesità. Questi farmaci agiscono sul controllo dell’appetito e sui meccanismi fisiopatologici dell’obesità, portando a una perdita di peso significativa. «Il Semaglutide ha dimostrato di ridurre il peso corporeo medio del 15% nei pazienti, mentre il Tirzepatide ha raggiunto una riduzione media del 26%», afferma la dottoressa Molteni. Oltre alla perdita di peso, questi farmaci offrono miglioramenti nei livelli di glicemia, colesterolo, e pressione arteriosa, contribuendo così alla prevenzione di complicazioni cardiovascolari.

Un percorso di cura completo e personalizzato

Il Care Obesity Centre del Centro Medico Visconti di Modrone offre ai pazienti un percorso integrato che include trattamenti farmacologici, supporto nutrizionale, assistenza psicologica, e, quando necessario, anche interventi di chirurgia bariatrica. Questa struttura si distingue per un approccio mirato a migliorare non solo il peso corporeo dei pazienti, ma anche la loro salute generale. «L’obesità è una malattia cronica, non una scelta. È essenziale che i pazienti si sentano supportati lungo tutto il percorso terapeutico», conclude la Dottoressa Molteni.

La missione di Lifenet Healthcare

Il nuovo Care Obesity Centre fa parte del network di Lifenet Healthcare, un gruppo attivo nel settore sanitario, che gestisce ospedali, cliniche specialistiche e centri diagnostici in Italia. Lifenet Healthcare continua ad investire in tecnologie avanzate e nell’innovazione terapeutica, offrendo soluzioni all’avanguardia per il trattamento di diverse patologie. Per maggiori informazioni sul centro e le novità terapeutiche, visita il sito di Lifenet Healthcare.

Tumore del seno: un nuovo approccio combinato per una prevenzione più efficace

Lo studio TOLERANT, finanziato dal PNRR, esplora l’effetto preventivo dell’abbinamento di farmaci, dieta e attività fisica contro il tumore al seno.

L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) è il coordinatore del progetto TOLERANT, uno degli studi più innovativi nel campo della prevenzione del tumore al seno. Il progetto, finanziato dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), punta a sperimentare per la prima volta l’efficacia dell’abbinamento di farmaci, dieta e attività fisica nel ridurre il rischio di tumore al seno, il tumore femminile più diffuso in Italia, che colpisce una donna su otto.

Tamoxifen e cambiamenti nello stile di vita: la chiave della prevenzione

Lo studio TOLERANT, il cui nome è l’acronimo di Low dose TamOxifen and Lifestyle changes for bReast cANcer prevenTion, mira a valutare l’efficacia preventiva del Tamoxifen a basse dosi, abbinato a modifiche dello stile di vita, su donne con un rischio elevato di sviluppare il tumore al seno. Il Tamoxifen è un farmaco ampiamente studiato e utilizzato nella prevenzione di questo tipo di tumore, ma l’innovazione del progetto risiede nella combinazione con strategie legate a restrizione calorica e attività fisica.

Il dottor Bernardo Bonanni, Direttore della Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica dell’IEO e Principal Investigator dello studio, ha spiegato: «Il Tamoxifen, anche a basse dosi, ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di tumore al seno. Questo farmaco influisce positivamente su alcuni biomarcatori di rischio, come l’SHBG, una proteina che lega gli ormoni sessuali e riduce il rischio di sviluppare il tumore».

Un approccio combinato per una maggiore efficacia

Il progetto TOLERANT si differenzia perché non si limita all’utilizzo del farmaco. Oltre al Tamoxifen a basse dosi (5 mg al giorno), lo studio si concentra sulla riduzione del peso corporeo attraverso la dieta e sull’incremento dell’attività fisica, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle partecipanti e potenziare gli effetti preventivi. «L’aumento di peso in età adulta è un fattore di rischio noto per il tumore al seno, e la combinazione di farmaci, alimentazione controllata e attività fisica può rappresentare una svolta nella prevenzione» ha continuato Bonanni.

I centri coinvolti e la multidisciplinarietà del progetto

Lo studio, coordinato dall’IEO, coinvolge altri tre importanti centri oncologici italiani: l’Ospedale Galliera di Genova, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e l’Istituto Nazionale Tumori G. Pascale di Napoli. Ogni centro offre un contributo fondamentale grazie alla partecipazione di specialisti in oncologia, genetica e nutrizione, rendendo TOLERANT un progetto fortemente multidisciplinare.

Il dottor Andrea De Censi di Genova, la dottoressa Stefania Zovato di Padova e la dottoressa Matilde Pensabene di Napoli collaborano insieme al team dell’IEO per offrire alle partecipanti il miglior supporto clinico e scientifico.

Chi può partecipare allo studio?

Lo studio TOLERANT è rivolto a donne di età compresa tra i 18 e i 70 anni con un elevato rischio di sviluppare il tumore al seno. Tra queste, donne sane portatrici di mutazioni genetiche predisponenti (ad esempio nei geni BRCA), donne con una familiarità per tumore al seno che indica un rischio a 10 anni superiore al 5%, e donne che hanno ricevuto una diagnosi di neoplasia in situ negli ultimi tre anni.

Le partecipanti saranno divise casualmente in quattro gruppi (bracci), ciascuno con un diverso approccio preventivo:

  1. Tamoxifen a basse dosi (10 mg a giorni alterni);
  2. Tamoxifen e restrizione calorica intermittente (dieta 2 giorni su 7);
  3. Solo attività fisica, monitorata tramite contapassi;
  4. Attività fisica e dieta combinati.

Alla fine dei sei mesi, verranno valutati diversi parametri, come i livelli di SHBG e altri marcatori di rischio, nonché gli effetti sul microbioma intestinale.

Un futuro più sicuro per le donne

«Con TOLERANT miriamo a identificare nuove strategie per la prevenzione del tumore al seno, che potrebbero avere un impatto significativo sulla salute delle donne ad alto rischio» ha concluso Bonanni. Lo studio rappresenta un passo avanti verso una prevenzione più personalizzata, che tenga conto delle singole caratteristiche biologiche e degli stili di vita.

Nuovo studio clinico in oncologia: il ruolo di Synchro Levels nella nutrizione dei pazienti

Un nuovo studio promosso dall’associazione AMOlaVita OdV coinvolge cinque ospedali lombardi per testare l’efficacia di Synchro Levels, un integratore naturale volto a migliorare lo stato nutrizionale e la qualità della vita dei pazienti oncologici.

Un approccio innovativo alla nutrizione oncologica

La lotta contro il cancro richiede non solo trattamenti chemioterapici efficaci, ma anche un’attenzione particolare al benessere generale del paziente. Per questo motivo, AMOlaVita OdV, un’associazione oncologica milanese, ha lanciato un nuovo studio clinico in collaborazione con cinque ospedali della Lombardia. L’obiettivo? Testare l’efficacia dell’integratore naturale Synchro Levels nel miglioramento dello stato nutrizionale e della qualità della vita dei pazienti oncologici affetti da carcinoma pancreatico metastatico.

«È ormai noto quanto una nutrizione adeguata possa influire non solo sulla qualità della vita, ma anche sulla sopravvivenza dei malati oncologici» spiega il Dr. Mauro Moroni, Direttore dell’Oncologia dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e vicepresidente di AMOlaVita OdV.

Lo studio: partecipazione e metodologia

Il trial clinico, che coinvolgerà 51 pazienti sottoposti a trattamento chemioterapico, sarà condotto secondo rigorosi criteri di buona pratica clinica e supervisionato da una CRO. Di questi, 34 pazienti verranno trattati con Synchro Levels, mentre gli altri 17 riceveranno un placebo. Lo studio seguirà un metodo a doppio cieco, in cui né i pazienti né i medici sapranno quale trattamento ciascun paziente sta ricevendo. «In questo modo – precisa Moroni – evitiamo qualsiasi possibile bias che possa alterare i risultati.»

Il focus dello studio è analizzare come Synchro Levels possa influenzare positivamente non solo la nutrizione dei pazienti, ma anche il loro performance status, misurato secondo protocolli standard europei. «Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici, riducendo la tossicità delle terapie e favorendo un miglioramento delle condizioni generali.»

Cos’è Synchro Levels?

Synchro Levels è un integratore naturale sviluppato da Aurora Biosearch, azienda italiana specializzata nella ricerca e sviluppo di soluzioni innovative per la cura delle malattie complesse. Composto da una combinazione di peptidi di pesce, retinolo, vitamine e minerali come calcio e magnesio, Synchro Levels ha già dimostrato di avere un effetto positivo nel miglioramento dello stato nutrizionale di pazienti oncologici, come evidenziato da precedenti studi pubblicati su riviste scientifiche di rilievo, tra cui Cancers.

«Il ruolo di Synchro Levels è stato riconosciuto per la sua capacità di sostenere il metabolismo dei pazienti oncologici, riducendo sintomi come affaticamento e inappetenza» spiega Aurora Biosearch. «Siamo entusiasti di poter continuare a verificare i benefici del nostro prodotto attraverso questo nuovo trial clinico.»

Collaborazione tra ospedali e istituti di ricerca

Lo studio, approvato dal comitato etico Lombardia 1, coinvolge alcuni dei più importanti ospedali lombardi, tra cui:

  • ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, diretto dal Dr. Mauro Moroni
  • IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, diretto dal Prof. Paolo Pedrazzoli
  • Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, diretto dal Prof. Diego Cortinovis
  • ASST Ovest Milanese di Legnano, diretto dal Dr. Andrea Luciani

L’importanza di un approccio multidisciplinare alla cura dei pazienti oncologici è sottolineata dalla stretta collaborazione tra medici, ricercatori e infermieri, tutti impegnati a fornire non solo trattamenti efficaci, ma anche un adeguato supporto nutrizionale e psicologico.

Nutrizione e qualità della vita: una sinergia fondamentale

Secondo gli esperti coinvolti nello studio, garantire una nutrizione adeguata ai pazienti oncologici può incidere in modo significativo sulla loro capacità di affrontare le terapie. La chemioterapia, infatti, può indurre una serie di effetti collaterali, tra cui inappetenza, dimagrimento e affaticamento, che peggiorano il quadro clinico generale dei pazienti. Il peggioramento dello stato nutrizionale può sfociare in condizioni più gravi, come la cachessia neoplastica, una sindrome metabolica complessa caratterizzata da perdita di peso e di massa muscolare.

Synchro Levels, grazie alla sua formula a base di ingredienti naturali, mira a contrastare questi effetti collaterali e a fornire al paziente l’energia necessaria per affrontare al meglio le cure.

Possibili effetti epigenetici: una nuova frontiera?

Oltre al miglioramento dello stato nutrizionale, i ricercatori ipotizzano che Synchro Levels possa avere anche effetti positivi sui processi epigenetici che regolano la crescita cellulare. In particolare, i peptidi di pesce contenuti nel prodotto potrebbero interferire con la proliferazione delle cellule tumorali, rallentandone il ciclo vitale.

«Lo studio valuterà se esista una correlazione tra l’assunzione di Synchro Levels e una maggiore efficacia dei trattamenti oncologici standard» continua Moroni. «Tuttavia, per confermare questa ipotesi, saranno necessari ulteriori studi su un campione più ampio di pazienti.»

I risultati attesi: un passo avanti nella cura oncologica

I risultati dello studio clinico saranno misurati secondo criteri internazionali, con particolare attenzione alla risposta al trattamento, alla durata della sopravvivenza e alla qualità della vita dei pazienti. «Siamo fiduciosi che questo studio possa fornire nuove indicazioni su come migliorare l’approccio nutrizionale nei pazienti oncologici» conclude Moroni. «Non si tratta solo di combattere il tumore, ma anche di garantire ai pazienti una vita dignitosa e di qualità durante il trattamento.»

Al via la nuova proposta didattica di Gruppo CAP per le scuole

Open Day e laboratori per promuovere la sostenibilità e l’educazione ambientale tra gli studenti della Città metropolitana di Milano.

Gruppo CAP, la green utility della Città metropolitana di Milano, ha lanciato una nuova proposta didattica per l’anno scolastico 2024-2025, destinata agli studenti delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie. L’obiettivo? Promuovere la sostenibilità e stimolare comportamenti virtuosi nell’uso delle risorse idriche, coinvolgendo le nuove generazioni attraverso attività innovative e interattive.

Questa iniziativa rappresenta una continuità nell’impegno di Gruppo CAP nel settore dell’educazione ambientale, grazie alla collaborazione con la Cooperativa La Lumaca, da oltre 40 anni punto di riferimento nell’educazione ambientale in Italia. Il progetto include visite guidate agli impianti, laboratori interattivi e eventi, tutti pensati per incoraggiare comportamenti responsabili verso l’ambiente e sviluppare le competenze necessarie per affrontare le sfide future legate alla sostenibilità.

Open Day: un’esperienza educativa unica

Il programma si apre con due Open Day rivolti alle scuole e ai cittadini della Città metropolitana di Milano. Gli eventi si terranno il 22 e il 23 ottobre 2024, offrendo la possibilità di visitare alcuni degli impianti più innovativi gestiti da Gruppo CAP. L’obiettivo è quello di far conoscere da vicino il ciclo dell’acqua e le tecnologie di gestione delle risorse idriche, attraverso percorsi guidati e attività pratiche pensate per stimolare la curiosità e la consapevolezza ambientale.

«Il nostro impegno è quello di trasmettere alle nuove generazioni i valori della sostenibilità e dell’uso consapevole delle risorse naturali. Gli Open Day sono solo l’inizio di un percorso educativo che durerà tutto l’anno scolastico», ha dichiarato il Presidente di Gruppo CAP, Alessandro Russo.

Primo Open Day: Centro Ricerche Salazzurra

Il primo appuntamento si svolgerà il 22 ottobre presso il Centro Ricerche Salazzurra, situato all’Idroscalo di Milano. Questo polo scientifico è un esempio di eccellenza nel campo della ricerca idrica e delle tecnologie innovative per la gestione delle risorse ambientali. Ogni anno, nei suoi laboratori vengono analizzati migliaia di campioni d’acqua per garantire la qualità e la sicurezza dell’acqua potabile.

L’evento offrirà ai partecipanti la possibilità di scoprire il funzionamento di queste strutture e di esplorare le ricerche in corso sul trattamento delle acque e l’economia circolare.

Secondo Open Day: impianto di Bresso-Niguarda

Il secondo Open Day, previsto per il 23 ottobre, si terrà presso l’impianto di Bresso-Niguarda, uno dei depuratori più importanti della regione. Con i suoi oltre 142.000 mq, l’impianto rappresenta un esempio di innovazione tecnologica applicata al trattamento delle acque reflue e alla produzione di biometano dai fanghi di depurazione. Durante la visita, studenti e cittadini potranno comprendere il complesso processo di depurazione e la sua importanza per la salvaguardia dell’ambiente.

Un progetto didattico innovativo e inclusivo

L’offerta formativa di Gruppo CAP non si limita agli Open Day. Il progetto educativo prevede una vasta gamma di attività, pensate per rispondere alle diverse esigenze degli studenti di ogni ordine e grado. Tra queste, spiccano il World Café, un laboratorio circolare in cui gli studenti possono confrontarsi sui temi della sostenibilità attraverso il dialogo, e Il Mondo di Domani, un laboratorio teatrale interdisciplinare che affronta tematiche legate all’ambiente, alla filosofia e alla scienza.

Questa proposta educativa mira a fornire agli studenti le competenze necessarie per comprendere e affrontare le sfide della sostenibilità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. La piattaforma multimediale e-CAP, inoltre, permette di integrare le lezioni in presenza con approfondimenti digitali, favorendo un’esperienza di apprendimento completa e coinvolgente.

L’importanza dell’educazione ambientale nelle scuole

L’educazione ambientale è oggi più che mai un tema centrale nel dibattito pubblico. Le giovani generazioni sono chiamate a essere protagoniste di un cambiamento necessario per preservare le risorse del pianeta. Attraverso progetti come quello promosso da Gruppo CAP, è possibile avvicinare gli studenti a queste tematiche in modo interattivo e coinvolgente, sensibilizzandoli sull’importanza di adottare comportamenti sostenibili.

«Vogliamo che i giovani siano cittadini consapevoli, capaci di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Le nostre attività didattiche sono progettate per stimolare il loro interesse verso l’ambiente e fornire strumenti concreti per un futuro più sostenibile», ha aggiunto Russo.

Eventi e laboratori: il calendario delle attività

Oltre agli Open Day, il programma di Gruppo CAP prevede una serie di eventi e laboratori che si svolgeranno durante tutto l’anno scolastico. Tra questi, spiccano i TED Talk online con esperti del settore ambientale, gli Eventi Blu con performance dal vivo di testimonial creativi e artisti di fama nazionale, e lo Swap Party, un’iniziativa per promuovere la riduzione del consumo di moda fast fashion attraverso lo scambio di abiti e accessori.

Ogni evento e laboratorio è pensato per offrire un’esperienza educativa diversificata e inclusiva, capace di stimolare la riflessione sui temi dell’ambiente, dell’economia circolare e della sostenibilità.

Conclusione

Gruppo CAP, con il suo nuovo programma educativo, dimostra ancora una volta il suo impegno verso l’educazione ambientale e la promozione della sostenibilità. Attraverso attività interattive, visite guidate e laboratori innovativi, studenti e cittadini avranno l’opportunità di approfondire le tematiche legate all’uso consapevole delle risorse idriche e di contribuire attivamente alla salvaguardia del nostro pianeta.

Per partecipare agli Open Day e alle altre attività proposte, è possibile consultare il sito di Gruppo CAP e prenotarsi direttamente online. Non perdere l’occasione di scoprire i segreti dell’acqua e diventare un cittadino responsabile!

Suggerimento link esterno:
Scopri di più sulle attività di Gruppo CAP

L’importanza della sicurezza e igiene nei cantieri: sfide e soluzioni moderne

Garantire la sicurezza e l’igiene nei cantieri è un aspetto fondamentale per il buon andamento dei lavori e per la protezione dei lavoratori. Con l’aumento della complessità dei progetti di costruzione e le crescenti normative in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i cantieri di oggi richiedono misure all’avanguardia per prevenire incidenti e garantire un ambiente di lavoro salubre. In questo contesto, la scelta delle soluzioni giuste può fare la differenza.

La sicurezza nei cantieri: prevenzione degli incidenti

L’industria delle costruzioni è notoriamente una delle più pericolose, con un alto tasso di incidenti legati al lavoro. Le cause più comuni includono cadute, infortuni legati all’uso di macchinari pesanti e condizioni ambientali avverse. Per minimizzare i rischi, è cruciale adottare pratiche di sicurezza ben strutturate e utilizzare attrezzature adeguate. Il noleggio gruppo elettrogeno rappresenta una delle soluzioni per garantire la continuità dell’energia elettrica in sicurezza, soprattutto in condizioni difficili o in zone isolate.

L’energia continua e affidabile è essenziale non solo per l’illuminazione, ma anche per il funzionamento di attrezzature di monitoraggio e segnalazione, fondamentali per la sicurezza del personale. L’installazione di barriere di sicurezza, segnaletica adeguata e la disponibilità di attrezzature efficienti sono altri elementi indispensabili per garantire la protezione dei lavoratori.

L’igiene nei cantieri: una priorità per la salute dei lavoratori

Oltre alla sicurezza, l’igiene sul luogo di lavoro è un tema che ha acquisito sempre maggiore rilevanza, soprattutto in tempi recenti. I lavoratori trascorrono lunghe ore nei cantieri, spesso in condizioni meteorologiche difficili e in spazi limitati. L’assenza di servizi igienici adeguati può avere ripercussioni sulla salute, oltre a compromettere il benessere complessivo del team.

Il bagni chimici noleggio è una soluzione pratica e conveniente per garantire che i lavoratori dispongano di strutture sanitarie igieniche, riducendo al minimo il rischio di contaminazioni o infezioni. Questi servizi mobili, facilmente trasportabili e installabili, permettono di mantenere elevati standard di pulizia e rispettare le normative vigenti in materia di igiene sul lavoro.

Le sfide moderne nei cantieri: innovazione e sostenibilità

Oltre alle tradizionali preoccupazioni legate alla sicurezza e all’igiene, i cantieri moderni si trovano ad affrontare nuove sfide legate alla sostenibilità ambientale. L’industria delle costruzioni è una delle principali responsabili delle emissioni di CO2, per questo motivo le aziende sono sempre più orientate verso l’adozione di soluzioni ecologiche.

L’utilizzo di tecnologie e attrezzature efficienti dal punto di vista energetico, come gruppi elettrogeni a basso consumo, e l’impiego di materiali riciclati stanno diventando la norma nei progetti più avanzati. Anche la gestione dei rifiuti e la riduzione dell’impatto ambientale dei cantieri sono aspetti cruciali per garantire un futuro più sostenibile.

L’importanza della formazione e della supervisione

Un aspetto spesso sottovalutato ma essenziale per migliorare la sicurezza nei cantieri è la formazione continua dei lavoratori. Garantire che tutto il personale sia costantemente aggiornato sulle normative vigenti e sull’uso corretto delle attrezzature può ridurre notevolmente il rischio di incidenti.

Inoltre, una supervisione adeguata, con figure preposte alla gestione della sicurezza, è fondamentale per mantenere il controllo delle operazioni e assicurarsi che tutte le misure di protezione siano rispettate. Un esempio significativo è rappresentato dall’obbligo di registrare tutti gli incidenti e i “quasi incidenti” per comprendere le aree di miglioramento e prevenire futuri eventi.

In sintesi, la sicurezza e l’igiene nei cantieri non possono essere lasciate al caso. L’adozione di soluzioni moderne e l’implementazione di pratiche corrette garantiscono non solo la protezione dei lavoratori, ma anche il successo complessivo dei progetti. Dalla scelta delle attrezzature giuste, come il noleggio di gruppi elettrogeni, all’implementazione di soluzioni per l’igiene come i bagni chimici, ogni dettaglio conta per assicurare un ambiente di lavoro sicuro e sano. Solo attraverso un approccio integrato e sostenibile sarà possibile affrontare le sfide moderne del settore delle costruzioni.

Competenze di ingegneria per il sociale: innovazione per il benessere di anziani e giovani con disabilità

Il Politecnico di Milano, in collaborazione con la Fondazione Triulza, ha lanciato una nuova iniziativa di trasferimento tecnologico chiamata “Capstone per il Sociale”. Questo progetto coinvolge studenti di ingegneria gestionale e biomedica in collaborazione con realtà del Terzo Settore, al fine di sviluppare soluzioni innovative che possano migliorare la qualità della vita di giovani con disabilità cognitive e anziani affetti da demenza.

Nell’ambito di questo programma, sono stati presentati due prototipi tecnologici: “La casa di Roby” e “Invenzio”, che hanno l’obiettivo di offrire strumenti tecnologici innovativi per promuovere l’autonomia abitativa e il benessere degli anziani.

La casa di Roby: un’applicazione per l’autonomia abitativa

Il primo progetto, “La casa di Roby”, è un’applicazione sviluppata in collaborazione con la Cooperativa Sociale Eureka. L’obiettivo principale è promuovere l’autonomia abitativa per giovani con disabilità cognitive. Gli studenti del Politecnico hanno lavorato a stretto contatto con i ragazzi della cooperativa, integrando le loro esigenze e capacità nel progetto. Grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa, l’applicazione aiuta i giovani a gestire le attività quotidiane, offrendo supporto personalizzato che tiene conto delle abilità individuali.

Elena Negri, pedagogista di Eureka, ha dichiarato: «L’incontro con il Politecnico ci ha permesso di confrontarci con un diverso tipo di sapere che ha arricchito il nostro approccio educativo. La tecnologia è parte integrante della quotidianità di questi giovani, e il progetto è stato un grande passo avanti per promuovere la loro autonomia».

Invenzio: tecnologia al servizio degli anziani

Il secondo progetto, “Invenzio”, realizzato con la Cooperativa Sociale Residenze del Sole, è un totem digitale interattivo ideato per la stimolazione cognitiva degli anziani affetti da demenza lieve e moderata. Questo strumento, integrato nel giardino della residenza, utilizza la tecnologia di riconoscimento facciale e l’intelligenza artificiale per offrire attività personalizzate che stimolano la memoria e l’interazione sensoriale con l’ambiente naturale.

Gianfranca Duca, direttrice della Residenza, ha sottolineato l’importanza dell’innovazione digitale per il benessere degli anziani: «La tecnologia può essere un supporto fondamentale per rallentare il decadimento cognitivo, migliorando la qualità della vita degli ospiti».

L’impatto del progetto Capstone per il Sociale

Il progetto Capstone per il Sociale dimostra come la convergenza tra competenze ingegneristiche e sociali possa portare a soluzioni innovative per rispondere ai bisogni del Terzo Settore. L’iniziativa ha permesso alle organizzazioni partecipanti di apprendere strumenti tecnologici e gestionali che possono essere utilizzati per sviluppare nuovi servizi, migliorare quelli esistenti e attrarre giovani talenti.

Chiara Pennasi, direttrice della Fondazione Triulza, ha commentato: «Generare innovazione e impatto sociale implica mettere al servizio delle persone i progressi scientifici e tecnici. Con questo progetto siamo riusciti a creare un nuovo modello di trasferimento tecnologico per il Terzo Settore, che integra le competenze tecniche e gestionali con le esigenze delle organizzazioni sociali».

Opportunità per le realtà del Terzo Settore

Dopo il successo della prima edizione, il Politecnico di Milano e Fondazione Triulza hanno già aperto le candidature per la seconda edizione del progetto. Questa iniziativa offre alle realtà del Terzo Settore l’opportunità di collaborare con studenti e ricercatori per sviluppare nuove soluzioni tecnologiche a partire dai loro bisogni. Le organizzazioni partecipanti potranno rafforzare i loro legami con il Politecnico e con i partner istituzionali, contribuendo allo sviluppo di una rete di innovazione sociale.

I benefici della collaborazione interdisciplinare

Uno degli elementi chiave del successo di Capstone per il Sociale è stato il coinvolgimento diretto degli utenti finali nei processi di sviluppo. Gli studenti hanno avuto l’opportunità di applicare le loro conoscenze tecniche a casi reali, confrontandosi con problematiche concrete e lavorando in team interdisciplinari. Questo approccio ha permesso di creare soluzioni personalizzate e adattabili ai bisogni specifici di ogni realtà.

Come ha spiegato Alfonso Gautieri, professore associato del Politecnico di Milano: «I nostri studenti hanno avuto l’opportunità di applicare le loro competenze in un contesto reale, contribuendo a cause sociali di grande valore. Questo li ha arricchiti sia a livello professionale che umano».

L’importanza dell’innovazione per il sociale

Progetti come Capstone per il Sociale dimostrano l’importanza dell’innovazione tecnologica per il Terzo Settore. Attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale, è possibile sviluppare strumenti che migliorano il benessere delle persone, promuovono l’autonomia e potenziano i servizi offerti dalle cooperative sociali.

Marco Polli, responsabile di area per la Cooperativa Eureka, ha sottolineato il valore della collaborazione: «L’incontro tra persone con disabilità e giovani ingegneri ha generato un dialogo arricchente che ha permesso di creare soluzioni efficaci e sostenibili».

Conclusioni: innovazione e impatto sociale

Il percorso Capstone per il Sociale rappresenta un nuovo modello di collaborazione tra università e Terzo Settore, che mette al centro la tecnologia per rispondere alle sfide sociali. Iniziative come queste dimostrano che la sinergia tra competenze tecniche e sociali può generare un impatto reale, migliorando la qualità della vita delle persone e rafforzando l’efficacia delle organizzazioni che operano nel sociale.

L’integrazione tra innovazione tecnologica e approcci umani sarà sempre più fondamentale per affrontare le sfide future, soprattutto in un mondo in cui le disuguaglianze sociali e il bisogno di servizi innovativi sono in continua crescita.


Parole chiave: innovazione sociale, ingegneria per il sociale, Politecnico di Milano, Fondazione Triulza, tecnologia e disabilità, Capstone per il Sociale, benessere anziani

Sacco System protagonista alle fiere CPHI Europe e Supply Side West: innovazione al servizio della salute

Sacco System, azienda biotech italiana leader nel settore dei probiotici, dei bioterapeutici e degli integratori alimentari, si prepara a conquistare i riflettori in due importanti appuntamenti fieristici internazionali: CPHI Europe, in programma a Milano dall’8 al 10 ottobre 2024, e Supply Side West, che si terrà a Las Vegas dal 30 al 31 ottobre. Due vetrine di rilevanza mondiale che vedranno Sacco System presentare il proprio know-how e le soluzioni all’avanguardia sviluppate nel campo della salute e del benessere umano.

Sacco System: innovazione italiana per la salute globale

Sacco System è un gruppo biotech italiano che riunisce tre aziende di eccellenza: Sacco, CSL-Centro Sperimentale del Latte e Caglificio Clerici. Con sede a Cadorago (CO), il gruppo si distingue per la sua vasta offerta di enzimi, fermenti lattici, microrganismi e probiotici per i settori alimentare, farmaceutico e nutraceutico. Grazie ai suoi laboratori di ricerca avanzata, Sacco System sviluppa soluzioni che promuovono la salute attraverso la nutrizione e la biotecnologia, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone.

Il gruppo è presente in oltre 110 Paesi con i suoi prodotti e mantiene una forte identità di family company, pur essendo un’azienda internazionale con un approccio moderno e orientato all’innovazione.

CPHI Europe 2024: Sacco System porta innovazione nutraceutica a Milano

Dal 8 al 10 ottobre 2024, Sacco System sarà protagonista della 35ª edizione di CPHI Europe, evento che si terrà presso Fiera Milano-Rho e che vedrà la partecipazione di oltre 2.400 espositori provenienti da 166 Paesi e più di 60.000 visitatori. Questo evento rappresenta una delle più importanti fiere globali per l’industria farmaceutica e nutraceutica, un’occasione unica per mostrare i progressi nel campo della salute.

Sacco System si presenterà a CPHI Europe con uno stand dedicato alla business unit Microbiome, un ramo aziendale specializzato nella fornitura di microrganismi e principi attivi per migliorare il benessere di uomini, donne e bambini.

All’interno dello stand verranno messe in evidenza le due linee di punta dell’azienda: CultureScience e CultureSelect. La linea CultureScience offre colture batteriche e attivi clinicamente testati, specificamente formulati per applicazioni nutraceutiche e farmaceutiche, con un’attenzione particolare alla sicurezza e alla qualità. La linea CultureSelect, invece, propone una vasta gamma di microrganismi selezionati e clinicamente caratterizzati, disponibili sia in colture singole che in miscele personalizzate per creare nuove soluzioni nutraceutiche.

Supply Side West 2024: Sacco System si espande negli Stati Uniti

Dopo il successo di CPHI Europe, Sacco System si sposterà negli Stati Uniti per partecipare a Supply Side West 2024, un evento che si terrà dal 30 al 31 ottobre presso il Mandalay Bay Resort and Casino di Las Vegas. Supply Side West è una delle fiere più importanti per l’industria degli integratori alimentari e delle soluzioni nutraceutiche, richiamando aziende da tutto il mondo.

In questa occasione, Sacco System sarà rappresentata dal suo partner tecnologico CSL USA, che dal 2022 gestisce un impianto produttivo a Franksville, Wisconsin. L’espansione negli Stati Uniti rappresenta una strategia chiave per Sacco System, che mira a consolidare la propria presenza sul mercato nordamericano, sfruttando le opportunità offerte dal ricco bacino di clienti della West Coast.

Supply Side West sarà una vetrina per mostrare la forza e la qualità dei prodotti biotech del gruppo italiano, con l’obiettivo di espandere ulteriormente la propria rete di clienti e partner nel mercato degli integratori alimentari e farmaceutici.

Innovazione e ricerca al servizio del benessere

Sacco System si distingue per la sua forte attenzione alla ricerca e sviluppo, che si traduce in una costante innovazione dei prodotti offerti. I probiotici e i microrganismi sviluppati nei laboratori di Sacco System non solo migliorano la salute umana, ma trovano applicazione anche nel settore alimentare, dove vengono utilizzati per produrre alimenti fermentati come yogurt, formaggi e insaccati.

L’impegno di Sacco System si estende alla salvaguardia del gusto e della freschezza degli alimenti, grazie all’utilizzo di microrganismi in grado di esaltare le caratteristiche organolettiche dei prodotti. Questi ingredienti naturali non solo migliorano la qualità dei cibi, ma apportano anche benefici alla salute dei consumatori, favorendo l’equilibrio della flora intestinale e potenziando il sistema immunitario.

L’importanza di ridurre il time to market

Uno dei punti di forza di Sacco System, che verrà enfatizzato sia a CPHI Europe che a Supply Side West, è la capacità di ridurre il time to market dei nuovi prodotti. Grazie a un approccio integrato, che prevede l’affiancamento ai team marketing delle aziende clienti, Sacco System offre una gamma completa di servizi che vanno dallo sviluppo alla produzione su larga scala.

Questo processo comprende tutti i passaggi necessari, dai test di laboratorio alla documentazione, fino all’organizzazione della produzione, rendendo più efficiente l’intero ciclo di vita del prodotto. In questo modo, Sacco System si propone come partner strategico per le aziende che desiderano sviluppare nuove soluzioni nutraceutiche o farmaceutiche in tempi brevi e con standard qualitativi elevati.

Sacco System: una visione globale con radici italiane

Con oltre 150 anni di esperienza, Sacco System è oggi un punto di riferimento nel mondo biotech a livello globale. L’azienda combina l’innovazione scientifica con una solida tradizione familiare, mettendo al centro i valori etici e il rispetto per l’ambiente.

La partecipazione a fiere internazionali come CPHI Europe e Supply Side West dimostra l’impegno del gruppo nel promuovere una cultura del benessere che parte dall’alimentazione e si estende alla salute complessiva delle persone. Sacco System è un esempio di come la ricerca scientifica possa essere messa al servizio della comunità globale, migliorando la vita di milioni di persone attraverso soluzioni nutraceutiche e alimentari innovative.

Malattie Rare, l’Europa della sanità parte da qui

Una malattia si definisce rara quando la sua prevalenza non supera i 5 casi su 10.000 persone, l’Istituto Superiore di Sanità stima in Italia 20 casi di malattie rare ogni 10.000 abitanti. Di queste, il 20% riguarda pazienti in età pediatrica. L’anno scorso sono stati registrati 19.000 nuovi casi, otto casi su dieci sono diagnosticati dallo specialista. I pazienti di queste patologie hanno quindi necessità complesse, richiedono un sistema improntato sulla flessibilità. Al centro la presa in carico di paziente e famiglia dello stesso. Di seguito, le considerazioni di specialisti ed operatori del settore.

Malattie Rare, PDTA punto di partenza

La diagnostica delle Malattie Rare è difficile, richiede l’impiego di metodiche strumentali ed esami di laboratorio specifici, talvolta complessi e di esecuzione non comune – osserva Rocco Liguori, Professore Ordinario Dipartimento Scienze Biomediche e Neuromotorie Università di Bologna – La prognosi poi varia a causa delle scarse conoscenze dei meccanismi patogenetici alla base delle patologie. La conseguenza sono le diagnosi tardive, gli interventi terapeutici e le terapie farmacologiche non sono sempre adeguati. Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) dedicati alle Malattie Rare rappresentano quindi un importante punto di partenza, in diverse Regioni sono stati attivati PDTA specifici”

Ritardo diagnostico, medici di famiglia risorse da integrare

Il ritardo diagnostico che riscontriamo – specifica Elisa Rozzi, Responsabile per Attività Trasfusionale, Rete delle Malattie Rare e Rete della Genetica della Regione Emilia Romagna – è quello che passa dall’insorgenza dei primi sintomi fino all’arrivo al centro di riferimento. Difficili da interpretare i primi segnali, soprattutto da parte dei medici di famiglia. Quindi il vero problema è integrare i medici di base nel sistema socio-sanitario, per combattere tutti insieme le malattie rare”

Rete e standard di cure, informazioni da velocizzare

Mancano competenze specifiche ed expertice, le informazioni devono essere le più tempestive possibili. “Parlare di rete e di standard di cure è fondamentale – conferma Christian Mori, Consigliere Associazione Famiglie SMA – L’informazione tra medici di medicina generale, pediatri e centri di riferimento deve girare in maniera veloce e puntualeHub specifici per patologia, ai quali indirizzare i casi più complessi, ed un coordinamento nazionale diventano perciò indispensabili per uniformare i percorsi dei vari centri locali e regionali, raggruppare i pazienti con una stessa malattia e razionalizzare investimenti e risorse.

Trattamento uniforme, Comitato Nazionale lo strumento

Uniformare il trattamento su tutto il territorio nazionale e preservare le buone pratiche e i percorsi sviluppati in questi anni da regioni virtuose ci hanno ispirato nella formulazione della Legge Quadro sulle Malattie Rare – ricorda l’On. Fabiola Bologna, Componente XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – Aggiornare i livelli assistenziali di emergenza e implementare e coordinare la rete, nazionale e regionale, sono stati gli input che ci hanno portato ad istituire il Comitato Nazionale, nel quale devono confluire tutti gli attori del sistema. Obiettivo, definire linee di indirizzo a livello regionale tramite PDTA, la base per una più coerente destinazione di fondi e finanziamenti”

Territorio come rete, gli ospedali piattaforma di riferimento

La materia è complessa, molti sono gli aspetti da sviluppare per giungere ad una gestione organica della stessa. Su tutti, il cambiamento organizzativo e la gestione del territorio. “Ferma la centralità del paziente, i grandi ospedali devono essere una piattaforma di riferimento sul territorio. In grado di dare risposte diversificate a seconda della complessità di ogni singolo caso – asserisce Paola Facchin, Coordinamento Malattie Rare Regione del Veneto – Il territorio non deve dare una risposta uguale e identica per tutti, deve essere ripensato come una Rete. Attraverso un impiego di strutture già esistenti e non utilizzate che possono essere riabilitate per le malattie rare

Integrazione tra gli specialisti, risposta ai bisogni dei pazienti

Ospedali e strutture idonee, certo, ma anche personale personale qualificato che possa operare al meglio. Condizione, quest’ultima, non sempre garantita. “Ai professionisti è chiesto di affrontare situazioni anche in apparente contrasto fra loro – mette in evidenza Giuseppe Tonutti, Direttore Generale Azienda Regionale Coordinamento per la salute ARCS, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – E’ richiesta la massima specializzazione per diagnosticare e trattare la malattia ma non possono contare su una casistica ampia per rafforzare le conoscenze. C’è bisogno di organizzazione, efficacia, disponibilità. I pazienti necessitano di alta specializzazione e di maggiore integrazione tra gli specialisti

Organizzazione e risorse, legame simbiotico

I soggetti con patologie complesse di particolare gravità, cronicità e potenziale disabilità sono persone con bisogni sociali e sanitari speciali che necessitano di risorse con costi elevati. Diversità organizzative e risorse sono temi tra loro legati. Altro aspetto sono i farmaci, le prestazioni, gli esami strumentali, gli ausili che i centri di riferimento prescrivono ai propri pazienti. “È importante ricordare – aggiunge Elisa Rozzi – che tutte le regioni, comprese la maggior parte delle regioni in piano di rientro, forniscono tali prodotti e prestazioni al di fuori dei Lea. Le regioni forniscono un servizio enorme, ma non sono sufficienti alle persone affette da malattie rare”

Rapidità di intervento, urgono organizzazione e personale

Ci vorrebbe una maggiore rapidità di intervento per avere i farmaci più velocemente – torna ad osservare l’On. Fabiola Bologna – I processi devono essere sicuramente migliorati, ma non a costo della qualità. Questo può avvenire con un investimento nella organizzazione e nel personale, il precariato causa problemi ad una buona riorganizzazione. Bisogna fare in modo che ci sia maggiore rete e che si possa collaborare per obiettivo comune, ne beneficerebbe l’intero Sistema” Un passaggio, questo, irrinunciabile. “Dare più peso e più corpo ai coordinamenti regionali delle malattie rare – ribadisce Elisa Rozzi – aiuta a risolvere la maggior parte delle criticità”

Riorganizzazione della rete per una presa in carico omnicomprensiva

Implementazione della prossimità assistenziale e domiciliazione della terapia a lungo termine sono i passaggi fondamentali”, puntualizza Erica Daina, Referente del Centro di Coordinamento delle Rete Regionale Malattie Rare della Regione Lombardia In questo senso il PNNR può dare una mano. “La riorganizzazione della rete sanitaria accompagnata da adeguamento delle strutture ed investimenti strutturali in tecnologie, come teleassistenza e telemedicina – sono le parole di Annalisa Scopinaro, Presidente di Uniamo – punta ad un modello di presa in carico che parte dal domicilio del paziente ed arriva ai più specializzati centri di eccellenza”

PNNR, l’obiettivo è il ben-essere del soggetto in cura

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, una opportunità per quanto riguarda i pazienti affetti da malattie rare. Gli elementi essenziali – spiega il Professore Perilongo, UOC Clinica Pediatrica e Coordinatore Dipartimento Funzionale Malattie Rar – sono la conoscenza del mondo dei malati rari, la visione sul futuro della medicina e del Sistema sanitario nazionale e la chiarezza sull’obiettivo finale da perseguire, che in sintesi non è il binomio diagnosi/cura ma il ben-essere globale del soggetto in cura”

Italia, passi in avanti nel campo delle MR

Grandi passi avanti sono stati comunque compiuti nel campo delle malattie rare. La ricerca scientifica ha esplorato strade nuove fino a ieri impraticabili, il mondo politico ha approvato la legge che tutela tutti i diritti dei malati con malattia rara. Dal percorso diagnostico terapeutico personalizzato, all’aggiornamento dei Lea, dagli screening neonatali alla disponibilità degli ausili e dei farmaci innovativi. Fino all’informazione dei medici e dei cittadini e il finanziamento della ricerca. “Nel settore delle malattie rare – ribadisce Domenica Taruscio, Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare, Istituto Superiore di Sanità – abbiamo tutti gli strumenti in Italia per creare davvero un’eccellenza nel nostro paese”

Gli Stati Generali sulle Malattie Rare. a Padova

Sono solo di pochi giorni fa gli Stati Generali sulle Malattie Rare, organizzato dall’Università degli Studi di Padova, dall’Azienda Ospedaliera Universitaria e da Motore Sanità. Evento non a caso tenutosi a Padova, la città veneta vanta una posizione di eccellenza sanitaria nella cura delle malattie rare. L’Azienda Ospedaliera risulta infatti la prima istituzione in Europa per qualità e quantità di prestazioni erogate ai pazienti affetti da queste patologie. “Università e Azienda Ospedaliera – dice il prof Giorgio Perilongo – si propongono come centro di rilevanza nazionale. sia per quanto riguarda l’assistenza e la ricerca sia per studio, formazione, aggiornamento ed elaborazione di idee progettuali sul tema

Excellence Reference Networks Europee, Veneto all’avanguardia

L’evento, incluso nella programmazione scientifica per gli 800 anni di istituzione dell’Ateneo veneto, ha messo in luce vari aspetti inerenti le malattie rare. “Corretta informazione, efficace opera di sensibilizzazione, sinergia e scambio tra specialisti sono stati gli argomenti trattati – afferma la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli – Padova è il luogo giusto, l’’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova è al vertice europeo per numero di «Excellence Reference Networks Europee», ovvero quelle reti sovranazionali che tengono insieme ospedali riconosciuti centri d’eccellenza per qualità della ricerca e delle prestazioni erogate»

Confermare quanto dimostrato in termini di eccellenza, la sfida

Il Veneto è infatti all’avanguardia per quanto riguarda la registrazione, la presa in carico e in particolare la diagnosi precoce. European Reference Networks sulle MR ci proietta ai vertici – chiosa il Prof.Pierlongo – Ma è anche una sfida, dobbiamo confermare nel tempo quanto abbiamo dimostrato in termini di qualità, quantità di prestazioni erogate

Complessità, comune denominatore della medicina del futuro

Gli Stati Generali sono stati anche un momento di riflessione riguardo la formazione della nuova generazione di personale sanitario che si appresta ad affrontare le sfide che le Malattie Rare rappresentano. Ovvero la digitalizzazione, la capacità di gestire l’integrazione culturale, professionale, esperienziale. “Dobbiamo avere la capacità di arricchirci e arricchire gli altri della nostra cultura e della nostra professione – precisa il professor Giorgio Perilongo Perché la complessità sarà probabilmente il comune denominatore delle medicina del futuro

Conoscenze biomediche in rapida evoluzione, i nuovi ricercatori devono pensare alla applicabilità

Serve quindi una nuova generazione di ricercatori. Pronti a rispondere alle prossime sfide “Dobbiamo integrare i dati e dialogare con un paziente che vuole essere sempre più protagonista nel ciclo del trattamento, consapevoli che le conoscenze biomediche evolvono in tempi rapidi e medici e gli operatori non possono ritardare la loro applicazione – sottolinea il Prof. Perilongo – La formazione di una nuova generazione di ricercatori deve avere un nuovo imprinting, devono essere in grado di pensare alla applicabilità dei loro portati della ricerca”

L’Europa della sanità parte dalle Malattie Rare

Al momento le uniche e vere reti europee che prendono in carico i cittadini affetti da una determinata patologia sono le reti per le Malattie Rare, in quanto ogni cittadino europeo può essere curato in un Centro specializzato in tutta Europa. “L’auspicio è che tale modello venga replicato per ogni patologia, andando a creare una vera sanità europea. Si inizia da Padova per arrivare ad immaginare un Sistema Sanitario Europeo integrato. Dove i cittadini europei . conclude il Prof. Perilongo – possono usufruire di quelle che sono le enormi risorse sanitarie che l’Europa nel suo complesso può offrire per la cura dei malati rari”. L’Europa della sanità parte dalle Malattie Rare, parte da Padova.