Emilio Salgari a Monza, legame rinnovato
Emilio Salgari è tornato a Monza. Un legame che rivive, i suoi romanzi erano regolarmente inviati ai membri della Casa Reale. Da questa era elogiato per il suo stile letterario che “istruiva con diletto le nuove generazioni”. Dalla Regina Margherita di Savoia viene nominato Cavaliere della Corona. La mostra in corso nel capoluogo brianzolo, fino al 6 settembre al Serrone della Villa Reale, ripropone l’universo salgariano attraverso la storia del suo personaggio più famoso, Sandokan. Una immersione totale nel Sud-Est asiatico ottocentesco, così come lo aveva immaginato lo scrittore veronese. Una epopea visiva e sonora, in un continuo gioco di rimandi tra fantasia e realtà.
Sandokan, personaggio che unisce
La mostra è ponte tra generazioni, come ponte tra generazioni è Sandokan. Tra coloro che negli anni ’70 erano bambini e cullavano i loro sogni di avventura e coloro che Sandokan lo hanno conosciuto attraverso la recente fiction. Sandokan unisce, quanto mai attuale, e incarna un bisogno universale e senza tempo. L’evasione, il mistero, l’attrazione per terre remote sono misurate attraverso il coraggio, la lealtà, l’amore. Valori che rendono Sandokan un eroe romantico, nonostante la sua durezza. Ma è anche figura di resistenza e ribellione, protagonista di avventure che a fine Ottocento hanno formato l’immaginario collettivo italiano.
Una storia di successo
“Emilio Salgari lavora a cavallo del Novecento, quando l’Italia è un paese di analfabeti. Un paese nel quale lettura e scrittura sono ancora riservate alle classi più abbienti – rimarca Danilo Gallo, autore del libro “Sulle tracce di Sandokan“ – Vende comunque 100/150mila copie diventando autore di best seller. Con i suoi romanzi di avventura soddisfa la sete di conoscenza di mondi lontani, in un Paese che ancora deve formarsi”. Eppure Emilio Salgari non si è mai allontanato dall’Italia. Racconti e romanzi sono in realtà il risultato di un meticoloso lavoro documentaristico. “Fondamentale – sottolinea la curatrice della mostra Loretta Paderni – è stato Viaggio nel Borneo dello studioso Edoardo Beccari, dal quale ha attinto a piene mani“
Un talento contrastato
Autore instancabile, costretto a una produzione incessante da un sistema editoriale che ne sfrutta il talento senza riconoscerlo pienamente, vive una vita piena di contrasti. Da un lato popolarissimo e insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, dall’altro vessato dalla critica come autore di libri per ragazzi. Da un lato creatore di personaggi indomiti e ribelli, dall’altro imprigionato da debiti e contratti vessatori. Ai quali si aggiungono isolamento culturale e drammi familiari che porteranno al tragico epilogo. Eppure per molte generazioni Emilio Salgari ha incarnato l’idea stessa di avventura, di scoperta, di esplorazione. Per tutti un compagno di viaggio, che attraverso Sandokan conduce il lettore alla scoperta dell’ignoto.
Sud-est asiatico, attrazione irresistibile
In biblioteca Salgari consulta romanzi, anche del passato, libri di viaggi, diari di esploratori, documenti scientifici. Letture che alimentano la sua fervida vena creativa e gli permettono di ricavare spunti e suggestioni che fanno da sfondo alle sue opere. “E’ attratto da un mondo, il sud-est asiatico, che fino a quel momento era stato poco raccontato – evidenzia Danilo Gallo – Emilio Salgari viaggia in parallelo con le conoscenze che si hanno di quel mondo. Capace di estrapolare le informazioni giuste per un pubblico avido di conoscenze, crea le sue trame con la voglia di andare in mondi meno battuti, viaggiando con la fantasia”.
Mondi sconosciuti, descrizioni didascaliche
Ha descritto mondi lontani come nessuno aveva fatto prima. E ha introdotto vocaboli nuovi nella nostra lingua. come kriss ed il più fantasioso nagatampo. I romanzi della saga di Sandokan sono un ricettacolo di puntualizzazioni e digressioni di tipo didascalico con i quali spiega usi e costumi della Malesia. Allo stesso tempo descrive in modo particolareggiato oggetti, piante, animali. Un impegno volto a descrivere un universo sconosciuto, sostituito da un mondo a misura d’uomo. Nel quale il protagonista è proprio Sandokan. Ma quello che esce su La Nuova Arena in 150 puntate tra il 1883 e il 1884 con il titolo “La Tigre della Malesia” è un racconto molto crudo, con passaggi di grande ferocia.
L’interesse del mondo del cinema
“Emilio Salgari si rende conto che i suoi personaggi, se pur fascinosi, alla lunga potrebbero essere respingenti – precisa Danilo Gallo – Corregge quindi il tiro nel libro, così da mitigare alcuni giudizi non proprio positivi che considerano i suoi romanzi fuorvianti per la gioventù”. I numeri delle vendite costringeranno comunque il cinema ad occuparsi di lui. “Già dall’epoca del muto – ricorda Francesco Aquilanti, l’altro curatore della mostra – i suoi personaggi sono i protagonisti di un filone cinematografico“. A dare vita ai suoi personaggi, anche Luigi Pavese (nei panni di Sandokan) e la coppia di attori composta da Clara Calamai e Massimo Girotti (nel ruolo di Tremal-naik) nel film Le due tigri del 1941.”Ripartenza vera in chiave cinematografica della letteratura salgariana”
…e di quello del fumetto
“La percezione del personaggio Sandokan passa attraverso il cinema – ribadisce Francesco Aquilanti – Ma non è l’unico mezzo, anche il fumetto ha dato il suo contributo. Si parte con le illustrazioni di Alberto Della Valle, poi nella seconda metà dei ’60 del escolo scorso Hugo Pratt per il Corriere dei Piccoli realizza un Sandokan per la prima volta con connotati malesi. Le tavole però non verranno mai pubblicate, forse perché nelle sue illustrazioni Yanez ricorda troppo Corto Maltese” Da lì parte tutto. “C’è una serie di Sergio Toppi che lo rappresenta come fosse il diavolo, Tullio Altan lo rende personaggio satirico. Il Quartetto Cetra ne fa una delle sue parodie. E Sollima, il regista della serie del 1976, prova, circa vent’anni dopo, a riproporre Sandokan in chiave cinematografica“. Ma se riparlerà più avanti
continua
