Tutti gli articoli di Luca Talotta

Strategie per il successo: come gestire il tuo tempo in modo efficace

La gestione del tempo è una competenza fondamentale per ottenere il successo, sia nella vita personale che in quella professionale. Una buona organizzazione permette di affrontare le sfide quotidiane con serenità, riducendo lo stress e aumentando la produttività. In questo articolo, vengono esplorate alcune strategie efficaci per gestire il tempo, con l’obiettivo di migliorare la propria vita.

Comprendere l’importanza del tempo

Il tempo è una risorsa limitata e preziosa. Ogni individuo ha a disposizione 24 ore al giorno, e la capacità di gestirle in modo efficace può fare la differenza tra il raggiungimento degli obiettivi e il sentirsi sopraffatti dalle responsabilità quotidiane. La consapevolezza dell’importanza del tempo aiuta a prendere decisioni più sagge riguardo a come impiegarlo. Essere in grado di stabilire priorità è essenziale per un uso efficiente del tempo.

Stabilire obiettivi chiari

Un passo fondamentale per una buona gestione del tempo è la definizione di obiettivi chiari. Gli obiettivi dovrebbero essere specifici, misurabili, raggiungibili, pertinenti e temporizzati (SMART). Una volta definiti, diventa più facile decidere quali attività perseguire e quali possono essere rimandate o eliminate.

Pianificare l’attività quotidiana

Una pianificazione efficace della giornata è essenziale. Un buon metodo è utilizzare un’agenda o un’app di gestione del tempo per annotare le attività. Questo non solo consente di tenere traccia delle scadenze, ma permette anche di visualizzare il tempo disponibile e organizzare meglio le proprie giornate. Si consiglia di dedicare alcuni minuti alla pianificazione ogni mattina o, in alternativa, alla fine della giornata precedente.

Utilizzare la tecnica del pomodoro

Una strategia efficace per migliorare la concentrazione e la produttività è la tecnica del pomodoro. Questa tecnica prevede di lavorare in segmenti di 25 minuti chiamati “pomodori”, seguiti da brevi pause di 5 minuti. Dopo quattro pomodori, si può fare una pausa più lunga di 15-30 minuti. Questo metodo aiuta a mantenere alta la concentrazione e a ridurre la fatica mentale.

Ridurre le distrazioni

Le distrazioni possono essere uno dei principali ostacoli alla gestione del tempo. È utile identificare quali sono le fonti di distrazione più comuni e fare degli sforzi per minimizzarle. Ad esempio, si potrebbe pianificare di lavorare in un ambiente tranquillo, silenziare le notifiche del cellulare, o impostare specifiche ore in cui controllare le email.

Imparare a dire di no

Un altro aspetto fondamentale della gestione del tempo è la capacità di dire di no. Accettare troppi impegni può portare a una sovraccarico di lavoro e a un calo della qualità. È importante valutare le richieste degli altri e capire se è possibile accettarle senza compromettere i propri obiettivi. Dire di no può essere difficile, ma è una competenza necessaria per preservare il proprio tempo.

Delegare compiti

Se si è in una posizione in cui è possibile farlo, delegare compiti ad altri può liberare tempo prezioso. Questo è particolarmente utile in un contesto lavorativo. Affidare responsabilità ad altri membri del team non solo permette di gestire meglio il proprio tempo, ma può anche stimolare la crescita e lo sviluppo degli altri.

Monitorare i risultati

Una volta implementate le strategie di gestione del tempo, è fondamentale monitorare i risultati. Questo non solo aiuta a capire cosa funziona e cosa no, ma consente anche di fare aggiustamenti e miglioramenti nel tempo. Si potrebbe tenere un diario di bordo per annotare come viene impiegato il tempo e quali attività portano ai risultati desiderati.

La gestione del tempo per i professionisti

Per chi gestisce un’attività imprenditoriale, la gestione del tempo si fa ancora più complessa. Un aspetto fondamentale è la gestione della Partita IVA, un obbligo fiscale che richiede attenzione e precisione. La scadenza delle fatturazioni e la corretta registrazione delle transazioni possono facilmente diventare fonte di stress.

Strategie per il successo

La gestione efficace del tempo è una delle chiavi del successo. Utilizzando strategie come la pianificazione quotidiana, la tecnica del pomodoro e imparando a dire di no, è possibile ottimizzare il proprio tempo. Inoltre, per gli imprenditori, servizi come Fiscozen possono semplificare la gestione della Partita IVA, consentendo di concentrarsi su ciò che conta davvero. Essere padroni del proprio tempo significa essere padroni della propria vita.

Liwa International Festival 2026: l’esperienza invernale che trasforma il deserto di Abu Dhabi

Il grande evento della regione di Al Dhafra torna con motorsport, spettacoli acrobatici e attrazioni per tutta la famiglia

Il Liwa International Festival 2026 si prepara a trasformare nuovamente il deserto di Abu Dhabi in un palcoscenico di emozioni, avventura e cultura. Dal 12 dicembre 2025 al 3 gennaio 2026, la regione di Al Dhafra accoglierà 23 giorni di competizioni motoristiche, spettacoli dal vivo, attività sportive e intrattenimento per tutte le età, confermandosi uno degli appuntamenti più attesi dell’inverno mediorientale. Con l’imponente sagoma della Tal Moreeb, la duna più alta degli Emirati Arabi Uniti, il festival è diventato negli anni un punto di riferimento per chi cerca un mix di tradizione, adrenalina e atmosfera familiare nel cuore del deserto.

Un festival tra tradizione, sport e innovazione

Dalla sua prima edizione nel 2001, il Liwa International Festival ha saputo evolversi fino a diventare una delle manifestazioni più rappresentative dell’inverno ad Abu Dhabi. La fusione tra motorsport, cultura locale e spettacoli scenografici rende l’evento un’esperienza completa, capace di attrarre appassionati, famiglie e viaggiatori da tutto il mondo. L’edizione 2026 si aprirà con un doppio omaggio al cielo: l’esibizione acrobatica dei Forsan Al Emarat, la pattuglia ufficiale dell’Aeronautica degli Emirati Arabi Uniti, e uno spettacolo pirotecnico che illuminerà le dune della Tal Moreeb, introducendo un programma ricchissimo e variegato.

La capitale del motorsport nel deserto

Ogni inverno Liwa si trasforma nel cuore pulsante del motorsport regionale e l’edizione 2026 promette un calendario più fitto che mai. Il festival prenderà il via con il Freestyle Drift il 12-13 e 22-23 dicembre, seguito dalla Spartan Race Liwae dal Bike Drag Racing. Sono attesi anche momenti iconici come il Car Stunt Championship, il popolare Mud Fest e il Liwa Burnout Championship, tra i più seguiti dagli appassionati.

Le dune faranno da scenario a competizioni di corsa, ciclismo e sport estremi, dalla Liwa Running Challenge alla Liwa Cycling Race, passando per la Liwa UTV e la spettacolare Tal Moreeb Running Challenge. Non mancheranno il Monster Jam, il Sand Wrestling Championship, il ritorno del Car Stunt Championship e l’Electronic Freestyle Championship, mentre il clou motoristico resterà il Tal Moreeb Car Championship, programmato dal 31 dicembre al 3 gennaio.

La varietà è uno dei punti di forza del festival: dalla boxe al padel, dal calcio agli eventi dedicati ai viaggiatori come la Jetour Travel Conference, il calendario garantisce attività continua e un ventaglio di esperienze adatte a ogni pubblico.

Spettacoli, luci e nuove attrazioni

Il festival non è solo motori. La scenografia naturale del deserto di Liwa viene quotidianamente reinventata attraverso proiezioni sulle dune, show di droni, mongolfiere e giochi di luce che trasformano l’orizzonte in un quadro vivente. Tra le attrazioni permanenti spiccano il water karting, il mini tank paintball e una serie di iniziative pensate per chi cerca emozioni nuove e attività all’aria aperta.

I fuochi d’artificio sono un tratto distintivo del festival: brillano alla cerimonia di apertura, nei weekend, durante il passaggio all’anno nuovo e nella serata conclusiva. Ogni spettacolo pirotecnico diventa un momento condiviso, un frammento di magia che unisce visitatori e abitanti.

Liwa Village: il cuore dell’intrattenimento

L’anima del festival è il Liwa Village, uno spazio pensato per accogliere famiglie, appassionati e curiosi di tutte le età. Qui si trovano giostre, giochi di abilità, passeggiate sui pony, zipline separate per adulti e bambini, oltre a un’ampia area dedicata alle auto d’epoca e alle esperienze immersive come la Horror Escape Room e la Smash Room.

Il Classic Car Museum e la Auto Zone attirano gli appassionati di motori, mentre i più piccoli possono divertirsi al Pony Grove e allo zoo didattico. Gli spazi dedicati alle tradizioni arabe, come la Souk Zone e i Pop-Up Heritage Shops, invitano a scoprire artigianato, sapori e oggetti tipici della regione. Il palco centrale ospita invece concerti, performance culturali e spettacoli quotidiani.

Gli amanti della gastronomia troveranno una scelta ampia tra cucina emiratina e specialità internazionali, grazie alla presenza di numerosi food stall e ristoranti tematici.

Un Capodanno tra motori e fuochi d’artificio

Il 31 dicembre segna da sempre uno dei momenti più attesi del Liwa International Festival. L’edizione 2026 non farà eccezione: l’inizio del Tal Moreeb Car Championship, abbinato al concerto speciale di Capodanno e allo spettacolo pirotecnico che illuminerà le dune, offrirà un’esperienza unica per salutare il 2025 e inaugurare il nuovo anno in un’atmosfera mozzafiato. Tra musica, adrenalina e panorami desertici, il Capodanno a Liwa diventa un ricordo indelebile.

Organizzare la visita: tra glamping e avventura

Per chi desidera vivere il festival in totale immersione, è possibile prenotare tende glamping, alloggi locali oppure arrivare con camper e attrezzatura propria per campeggiare tra le dune. L’esperienza del campeggio sotto il cielo stellato di Al Dhafra è considerata una delle più suggestive dell’intero evento. Informazioni utili, aggiornamenti e prenotazioni sono disponibili su liwainternationalfestival.ae e sul profilo Instagram ufficiale.

Perché il Liwa International Festival 2026 è imperdibile

Con la sua miscela di tradizione, competizioni adrenaliniche, spettacoli scenografici e proposte per famiglie, il Liwa International Festival 2026 si conferma tra gli appuntamenti più iconici dell’inverno arabo. È un’occasione per scoprire il deserto in una veste inedita, partecipare a eventi esclusivi e vivere un’esperienza culturale e sportiva che unisce passato e futuro dei territori di Abu Dhabi.

Eicma: come arrivarci con il treno,le date dell’evento e come acquistare i biglietti

Anche nel 2025, il salone Eicma di Milano rappresenta un appuntamento imprescindibile per gli appassionati di moto. L’evento fieristico numero uno per l’industria delle due ruote, nell’ormai tradizionale sede di Rho Fiera, avrà luogo quest’anno dal 6 al 9 novembre (le giornate del 4 e del 5 novembre sono riservate a media e operatori), riproponendosi come principale vetrina globale per le novità che ci aspettano nei prossimi mesi. Saranno come sempre numerosi gli espositori che metteranno sotto i riflettori motociclette, scooter, ricambi, accessori, tecnologie emergenti e quant’altro, sempre tenendo d’occhio la mobilità alternativa e sostenibile. On line, il biglietto intero costa 20 euro (+1,50 euro di commissioni), ma sono previste riduzioni pomeridiane e opzioni speciali: l’orario di apertura è 9:30-18:30.

Ogni marchio o quasi sembra avere frecce al proprio arco per stupire il pubblico meneghino: preso atto di qualche dolorosa assenza (Ktm, Husqvarna e Fantic su tutte), ecco, in rigoroso ordine alfabetico, cosa possiamo aspettarci di vedere presso gli stand principali.

Aprilia a Eicma 2025  

Aprilia porterà sicuramente a Eicma (padiglione 9, stand E76) la clamorosa Rsv-4 X-Gp, edizione limitata solo per la pista della sua sofisticata supersportiva, ma per il resto non ha lasciato trapelare molto in merito ad altre novità. In tanti ritengono probabile il lancio di una Tuareg con il convincente bicilindrico da 457 cc, già utilizzato per modelli delle serie Rs e Tuono, ma la casa di Noale non ha rilasciato alcun tipo di commento o indizio su tale ipotesi. Almeno per quest’anno.

Benelli a Eicma 25

Benelli (padiglione 6, stand D20) non ha lasciato trapelare molto in vista di Eicma 2025, passerella su cui in passato ha fatto sfilare modelli e prototipi quali la Trk 800 e la Trk 902 che poi, per vari motivi, non si sono materializzati nelle concessionarie. Da più parti però si dà quasi per certo l’arrivo della Trk 1002, una maxi-crossover probabilmente tricilindrica, forse con cambio automatico, che potrebbe segnare la transizione della casa del Leoncino verso nuovi segmenti. Saranno in evidenza alcune novità in arrivo, tra cui la Leoncino Bobber 400, muscolosa cruiser presentata recentemente e la gamma completa delle Bkx 125 sia in versione stradale che adventure. Sarà presente anche la BN 125, con nuove grafiche e dettagli che caratterizzeranno il model year 2026 nonché la sportiva Tornado 550, presentata alcuni mesi fa. 

Beta Motor

Beta Motor non mancherà l’appuntamento con Eicma 2025 (pad. 7, stand O48) per presentare la sua gamma motocross, appena rimpolpata dalle nuove Rx 350 2T e RX 250 2T. Questi due modelli condividono la ciclistica con la già nota RX 450 4T, ma vantano ovviamente un lavoro specifico sui rispettivi motori.

Il fascino senza tempo dell’altalena da giardino: divertimento e relax per tutta la famiglia

C’è qualcosa di magico nel dondolio di un’altalena. Quel movimento ritmico che accompagna i sorrisi dei bambini, il vento tra i capelli e la sensazione di leggerezza che ci riporta all’infanzia. Oggi, avere un’altalena da giardino non è solo un sogno per i più piccoli, ma anche un modo per rendere lo spazio esterno più accogliente, vivace e funzionale. Le moderne altalene da giardino uniscono design, sicurezza e qualità dei materiali, offrendo un’esperienza di gioco indimenticabile.

Il valore del gioco all’aria aperta

In un’epoca dominata da schermi e tecnologia, riscoprire il piacere di giocare all’aperto è un dono prezioso. Le altalene sono un invito irresistibile per i bambini a trascorrere più tempo fuori casa, stimolando la fantasia, il movimento e la socializzazione. Dondolarsi su un’altalena è un’attività semplice ma estremamente benefica: migliora l’equilibrio, rafforza i muscoli e contribuisce a sviluppare il senso della coordinazione.

Anche per gli adulti, guardare i propri figli giocare o concedersi qualche momento di relax su un’altalena da giardino è un’esperienza rigenerante. Non è un caso che molti la considerino una vera e propria “terapia del sorriso”.

Design e materiali: funzionalità e stile

Le altalene di oggi non sono più soltanto una corda e un sedile di legno legato a un albero. Le versioni moderne offrono strutture robuste, spesso in legno massiccio o acciaio zincato, capaci di resistere alle intemperie e durare nel tempo. Il design è diventato un aspetto fondamentale: un’altalena da giardino può trasformarsi in un vero elemento d’arredo, integrandosi perfettamente con l’ambiente esterno.

Il legno, in particolare, rimane uno dei materiali più apprezzati per la sua estetica naturale e la sua solidità. Trattato con prodotti ecologici, è resistente agli agenti atmosferici e garantisce la massima sicurezza durante l’uso. Altri materiali come il metallo o la plastica rinforzata vengono scelti per la loro leggerezza e praticità, ideali per chi desidera una soluzione facilmente trasportabile.

Sicurezza prima di tutto

Quando si parla di giochi per bambini, la sicurezza è un aspetto irrinunciabile. Le migliori altalene da giardino rispettano rigorosi standard di sicurezza europei, con sistemi di fissaggio stabili, bordi arrotondati e sedili ergonomici. È importante assicurarsi che la struttura sia installata su un terreno stabile e, se possibile, su una superficie morbida come l’erba o la sabbia, per ridurre eventuali rischi di caduta.

Molti modelli includono anche cinture di sicurezza o sedili con schienale, pensati per i più piccoli, così da garantire un gioco sicuro fin dai primi anni di età.

Un luogo per creare ricordi

L’altalena rappresenta molto più di un semplice gioco. È il centro delle risate, delle sfide tra fratelli, dei pomeriggi estivi trascorsi in compagnia. È un luogo dove i bambini imparano a superare le proprie paure, spingendosi sempre un po’ più in alto, e dove gli adulti riscoprono la bellezza dei momenti semplici.

Molte famiglie scelgono di personalizzare la propria area giochi aggiungendo scivoli, corde per arrampicarsi o casette di legno, creando un piccolo parco giochi privato. L’altalena, però, resta sempre la protagonista: la più amata, la più fotografata, la più usata.

Benefici psicologici del dondolio

Il movimento oscillatorio dell’altalena ha effetti positivi non solo sul corpo ma anche sulla mente. Il dondolio costante e armonioso favorisce il rilassamento, riduce lo stress e stimola la produzione di endorfine, gli ormoni della felicità. Per i bambini, rappresenta un modo naturale per scaricare energia e migliorare la concentrazione.

Anche per gli adulti, dedicare qualche minuto al giorno a un dolce dondolio può essere una forma di meditazione all’aperto, un modo per staccare dalla routine e rigenerarsi.

Scegliere l’altalena perfetta

Quando si decide di acquistare un’altalena da giardino, è importante valutare diversi aspetti:

  • Spazio disponibile: alcune strutture richiedono ampie aree libere, altre sono più compatte e adatte a piccoli giardini o terrazzi.
  • Età dei bambini: i modelli per i più piccoli devono offrire maggiore protezione, mentre quelli per ragazzi e adulti possono essere più ampi e resistenti.
  • Materiali e manutenzione: il legno richiede cure periodiche, mentre il metallo è più pratico ma può riscaldarsi al sole.
  • Numero di posti: esistono altalene singole, doppie o addirittura con più seggiolini, perfette per famiglie numerose o gruppi di amici.

Scegliere con attenzione significa garantire anni di divertimento in totale sicurezza.

Conclusione

L’altalena da giardino non è solo un gioco, ma un simbolo di spensieratezza, libertà e connessione con la natura. È un elemento che arricchisce ogni spazio esterno, invitando grandi e piccoli a condividere momenti felici all’aria aperta.

Chi desidera portare nel proprio giardino questo tocco di magia può trovare ispirazione e modelli di alta qualità visitando il sito di altalena da giardino, dove design, sicurezza e divertimento si incontrano per creare esperienze indimenticabili.

Nuovo volo diretto da Milano a Capo Verde con easyJet

Un collegamento strategico per il Nord Italia

La compagnia low-cost easyJet inaugura un nuovo collegamento diretto tra l’Aeroporto di Milano‑Malpensa (MXP) e l’Isola di Sal, nell’arcipelago di Capo Verde. Il primo volo prende il via il 29 ottobre 2025, con frequenza due volte a settimana, ogni mercoledì e sabato.  

Si tratta dell’unico collegamento diretto tra Milano e Capo Verde, offrendo ai viaggiatori del Nord Italia una via senza scali intermedi verso una meta atlantica.  

Destinazione e opportunità di viaggio

L’Isola di Sal è una delle località più note dell’arcipelago capoverdiano grazie alle sue lunghe spiagge dorate, il mare turchese, temperature miti tutto l’anno fra i 23 °C e i 30 °C, e la possibilità di praticare sport acquatici.  

Il nuovo volo rappresenta dunque un’opportunità concreta per chi cerca una vacanza “extra-europea” accessibile, ideale sia per soggiorni brevi sia per pause più lunghe, con partenza dal Nord Italia.

Strategia dell’offerta da Milano

La mossa rientra nel piano di espansione invernale 2025/26 di easyJet, che da Milano (Malpensa e anche Linate) introduce quattro nuove rotte: Sal, Luxor, Strasburgo e Siviglia. Con queste aggiunte, il network da Milano sale a 71 destinazioni (o 52 nel solo scalo di Malpensa, secondo alcune fonti) servite dalla compagnia.  

Secondo la compagnia, l’iniziativa risponde alla crescente domanda dei viaggiatori italiani per mete leisure dirette, senza scali, che rappresentino una novità rispetto ai collegamenti tradizionali.  

Aspetti pratici del nuovo servizio

  • Frequenza: due voli settimanali (mercoledì e sabato).  
  • Tariffa d’avviamento: voli da circa 69 euro (o in alcuni casi da 65,99 €) per tratta singola in promozione.  
  • Biglietti già disponibili online sul sito easyJet e tramite app.  
  • Il collegamento consente di raggiungere Capo Verde dal Nord Italia senza scali intermedi, un plus rispetto all’offerta precedente.

Implicazioni per l’industria del turismo e per Milano

L’apertura di questa rotta rafforza la posizione dell’aeroporto di Milano-Malpensa come hub strategico per i viaggi internazionali, in particolare per il segmento leisure e vacanze. Inoltre, l’offerta di destinazioni “non convenzionali” (come Capo Verde) apre nuove possibilità anche per tour operator, pacchetti vacanza e turismo indipendente.  

Per i viaggiatori italiani, soprattutto del Nord, si cela dunque un’opportunità per scoprire una meta esotica a breve raggio, con voli diretti e tariffe competitive.

Il nuovo ecosistema della mobilità: come OMODA & JAECOO coinvolgono gli utenti

“Da consumatori a co-creatori: la visione del marchio cinese per innovare il settore automotive”

Nel panorama dell’industria automobilistica globale, la parola co-creazione assume un significato sempre più concreto: non più solo veicolo da acquistare, ma piattaforma di interazione, dialogo e partecipazione. In questa chiave, OMODA & JAECOO rilanciano la loro strategia con il tema «CO-CREATE CO-DEFINE», affidando agli utenti un ruolo centrale nella definizione del futuro della mobilità.

Il Summit internazionale: gli utenti al centro

Il prossimo evento internazionale del marchio, l’“International User Summit 2025”, rappresenta più di una convention: è un invito a trasformare il rapporto utente-brand. Da consumatori passivi a co-creatori attivi, i partecipanti saranno coinvolti nel test dei prodotti, nella definizione di funzionalità, nel feedback diretto verso la casa madre. La sede scelta – la città di Wuhu in Cina – ospiterà utenti, partner e media da tutto il mondo, segnando la volontà del marchio di aprirsi a una dimensione globale di dialogo e partecipazione.

Questo approccio è un segnale importante per il settore: le automobili diventano elementi di un ecosistema, non solo mezzi di trasporto. E in questo senso la tecnologia diventa levatrice di cambiamento, non solo soggetto passivo.

Tecnologia, design e user-experience: tre pilastri dell’offerta

Architetture modulari e assistenza alla guida

OMODA 3 – modello simbolo della visione – è costruita sulla piattaforma modulare SNA (Systems Network Architecture) pensata per ospitare motorizzazioni termiche, elettrificate e full-electric. Nel panorama tecnico attuale, ciò rappresenta un concreto passo verso la flessibilità e l’omnicomprensività della mobilità.

Inoltre, il modello OMODA 7 introduce sistemi di parcheggio automatico (APA) e parcheggio remoto (RPA), pensati per gestire scenari urbani complessi. L’adozione di database con oltre 1.000 scenari di parcheggio globali mostra quanto il marchio stia investendo in numeri e non solo in dichiarazioni.

Estetica generazionale e identità visiva

L’estetica del modello OMODA 3 si definisce come “Cyber Mecha”: linee geometriche, gruppi ottici “Mecha Lightning”, colorazione esclusiva Stellar Blue. Un linguaggio grafico ed estetico che punta a parlare alle nuove generazioni, che non cercano solo un’utilitaria ma un’esperienza visiva, uno stile.

L’abitacolo, intanto, è concepito come ambiente immersivo: ispirato alle astronavi, avvolgente, tecnologico. In sostanza, l’auto come spazio di vita, oltre che di mobilità.

Sostenibilità e leadership globale

La strategia di OMODA & JAECOO si muove anche sul terreno della sostenibilità: modelli ibridi, sistemi Super Hybrid, motorizzazioni efficienti, attenzione al comfort e alla sicurezza (es. abitacolo “pet-friendly” certificato).

Allo stesso tempo, il marchio è già parte della strategia export del gruppo Chery Automobile: punta a conquistare il mercato europeo, italiano incluso, non semplicemente come “nuovo marchio”, ma come realtà che vuole integrarsi nel panorama della mobilità europea.

Il mercato italiano: opportunità e sfide

Per il mercato italiano, l’ingresso di OMODA & JAECOO può essere visto come un doppio segnale: da un lato occorre guardare con favore all’arrivo di nuovi attori che introducono tecnologia e dinamismo; dall’altro, bisogna mantenere quello spirito critico tipico del settore automotive che chiede affidabilità, rete post-vendita solida, servizio al cliente.

È importante che la promessa di co-creazione non resti fine a se stessa: gli utenti italiani, come tutti gli utenti, dovranno essere messi in condizione di incidere davvero su design, funzionalità e assistenza. Il marchio ha annunciato investimenti per l’Europa, inclusa l’Italia — ad esempio, discussioni con il governo su possibili impianti o collaborazioni locali.

Nel contesto attuale, in cui la transizione verso l’elettrico, la digitalizzazione e la mobilità condivisa mettono in tensione modelli consolidati, questa nuova proposta porta nuova linfa: ma va seguita con attenzione.

Riflessioni finali: difendere il settore con innovazione

La mobilità del futuro non sarà solamente “diversa” ma partecipata. Se un marchio è disposto a ridurre la distanza tra produttore e utente, il settore guadagna credibilità e vitalità. È un punto che va a favore dell’automotive nel suo complesso: l’industria non è in declino, ma in trasformazione.

Tuttavia, difendere il settore non significa accettare passivamente ogni iniziativa: serve rigore nel valutare qualità, servizio clienti, presenza locale. I proclami di co-creazione vanno accompagnati da investimenti veri, garantiti. Per esempio: quale sarà la copertura della rete di assistenza in Italia? Come saranno gestiti software, aggiornamenti, ricambi? In che modo gli utenti potranno davvero partecipare e non solo essere spettatori?

In conclusione, OMODA & JAECOO lanciano un messaggio importante: l’automobile può essere esperienzadialogocomunità. E questo rafforza la tesi che il settore auto — pur cambiando pelle — resta centrale. Per il pubblico italiano e per l’industria europea è un’occasione: quella di partecipare a un nuovo capitolo della mobilità, senza perdere di vista rigore, affidabilità e servizio.

Magia natalizia in Estonia: atmosfere fiabesche, paesaggi innevati, antiche tradizioni

Un viaggio tra luci, sapori e tradizioni nel cuore dell’Estonia natalizia

Durante la stagione invernale l’Estonia si presenta come una destinazione dal fascino notevole, in cui l’atmosfera natalizia permea le città con eleganza e calore. Le luci festive illuminano paesaggi urbani suggestivi, trasmettendo un senso di quiete e gioiosa accoglienza. Nonostante le giornate siano brevi e le temperature rigide, il periodo delle festività rappresenta uno dei momenti più emblematici dell’anno, profondamente radicato nelle antiche tradizioni del solstizio d’inverno di origine pagana. In questo contesto, la neve che ricopre tetti e strade contribuisce a creare scenari fiabeschi, ideali per vivere esperienze autentiche e ricche di significato.

L’incanto dei mercatini di Natale

La stagione invernale in Estonia si distingue per il suo carattere evocativo, arricchito da tradizioni che trovano espressione in eventi e ambientazioni di grande fascino. Il mercatino di Natale della capitale Tallinn, allestito nella antica piazza del Municipio (Raekoja plats), è considerato tra i più affascinanti mercatini natalizi d’Europa.  

Radicati nella tradizione locale, questi mercatini continuano a rappresentare un punto di ritrovo per i cittadini e per i visitatori, che vi si recano per respirare l’atmosfera del Natale. Nella storica piazza, svetta ogni anno l’albero di Natale più emblematico del Paese, rendendo questo luogo un’espressione viva del patrimonio culturale e identitario di Tallinn.  

Tra le caratteristiche casette in legno, i visitatori possono lasciarsi conquistare dai profumi e dai sapori della cucina estone: dal vin brûlé ai dolci allo zenzero, ogni proposta gastronomica contribuisce a rendere l’esperienza ancora più immersiva. A completare il quadro, la pista di pattinaggio situata nel cuore del centro storico offre un’occasione perfetta per vivere momenti di svago in un contesto dal fascino fiabesco.

Talenti e atmosfere festive a Tartu

Durante il periodo natalizio, anche la città di Tartu si distingue per la sua atmosfera suggestiva e coinvolgente. Fino al 4 gennaio 2026 la rinomata “Tartu Christmas City” animerà la piazza del municipio, trasformata per l’occasione in uno spazio festivo arricchito da raffinati padiglioni in vetro e accoglienti chioschi dove è possibile assaporare vin brûlé, pan di zenzero e altre specialità locali. Al centro della piazza, un magnifico albero di Natale decorato con cura farà da sfondo a un programma variegato di attività, come laboratori creativi e proiezioni di film d’animazione. L’atmosfera proseguirà fino a marzo grazie alla pista di pattinaggio allestita nei pressi della celebre fontana dei “Kissing Students”, nel cuore del centro storico. Qui, tra giochi di luce e scorci incantevoli, residenti e visitatori potranno vivere momenti di svago immersi in un contesto urbano dal forte impatto visivo ed emozionale.

Il potere rigenerante del benessere nordico

Il periodo natalizio in Estonia rappresenta anche un’opportunità privilegiata per riscoprire il potere rigenerante della sauna, una pratica profondamente radicata nella cultura locale. L’arte della sauna a fumo – la cosiddetta “smoke sauna” – è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità e descritta come un vero rituale di purificazione e comunità.  

Tra le esperienze più autentiche spicca quella della smoke sauna della fattoria Mooska Farm, dove l’aroma del legno bruciato, delle foglie di betulla e del miele accompagna gli ospiti in un percorso sensoriale immersivo. Situata nei pressi di un laghetto, offre anche l’opzione, durante la stagione invernale, di sperimentare il tradizionale tuffo nelle acque ghiacciate.  

A pochi passi dal centro di Tallinn, esperienze come l’Iglupark propongono versioni moderne della sauna tradizionale – ad esempio un’igloo sauna artigianale realizzata con trucioli di legno – perfetta per rilassarsi dopo una giornata sulla neve. In forte espansione è anche la pratica della sauna guidata da un “sauna master”, figura esperta che accompagna gli ospiti attraverso rituali personalizzati con oli essenziali, getti di vapore e massaggi con prodotti naturali. Oltre a favorire il rilassamento fisico e mentale, il sauna master condivide storie e tradizioni legate a questa antica arte, trasformando ogni sessione in un’esperienza culturale profonda e significativa.

Esperienze nella natura che lasciano il segno

Oltre ai rinomati mercatini di Natale, Tallinn e dintorni offrono un ricco programma di eventi che arricchiscono l’esperienza invernale. Tra le proposte più interessanti troviamo un festival jazz ispirato al periodo natalizio e, nel quartiere di Noblessner, il raffinato negozio Shishi, punto di riferimento per chi è alla ricerca di decorazioni esclusive.

Per i più piccoli, imperdibile una visita alla fattoria di Babbo Natale, la Santa’s Korstna Farm, dove l’atmosfera natalizia prende vita grazie all’incontro con elfi, animali della fattoria, passeggiate in carrozza e attività con pony e cavalli: un’immersione autentica nella magia delle feste.

Per chi desidera un’esperienza nordica vera e propria a pochi chilometri da Tallinn, l’operatore Small Lapland propone escursioni in slitta trainata da husky, percorsi innevati immersi nella natura, aree con focolare per bevande calde e set fotografici ideali per coppie e famiglie.

Un’alternativa adrenalinica è l’attraversamento del lago ghiacciato Peipus Lake a bordo dei “karakat”, veicoli tradizionali ideati dai pescatori locali, oppure la navigazione su ghiaccio praticabile a Haapsalu e Pärnu: uno sport nato in Estonia che consente di raggiungere velocità superiori ai 100 km/h, regalando emozioni intense in un contesto naturale unico. Infine, per gli amanti dell’atmosfera notturna, c’è la “Night Trek”: un’escursione di 14 km che si snoda tra foreste silenziose e suggestive torbiere, immersi nella magia della notte.

Vivere la cultura e le tradizioni invernali

Vivere la cultura e le tradizioni invernali dell’Estonia significa immergersi in un’esperienza autentica e coinvolgente, capace di arricchire lo spirito e lasciare un ricordo indelebile di una stagione dal fascino unico.

Per maggiori informazioni sugli eventi e le attività invernali in Estonia, è consigliato consultare il sito ufficiale Visit Estonia.  

A proposito dell’Estonia

Natura, cultura, arte, storia ma anche innovazione e modernità: sono le innumerevoli esperienze racchiuse in un viaggio in Estonia, paese dalle mille sfaccettature, con una popolazione di circa 1.300.000 abitanti su una superficie di 45 300 km². Un arcobaleno di colori: dal verde dei boschi (che occupano circa il 51% del territorio) al blu del mare e degli innumerevoli corsi d’acqua e laghi, al rosso e viola dei tramonti infuocati, dal bianco candore delle immense distese di neve nei mesi invernali agli innumerevoli toni di giallo e marrone delle torbiere.  

Dalle lunghe notti d’estate a una sorprendente “quinta stagione”, fino a una combinazione di profumi baltici, nordici e scandinavi, l’Estonia è un mistero che si svela ai viaggiatori curiosi, liberi di esplorare a modo proprio un luogo unico e senza tempo. Qui la natura fa da padrona, ma al contempo un rapido sviluppo tecnologico ha contribuito a rendere l’Estonia un paese digitale e uno dei più informatizzati al mondo, combinando con semplicità tradizione e innovazione. L’architettura del legno e gli ambienti naturali convivono con design contemporaneo e start-up tecnologiche.

Un viaggio in Estonia combina la voglia di perdersi nella natura con il desiderio di rivivere tradizioni storiche: una visita alla città di Tallinn – patrimonio mondiale UNESCO ed European Green Capital 2023 – il cui centro medioevale è uno dei meglio conservati al mondo. E non si può certo dimenticare Tartu nel sud del Paese, la più antica città baltica, sede della prima università del Nord Europa e Capitale Europea della Cultura 2024. L’Estonia sorprende col calore dei suoi abitanti, i mille sapori della sua variegata cucina, i colori della natura, la sua storia e le sue tradizioni.

Le Autostrade del Mare: la rivoluzione verde del Mediterraneo

Come il trasporto marittimo sostenibile sta salvaguardando l’ecosistema e ridisegnando il futuro della logistica europea

Nel cuore del Mediterraneo si sta compiendo una rivoluzione silenziosa ma potente. Mentre le autostrade terrestri d’Europa soffrono sotto il peso di milioni di TIR, le “Autostrade del Mare” stanno dimostrando che esiste un’alternativa concreta, efficiente e soprattutto sostenibile per il trasporto delle merci. Non si tratta solo di numeri economici o di efficienza logistica: questa trasformazione sta portando benefici tangibili all’ecosistema marino del Mediterraneo, uno dei bacini più preziosi e minacciati del pianeta.

I numeri di una trasformazione epocale

I dati del 2023 parlano chiaro: le Autostrade del Mare hanno trasportato 69 milioni di tonnellate di merci, eliminando circa 2,6 milioni di camion dalle strade europee. Il risultato? Una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 2,9 milioni di tonnellate, equivalente all’impatto ambientale annuale di una città di oltre un milione di abitanti.

Le cifre diventano ancora più impressionanti se si analizza l’impatto economico e ambientale complessivo. La riduzione delle esternalità ambientali negative ha generato un beneficio stimato in 2,2 miliardi di euro per la collettività. Dal 2008 a oggi, il settore ha registrato un incremento di quasi il 20% in termini di collegamenti, mentre la capacità di trasporto in metri lineari è pressoché raddoppiata.

Ma il vero valore di questa rivoluzione non si misura solo in tonnellate o in euro: si misura nella salute rinnovata del nostro mare.

L’ecosistema Mediterraneo: un patrimonio da proteggere

Il Mar Mediterraneo rappresenta solo l’1% della superficie totale degli oceani mondiali, eppure ospita quasi il 30% del traffico marittimo globale. Questo squilibrio ha da sempre messo a dura prova un ecosistema che, sebbene rappresenti uno dei principali hotspot di biodiversità marina e costiera del pianeta, è anche uno dei più vulnerabili.

Le minacce per gli ecosistemi marini mediterranei sono molteplici: inquinamento atmosferico e acustico, introduzione di specie invasive, sversamenti di sostanze tossiche, pressione sugli habitat costieri. Attraverso il Mediterraneo transitano ogni anno circa 400 milioni di tonnellate di idrocarburi, con rischi elevatissimi in caso di incidenti. In questo contesto fragile, ogni iniziativa che riduce la pressione antropica sull’ambiente marino assume un valore inestimabile.

Le Autostrade del Mare non solo alleggeriscono il carico del traffico stradale, ma contribuiscono attivamente alla tutela della biodiversità marina. Uno studio di Price Waterhouse ha evidenziato che, in termini di esternalità ambientali, il costo dell’inquinamento prodotto dal trasporto su strada è di 4,91 euro per mille tonnellate/chilometro, contro 1,81 euro per il trasporto marittimo sulla stessa distanza. Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, il divario è ancora più marcato: 5,32 euro contro 1,51 euro.

La nuova generazione di navi: tecnologia al servizio dell’ambiente

La vera rivoluzione delle Autostrade del Mare si sta realizzando grazie all’introduzione di navi di ultima generazione, progettate secondo criteri di sostenibilità ambientale senza precedenti. Questi giganti del mare rappresentano il perfetto connubio tra capacità di carico, efficienza operativa e rispetto dell’ecosistema.

Un esempio emblematico è rappresentato dalla flotta Grimaldi Green 5th Generation (GG5G), le cui 14 unità ro-ro ibride hanno un valore complessivo di oltre un miliardo di dollari. Queste navi, tra cui la Eco Napoli consegnata nel marzo 2025, sono lunghe 238 metri e possono trasportare 7.800 metri lineari di merci rotabili, pari a circa 500 trailer e 180 automobili. La loro capacità di carico è doppia rispetto alla generazione precedente, ma il consumo di carburante rimane invariato, dimezzando così le emissioni di CO2 per unità trasportata.

L’innovazione tecnologica di queste navi è impressionante:

Motori di ultima generazione controllati elettronicamente che ottimizzano i consumi in tempo reale.

Impianti di depurazione dei gas di scarico per l’abbattimento delle emissioni di zolfo e particolato, riducendo drasticamente l’inquinamento atmosferico che danneggia gli ecosistemi marini.

Sistema “Zero Emission in Port”: durante la sosta in banchina, le navi utilizzano energia elettrica immagazzinata in mega batterie al litio da 5 MWh, che si ricaricano durante la navigazione grazie a shaft generator e a 350 m² di pannelli solari. Questo significa che nei porti, ecosistemi particolarmente sensibili, le emissioni vengono completamente azzerate.

Tecnologie avanzate di efficientamento: sistema di lubrificazione ad aria, eliche ottimizzate, recupero del calore residuo, vernici siliconiche in carena che riducono l’attrito e quindi i consumi.

Anche altri operatori stanno seguendo questa strada virtuosa. GNV sta introducendo navi alimentate a GNL (Gas Naturale Liquefatto) che garantiscono una riduzione delle emissioni di CO2 di oltre il 50% rispetto alle navi di precedente generazione. Le nuove unità GNV Virgo e GNV Aurora, in arrivo entro la fine del 2025, e le quattro navi aggiuntive previste entro il 2030, saranno tra le più grandi e capienti del Mediterraneo, con una stazza lorda di circa 71.300 tonnellate.

Il futuro si presenta ancora più promettente: il Gruppo Grimaldi ha ordinato nove nuove navi ro-pax, per un valore di 1,5 miliardi di dollari, tutte equipaggiate con motori che possono essere alimentati a metanolo. Queste unità, in consegna tra il 2028 e il 2030, rappresenteranno le prime navi nel Mediterraneo progettate per raggiungere l’obiettivo “Net Zero Emission”, combinando capacità di trasporto, design innovativo, comfort di bordo e sostenibilità ambientale in un equilibrio perfetto.

I benefici concreti per l’ecosistema marino

L’impatto positivo di queste tecnologie sull’ecosistema mediterraneo è misurabile e significativo:

Riduzione dell’inquinamento atmosferico: Le moderne navi abbattono drasticamente le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (NOx), sostanze che contribuiscono alle piogge acide e danneggiano sia gli ecosistemi marini che costieri. Il GNL, in particolare, elimina quasi completamente le emissioni di questi inquinanti e riduce le emissioni di CO2 fino al 20%.

Minore inquinamento acustico: Le nuove tecnologie di propulsione e i motori ottimizzati riducono significativamente il rumore subacqueo, un problema spesso sottovalutato ma estremamente dannoso per la fauna marina. L’inquinamento acustico disturba la comunicazione dei cetacei, altera i comportamenti riproduttivi di molte specie e può causare stress cronico negli organismi marini. Si stima che, tra il 2014 e il 2019, l’energia sonora sottomarina totale irradiata nelle acque dell’UE sia più che raddoppiata, rendendo fondamentale l’adozione di tecnologie più silenziose.

Protezione della qualità dell’aria nei porti: Il sistema “Zero Emission in Port” garantisce che durante la sosta in banchina non vengano rilasciate emissioni nocive, proteggendo non solo gli ecosistemi portuali ma anche la salute delle comunità costiere. I porti, con le loro acque meno profonde e meno ricambiate, sono ambienti particolarmente vulnerabili all’accumulo di inquinanti.

Riduzione del rischio di incidenti: Navi moderne e tecnologicamente avanzate sono più sicure, riducendo il rischio di sversamenti di carburante o altre sostanze pericolose che potrebbero devastare l’ecosistema marino. La flotta italiana, tra le più rinnovate tecnologicamente al mondo, rappresenta una garanzia in termini di sicurezza della navigazione e tutela ambientale.

Minore pressione sulle infrastrutture costiere: Spostando il traffico dalla strada al mare, si riduce la necessità di espandere le infrastrutture autostradali costiere, proteggendo così gli habitat terrestri costieri che spesso rappresentano aree di grande valore ecologico.

Il supporto istituzionale: Marebonus e politiche di incentivazione

L’Italia ha compreso l’importanza strategica delle Autostrade del Mare, non solo dal punto di vista economico ma anche ambientale. Il Marebonus, incentivo governativo introdotto nel 2017 e confermato fino al 2026, ha stimolato investimenti per oltre 538 milioni di euro in nuovi servizi e nell’upgrading di quelli esistenti, con un effetto leva di 4,56. Grazie a questo strumento, si stima che vengano sottratti annualmente 190.000 veicoli pesanti dalle strade.

Gli stanziamenti Marebonus del 2023 hanno permesso di ridurre il traffico stradale di 2,6 milioni di TIR, con una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 2,9 milioni di tonnellate. Questo rappresenta non solo un successo economico, ma soprattutto un investimento concreto nella salute del nostro ecosistema marino.

L’incentivo si inserisce in un quadro più ampio di politiche europee e internazionali volte alla protezione dell’ambiente marino. La Convenzione di Barcellona, la Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE) e la Pianificazione dello Spazio Marittimo sono tutti strumenti che puntano a garantire una corretta gestione dell’ecosistema marino e uno sviluppo economico e sociale sostenibile.

L’approccio ecosistemico: oltre le emissioni

La tutela dell’ecosistema mediterraneo richiede un approccio olistico che vada oltre la semplice riduzione delle emissioni. Il concetto di “approccio ecosistemico”, promosso dal WWF e da altre organizzazioni ambientalisti, prevede di considerare lo spazio marittimo nella sua interezza, come un sistema integrato che fornisce una varietà di usi e servizi, inclusa la protezione ambientale.

Le Autostrade del Mare si inseriscono perfettamente in questa visione. Non si limitano a ridurre l’inquinamento atmosferico, ma contribuiscono a:

Diminuire la pressione sugli habitat costieri, riducendo la necessità di nuove infrastrutture terrestri.

Supportare la creazione di aree marine protette, liberando risorse economiche che possono essere investite nella conservazione.

Favorire la resilienza climatica del Mediterraneo, riducendo le emissioni di gas serra che accelerano i cambiamenti climatici e i loro impatti sugli ecosistemi marini.

Promuovere una cultura della sostenibilità nel settore della logistica, stimolando l’innovazione tecnologica e l’adozione di pratiche virtuose.

Il Mar Mediterraneo, pur essendo uno dei maggiori hotspot mondiali di biodiversità marina e costiera, è gravemente impattato da decenni di sfruttamento intensivo. Solo attraverso una pianificazione dello spazio marittimo basata sull’approccio ecosistemico, che coinvolga tutti i portatori di interesse dei settori marittimi (pesca, energie rinnovabili offshore, turismo, trasporto marittimo, acquacoltura), sarà possibile conservare la biodiversità marina e garantire la resilienza del Mediterraneo alla luce degli impatti dei cambiamenti climatici.

Il ruolo dell’imprenditoria marittima illuminata

La transizione verso un trasporto marittimo veramente sostenibile non sarebbe possibile senza l’impegno di un’imprenditoria marittima illuminata, che ha scelto di investire massicciamente nell’innovazione tecnologica e nella riduzione dell’impatto ambientale, anche quando questo comportava costi significativi.

Aziende come il Gruppo Grimaldi, GNV (parte del gruppo MSC) e molte altre compagnie italiane ed europee hanno dimostrato che sostenibilità economica e ambientale non solo possono coesistere, ma sono anzi elementi sinergici. Le navi di nuova generazione non sono solo più ecologiche, ma anche più efficienti, più sicure e più competitive sul mercato.

Questo approccio visionario sta creando un circolo virtuoso: gli investimenti in tecnologie green migliorano l’immagine delle compagnie, attraggono clienti sempre più sensibili alle tematiche ambientali, stimolano ulteriori innovazioni e, soprattutto, contribuiscono concretamente alla protezione dell’ecosistema marino da cui dipende la stessa sostenibilità a lungo termine del settore.

L’Italia, prima al mondo per flotte di navi ferry e Ro-Ro Pax con oltre 250 unità per più di 5 milioni di tonnellate di stazza, e seconda in Europa per traffico merci RO-RO, si sta affermando come leader nella navigazione sostenibile. La flotta italiana possiede una delle flottes più rinnovate e tecnologicamente avanzate al mondo, garanzia di sicurezza della navigazione e di tutela dell’ecosistema marino.

Le sfide future e le opportunità

Nonostante i progressi impressionanti, il cammino verso un trasporto marittimo completamente sostenibile è ancora lungo. Le sfide sono molteplici:

Transizione verso carburanti a zero emissioni: Il metanolo verde, il bio-GNL, l’idrogeno e l’ammoniaca rappresentano il futuro, ma richiedono investimenti in infrastrutture e tecnologie ancora in fase di sviluppo.

Elettrificazione delle banchine (Cold Ironing): È fondamentale accelerare l’elettrificazione dei porti per permettere alle navi di spegnere i motori durante la sosta, riducendo ulteriormente le emissioni nei delicati ecosistemi portuali.

Armonizzazione normativa: È necessario un quadro regolamentare europeo e internazionale coerente che favorisca gli investimenti in sostenibilità senza creare distorsioni competitive.

Monitoraggio e protezione della biodiversità: Serve un sistema integrato di monitoraggio dell’ecosistema marino per valutare l’efficacia delle misure adottate e intervenire tempestivamente dove necessario.

Ma le opportunità sono altrettanto significative. Il programma europeo Next Generation-EU sta finanziando progetti di trasformazione digitale e sostenibile della logistica. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano prevede investimenti di oltre 450 milioni di euro tra Marebonus, Ferrobonus, incentivi per terminalisti e sconti sui pedaggi, con particolare attenzione alla logistica dell’ultimo miglio.

La richiesta di proposte “LogIN Business”, pubblicata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel luglio 2025, rappresenta un’ulteriore spinta verso la digitalizzazione e l’efficientamento del settore, creando le basi per una logistica ancora più sostenibile ed efficiente.

Verso un Mediterraneo blu

Il Mediterraneo che ci racconta questa storia non è solo un mare di merci e commerci. È un ecosistema vivente, ricco di biodiversità, che da millenni sostenta le civiltà che si affacciano sulle sue rive. È il mare dei cetacei che solcano le sue acque, dei branchi di tonni e pesci spada, delle praterie di posidonia che ossigenano le sue profondità, dei coralli che colorano i suoi fondali.

Le Autostrade del Mare rappresentano la dimostrazione concreta che è possibile coniugare sviluppo economico e tutela ambientale, che la tecnologia può essere al servizio della natura, che l’imprenditoria può essere illuminata e lungimirante. Ogni TIR che viene imbarcato su una nave moderna invece di percorrere centinaia di chilometri su strada è un contributo alla salute del nostro pianeta. Ogni tonnellata di CO2 non emessa è un regalo alle generazioni future. Ogni decibel di rumore in meno nell’ambiente marino è una possibilità in più per le balene e i delfini di comunicare, riprodursi, sopravvivere.

La rivoluzione verde del Mediterraneo è iniziata, ed è una rivoluzione silenziosa ma inarrestabile. Sta nelle stive delle navi eco-friendly che solcano il Mare Nostrum, nei motori a basse emissioni che ronzano nei porti, nelle batterie al litio che si ricaricano al sole del Mediterraneo. Sta nella visione di imprenditori che hanno scelto di investire nel futuro, nelle politiche di governi che hanno compreso l’urgenza della transizione ecologica, nella consapevolezza crescente di cittadini che chiedono un trasporto più sostenibile.

Il Mediterraneo che vogliamo lasciare ai nostri figli non può essere solo una rotta commerciale. Deve essere un ecosistema sano, ricco di vita, resiliente ai cambiamenti climatici. Le Autostrade del Mare ci stanno portando esattamente in questa direzione: verso un futuro in cui il mare non è solo una via di comunicazione, ma un patrimonio da proteggere con ogni mezzo a nostra disposizione.

La strada è tracciata, le navi sono in rotta. Il futuro del Mediterraneo è un futuro blu, sostenibile, tecnologico. Un futuro in cui economia ed ecologia navigano finalmente nella stessa direzione.

Fonti consultate:

  • Confitarma – Dati sul trasporto marittimo 2023-2025
  • RAM S.p.A. – Rapporti sulle Autostrade del Mare
  • Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
  • Agenzia Europea dell’Ambiente – European Maritime Transport Environmental Report 2021
  • Gruppo Grimaldi – Comunicati stampa e report aziendali
  • GNV – Comunicazioni corporate
  • WWF Italia – Rapporti sulla biodiversità marina del Mediterraneo
  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Strategia Marina
  • Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo

La rivoluzione italiana nella lotta al cancro: quando le cellule diventano farmaci viventi

Dai laboratori di Milano e Roma, le terapie CAR-T aprono nuove speranze contro i tumori solidi. Un’eccellenza scientifica che sta cambiando la storia dell’oncologia

Nel laboratorio del quarto piano dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, la dottoressa Monica Casucci osserva al microscopio qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza: cellule del sistema immunitario trasformate in armi di precisione contro il cancro. Non farmaci tradizionali, ma “farmaci viventi” capaci di riconoscere, inseguire e distruggere le cellule tumorali come missili teleguidati biologici.

È la frontiera delle terapie CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell), e l’Italia sta scrivendo alcuni dei capitoli più importanti di questa rivoluzione scientifica. Mentre il mondo della ricerca oncologica celebrava successi strabilianti contro leucemie e linfomi, i centri italiani hanno fatto ciò che sembrava impossibile: adattare queste terapie ai tumori solidi, quelli che costituiscono la stragrande maggioranza dei casi di cancro e che, fino a oggi, si erano dimostrati una fortezza inespugnabile.

La sfida dei tumori solidi

Per comprendere la portata di questa conquista scientifica, occorre fare un passo indietro. Le terapie CAR-T funzionano prelevando i linfociti T dal sangue del paziente, modificandoli geneticamente in laboratorio affinché esprimano un recettore chimerico capace di riconoscere specifici antigeni tumorali, e reinfondendoli nel paziente. Una volta tornate in circolo, queste cellule “riprogrammate” cacciano e attaccano il tumore come un esercito altamente specializzato.

Contro i tumori del sangue – leucemie e linfomi – i risultati sono stati spettacolari, con tassi di remissione completa che superano il 60-80% in pazienti che avevano esaurito ogni altra opzione terapeutica. Ma i tumori solidi – quelli che formano masse in organi come polmoni, colon, pancreas, cervello – hanno opposto una resistenza feroce.

“I tumori solidi creano intorno a loro una sorta di barricata difensiva che impedisce alle normali CAR-T di colpirli al cuore”, spiega il dottor Massimiliano Petrini, Responsabile della Cell Factory dell’IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori di Meldola. Il problema è duplice: da un lato, la mancanza di antigeni davvero specifici del tumore (rischiando di colpire anche tessuti sani); dall’altro, il microambiente tumorale ostile che soffoca l’azione delle cellule modificate.

Eppure, i ricercatori italiani non si sono arresi.

Il miracolo di Roma: quando i bambini tornano a sperare

La prima grande vittoria italiana arriva dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il professor Franco Locatelli, coordinatore dell’area di ricerca oncologica, ha guidato uno studio che ha fatto storia: la prima sperimentazione internazionale di CAR-T contro un tumore solido con risultati così incoraggianti su una casistica così ampia.

Il nemico in questo caso è il neuroblastoma, il tumore solido più comune nei bambini, che origina da cellule nervose immature. Se il tumore si ripresenta dopo i trattamenti convenzionali, il tasso di sopravvivenza a tre anni crolla sotto il 10%. Una sentenza di morte, fino a ieri.

Tra il 2018 e il 2021, ventisette bambini e giovani adulti (età 1-25 anni) da tutta Italia, già sottoposti a numerosi cicli di chemioterapia senza successo, sono stati arruolati nello studio. Ai loro linfociti T è stato aggiunto un recettore di terza generazione, denominato GD2-CART01, progettato per riconoscere il GD2, una molecola espressa abbondantemente sulle cellule di neuroblastoma.

I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno superato ogni aspettativa: risposta al trattamento nel 63% dei pazienti, metà dei quali in remissione completa. La probabilità di sopravvivenza a tre anni è salita al 60%, e le cellule CAR-T hanno dimostrato di persistere nell’organismo fino a 2-3 anni, continuando a sorvegliare e attaccare eventuali residui tumorali.

“Ogni mattina, quando arrivo in ospedale, penso a quei ventisette ragazzi”, confida Locatelli. “Alcuni di loro oggi vanno a scuola, giocano a calcio, progettano il loro futuro. Erano stati dichiarati incurabili. Oggi sono vivi grazie a cellule che abbiamo riprogrammato qui, nel nostro laboratorio”.

Il protocollo è già stato approvato per estendersi ai tumori cerebrali pediatrici che esprimono lo stesso bersaglio molecolare GD2, e sono in corso contatti con centri europei per replicare la sperimentazione.

Milano colpisce il colon-retto: la caderina-17 nel mirino

Se Roma ha conquistato il neuroblastoma, Milano punta a una preda ancora più insidiosa: le metastasi epatiche da tumore del colon-retto, la prima causa di morte nei pazienti con questa patologia.

Il team guidato dalla dottoressa Monica Casucci al San Raffaele ha pubblicato su Science Translational Medicine, nel maggio 2025, uno studio che potrebbe cambiare le carte in tavola. I ricercatori hanno sviluppato cellule CAR-T ingegnerizzate per riconoscere la Caderina-17 (CDH17), una proteina presente in grandi quantità sulle cellule tumorali del colon ma non accessibile nei tessuti sani.

“Ci siamo chiesti: esiste un bersaglio adatto per sviluppare una terapia CAR-T efficace e sicura?”, racconta Casucci. La risposta è arrivata dopo anni di screening molecolare: CDH17 è espressa massicciamente dalle cellule metastatiche, ma nei tessuti sani è “nascosta” all’interno delle cellule, inaccessibile ai recettori CAR.

Gli esperimenti su modelli preclinici hanno dimostrato che le CAR-T anti-CDH17 bloccano efficacemente la crescita del tumore senza danneggiare i tessuti normali. Testate anche su tessuti derivati da pazienti reali, hanno attaccato selettivamente le cellule cancerose risparmiando quelle sane.

Lo studio è parte di un ambizioso programma di ricerca 5xmille finanziato da Fondazione AIRC, iniziato sei anni fa e che coinvolge 17 gruppi di ricerca dell’Università Vita-Salute e dell’Ospedale San Raffaele, con l’obiettivo di sviluppare terapie avanzate contro metastasi epatiche da tumori del colon-retto e del pancreas.

“Siamo a un passo dagli studi clinici sull’uomo”, afferma la professoressa Chiara Bonini, coordinatrice del programma e ordinario di Ematologia all’Università Vita-Salute San Raffaele. “Trasformare risultati di laboratorio in cure tangibili: è per questo che facciamo ricerca”.

L’altro fronte: rendere i tumori “visibili”

Ma c’è anche un’altra strategia italiana per aggirare le difese dei tumori solidi. Un team di ricercatori dell’IFOM (Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare), dell’Università di Torino e dell’Università di Milano, in collaborazione con il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, l’Ospedale San Raffaele e l’Istituto di Candiolo, ha individuato un modo per rendere i tumori del colon-retto sensibili all’immunoterapia.

Il problema di partenza è drammatico: oltre il 95% dei tumori del colon-retto metastatici non risponde all’immunoterapia perché è praticamente invisibile al sistema immunitario. La soluzione, pubblicata sulla rivista Cancer Cell nel giugno 2025, è elegante quanto controintuitiva: combinando due chemioterapici specifici, i ricercatori sono riusciti a “svegliare” il sistema immunitario, rendendo il tumore finalmente riconoscibile e attaccabile.

Non si tratta di CAR-T, ma di un approccio complementare che potrebbe aprire le porte dell’immunoterapia a migliaia di pazienti oggi esclusi da questi trattamenti rivoluzionari.

Macrofagi armati: l’arma segreta di Telethon

C’è poi una terza strada, ancora più innovativa. Il gruppo coordinato dall’Istituto Telethon per la terapia genica (Tiget) del San Raffaele di Milano, in collaborazione con l’Università del Queensland in Australia, ha trasformato le cellule che i tumori normalmente corrompono in efficaci corrieri di “bombe” antitumorali.

Il team è intervenuto sulle staminali ematopoietiche (da cui hanno origine tutte le cellule del sangue) in modo che i macrofagi che ne derivano producano interferone alpha esattamente dove si sta sviluppando un tumore. L’interferone alpha è una molecola prodotta normalmente dal nostro organismo in risposta a infezioni, capace anche di una potente attività antitumorale.

È un approccio radicalmente diverso dalle CAR-T: invece di armare i linfociti T, si armano i macrofagi, le cellule “spazzino” del sistema immunitario che i tumori solitamente riescono a corrompere trasformandole in alleati. Ora, grazie all’ingegneria genetica, questi potenziali traditori diventano agenti infiltrati che rilasciano armi letali nel cuore della massa tumorale.

I numeri della speranza: la mortalità cala

Questi progressi scientifici si traducono in numeri concreti. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con l’Università di Bologna e pubblicato sulla rivista Annals of Oncology nel 2025 stima una diminuzione del 3,5% dei tassi di mortalità per tutti i tumori nell’Unione Europea tra il 2020 e il 2025.

Per il tumore della mammella, il più comune nelle donne, si prevede una diminuzione del 3,6% dei tassi di mortalità a livello europeo e dello 0,8% in Italia. Dal 1989 al 2025, si stima che siano stati evitati 373.000 decessi per tumore della mammella nell’UE, il 25-30% dei quali grazie a diagnosi precoce e screening.

“La maggior parte delle vite salvate è dovuta al miglioramento delle terapie”, spiega il professor Carlo La Vecchia, coordinatore dello studio e docente di statistica medica ed epidemiologia all’Università Statale di Milano. “Le nuove immunoterapie, le terapie a bersaglio molecolare, le CAR-T stanno rivoluzionando l’oncologia. Ma serve un accesso equo: tutte le pazienti devono poter raggiungere centri capaci di offrire queste cure innovative”.

La strada verso la cura: ostacoli e speranze

Nonostante gli straordinari progressi, la strada verso la sconfitta definitiva del cancro resta lunga e irta di ostacoli. Le CAR-T approvate in Europa sono attualmente sei, tutte per tumori del sangue, più una settima autorizzata negli Stati Uniti. Per i tumori solidi, siamo ancora nella fase delle sperimentazioni cliniche.

I problemi da risolvere sono molteplici. Innanzitutto, la complessità e il costo della produzione: ogni terapia CAR-T è personalizzata, richiede settimane di lavorazione in laboratori altamente specializzati, e costa centinaia di migliaia di euro. Servono centri autorizzati dall’AIFA alla produzione e somministrazione di terapie avanzate, come l’Immuno-Gene Therapy Factory dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” di Meldola, il primo in Emilia-Romagna.

Poi ci sono gli effetti collaterali, che possono essere severi: la sindrome da rilascio citochinico (una tempesta infiammatoria che può essere pericolosa) e la neurotossicità sono rischi concreti che richiedono monitoraggio intensivo e team medici esperti.

Infine, c’è la questione dell’accesso equo. Non tutti i centri oncologici italiani possono offrire queste terapie. Le disparità regionali rischiano di creare pazienti di serie A e di serie B, dove la probabilità di sopravvivenza dipende dal codice postale.

Il futuro è adesso

Eppure, nonostante le sfide, il futuro dell’oncologia si sta scrivendo proprio ora, nei laboratori italiani. Come ha affermato Michel Sadelain, uno dei pionieri delle CAR-T, “il 2025 delle CAR-T assomiglia all’esplosione del Cambriano”, quel momento cruciale nell’evoluzione della vita sulla Terra in cui la diversità biologica esplose in forme sempre più complesse.

Oltre ai tumori del sangue, nel mirino ci sono i tumori solidi, le malattie autoimmuni e persino alcune infezioni severe. I risultati su pazienti con lupus eritematoso sistemico hanno aperto scenari impensabili. Le CAR-T non sono più “solo” una cura per il cancro: stanno diventando una piattaforma tecnologica versatile per riprogrammare il sistema immunitario.

All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, lo studio UNICORN – attivo in 15 centri italiani – sta sperimentando l’immunoterapia nelle fasi più precoci del tumore del colon-retto. “L’Italia può guidare la sperimentazione clinica internazionale, introducendo terapie innovative prima che il tumore diventi inarrestabile”, afferma la dottoressa Margherita Ambrosini, premiata dalla Fondazione Carlo Erba per i suoi studi innovativi.

Nel frattempo, al Bambino Gesù stanno già preparando il protocollo per estendere le CAR-T ai tumori cerebrali pediatrici. Al San Raffaele, il programma di ricerca 5xmille ha selezionato i cinque trattamenti più promettenti, tre dei quali sono terapie CAR-T, pronti per passare dal laboratorio alla clinica.

Una rivoluzione made in Italy

Mentre scrivo queste righe, in qualche laboratorio italiano un ricercatore sta osservando al microscopio cellule modificate che un giorno potrebbero salvare vite. Forse sta testando una nuova combinazione di recettori chimerici. Forse sta cercando un modo per rendere le CAR-T ancora più persistenti, ancora più letali contro il cancro, ancora più sicure per i pazienti.

È una rivoluzione silenziosa, fatta di pipette e provette, di notti insonni e fallimenti ripetuti, di piccoli passi avanti e grandi balzi di conoscenza. Una rivoluzione che non fa rumore sui giornali, che non genera titoli sensazionalistici, ma che sta letteralmente salvando vite.

I ventisette bambini del Bambino Gesù lo sanno. Le loro famiglie lo sanno. E tra qualche anno, quando queste terapie saranno diventate standard di cura, lo sapranno migliaia di pazienti che oggi non hanno alternative.

Il cancro è ancora una delle principali cause di morte nel mondo. Ma grazie al lavoro di ricercatori italiani come Locatelli, Casucci, Bonini e decine di altri scienziati che lavorano nell’ombra dei laboratori, questa malattia sta diventando sempre più curabile, sempre meno una sentenza di morte, sempre più una battaglia che possiamo vincere.

Le cellule sono diventate farmaci viventi. E l’Italia è in prima linea in questa rivoluzione.

NOTE E RIFERIMENTI SCIENTIFICI

[1] Terapie CAR-T per neuroblastoma:

  • Studio pubblicato: New England Journal of Medicine, 2023
  • Istituzione: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma
  • Coordinatore: Prof. Franco Locatelli
  • Fonte web: https://www.nature.com/articles/d43978-023-00061-4

[2] Terapia CAR-T per metastasi epatiche colon-retto:

  • Studio pubblicato: Science Translational Medicine, maggio 2025
  • Istituzione: IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano
  • Coordinatrice: Dott.ssa Monica Casucci
  • Fonte web: https://www.hsr.it/news/2025/maggio/nuova-terapia-car-t-metastasi-epatiche-tumore-colon-retto

[3] Strategia immunoterapia colon-retto:

  • Studio pubblicato: Cancer Cell, giugno 2025
  • Istituzioni: IFOM, Università Torino/Milano, San Raffaele, Memorial Sloan Kettering, Candiolo
  • Fonte web: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_tumore/2025/06/23/strategia-rende-tumori-colon-retto-sensibili-a-immunoterapia_6b5d2da0-3ba5-4dac-aaf7-c435949af797.html

[4] Macrofagi ingegnerizzati:

  • Istituzione: Istituto Telethon San Raffaele (Tiget), Milano + Università Queensland
  • Fonte web: https://www.aifa.gov.it/-/sviluppata-in-italia-nuova-arma-contro-il-cancro

[5] Previsioni mortalità tumori 2025:

  • Studio pubblicato: Annals of Oncology, 2025
  • Istituzioni: Università Statale Milano + Università Bologna
  • Coordinatore: Prof. Carlo La Vecchia
  • Fonte web: https://www.airc.it/area-stampa/tumori-per-il-2025-si-stima-una-diminuzione-dei-tassi-di-mortalita

[6] CAR-T state of the art:

  • Fonte: Osservatorio Terapie Avanzate
  • Web: https://www.osservatorioterapieavanzate.it/

[7] Studio UNICORN (Istituto Tumori Milano):

  • Focus: Immunoterapia tumore colon-retto
  • Ricercatrice: Dott.ssa Margherita Ambrosini
  • Fonte web: https://www.ilgiorno.it/salute/tumore-colon-retto

[8] AIFA autorizzazioni terapie avanzate:

  • Immuno-Gene Therapy Factory, IRST Meldola (primo centro Emilia-Romagna)
  • Fonte: https://www.osservatorioterapieavanzate.it/

[9] Programma 5xmille AIRC San Raffaele:

  • Durata: 6 anni (2019-2025)
  • Gruppi coinvolti: 17
  • Coordinatrice: Prof.ssa Chiara Bonini
  • Focus: Metastasi epatiche da colon-retto e pancreas

GLOSSARIO

CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell): Terapia cellulare che prevede la modifica genetica dei linfociti T del paziente per renderli capaci di riconoscere e attaccare le cellule tumorali.

Linfociti T: Cellule del sistema immunitario responsabili di riconoscere ed eliminare cellule infette o anomale.

Antigene: Molecola presente sulla superficie delle cellule che può essere riconosciuta dal sistema immunitario.

Recettore chimerico: Recettore artificiale creato in laboratorio che combina la specificità di riconoscimento di un anticorpo con la capacità di attivazione di un linfocita T.

Immunoterapia: Strategia terapeutica che potenzia il sistema immunitario del paziente per combattere il cancro.

Tumori ematologici: Tumori del sangue (leucemie, linfomi, mielomi).

Tumori solidi: Tumori che formano masse in organi (polmone, colon, pancreas, cervello, etc.).

Microambiente tumorale: L’insieme di cellule, vasi sanguigni e molecole che circondano il tumore e possono proteggerlo dal sistema immunitario.

Remissione completa: Scomparsa di tutti i segni di malattia rilevabili con gli esami diagnostici.

Neuroblastoma: Tumore solido più comune nei bambini, che origina da cellule nervose immature.

Macrofagi: Cellule del sistema immunitario che fagocitano (inglobano) e distruggono patogeni e cellule anomale.

Staminali ematopoietiche: Cellule staminali del midollo osseo da cui originano tutte le cellule del sangue.

Interferone alpha: Molecola prodotta dal sistema immunitario con attività antivirale e antitumorale.

Caderina-17 (CDH17): Proteina di adesione cellulare espressa dalle cellule del colon-retto.

Vesuvio: come la tecnologia monitora il vulcano più pericoloso d’Europa

Sensori intelligenti e intelligenza artificiale per la sicurezza di Napoli: il sistema di monitoraggio del Vesuvio

Il monitoraggio del Vesuvio ha raggiunto livelli di precisione senza precedenti. Trecento sensori, cinquanta stazioni sismiche, droni equipaggiati con termocamere e un sistema di intelligenza artificiale che analizza in tempo reale ogni movimento del sottosuolo: il vulcano Vesuvio, che sovrasta oltre 700mila persone nell’area metropolitana di Napoli, è oggi il vulcano più monitorato al mondo grazie alla rete tecnologica sviluppata dall’Osservatorio Vesuviano INGV.

Osservatorio Vesuviano: dalla previsione alla comprensione

“Non si tratta più solo di prevedere un’eruzione, ma di comprenderla”, spiega la professoressa Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano. “Ogni tremore, ogni variazione di temperatura, ogni millimetro di deformazione del suolo viene registrato e analizzato da algoritmi che imparano continuamente dal comportamento del vulcano”.

La tecnologia al servizio della vulcanologia

Il progetto di monitoraggio tecnologico del Vesuvio, finanziato con 15 milioni di euro dal Programma Operativo Nazionale Ricerca e Innovazione, rappresenta un salto generazionale nella vulcanologia italiana. I sensori di nuova generazione, installati tra il 2023 e il 2024, sono capaci di rilevare movimenti del terreno inferiori al millimetro e variazioni termiche di pochi decimi di grado.

Ma la vera rivoluzione è nel software: un sistema di machine learning sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Milano analizza simultaneamente tutti i parametri, cercando pattern che potrebbero sfuggire all’occhio umano.

Intelligenza artificiale per prevedere le eruzioni

“L’intelligenza artificiale ha già individuato correlazioni inedite tra micro-sismicità e degassamento”, racconta il dottor Marco Delle Donne, responsabile del progetto di monitoraggio geochimico dell’INGV Napoli. “Segnali deboli che presi singolarmente non direbbero nulla, ma che insieme potrebbero essere i precursori di fenomeni più importanti”.

Protezione Civile e comunicazione ai cittadini

La tecnologia ha anche un importante risvolto sociale. I dati raccolti alimentano un’app sviluppata dalla Protezione Civile della Campania che informa in tempo reale i cittadini sullo stato del vulcano Napoli. “Trasparenza e comunicazione sono fondamentali per la sicurezza del territorio campano“, sottolinea l’ingegner Claudia Troise, responsabile della sala operativa. “La popolazione deve sapere che il Vesuvio è dormiente ma non spento, e che noi lo stiamo osservando 24 ore su 24”.

Sistema di allerta rapida: il caso dello sciame sismico 2024

Il sistema di monitoraggio ha già dimostrato la sua efficacia durante lo sciame sismico dell’agosto 2024, quando una serie di tremori superficiali ha fatto scattare l’allerta. Nel giro di poche ore, i tecnici hanno potuto escludere l’ipotesi di un’attività magmatica, rassicurando la popolazione. “Senza questa rete di sensori intelligenti, avremmo impiegato giorni per arrivare alle stesse conclusioni”, ammette Bianco.

Il modello napoletano: riferimento internazionale nella vulcanologia

Ma il Vesuvio non è l’unico beneficiario di questa rivoluzione tecnologica. Il modello di monitoraggio vulcanico napoletano sta diventando un punto di riferimento internazionale nella ricerca scientifica sui vulcani. Delegazioni da Indonesia, Giappone e America Latina sono venute a studiare il sistema, e l’INGV ha avviato collaborazioni per esportare la tecnologia in altri contesti vulcanici ad alto rischio.

“Quello che abbiamo costruito qui”, conclude la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, “è più di un sistema di monitoraggio. È una nuova alleanza tra scienza, tecnologia e società. Il rischio eruzione Vesuvio non può essere eliminato, ma possiamo imparare a conviverci in modo più consapevole e preparato”.

Convivere con il vulcano: vita quotidiana all’ombra del Vesuvio

Intanto, a Ercolano e Torre del Greco, la vita scorre normale sotto l’ombra del gigante. I pescatori riparano le reti al porto, i turisti salgono sul cratere, le scuole insegnano ai bambini cosa fare in caso di emergenza. E trecento sensori, silenziosamente, continuano ad ascoltare il respiro della montagna.

BOX INFORMATIVO: I numeri del monitoraggio

  • 300 sensori distribuiti sul territorio
  • 50 stazioni sismiche attive 24/7
  • 15 milioni di euro di investimento
  • 700.000 persone protette nell’area metropolitana
  • Analisi dati in tempo reale tramite IA