Emilio Salgari, indimenticato autore di avventure che ha fatto sognare intere generazioni è in mostra a Monza. Una narrazione dell’immaginario romanzesco dello scrittore veronese che si dipana attraverso la storia del più affascinante dei suoi personaggi, Sandokan. Di seguito, il percorso che ha portato Emilio Salgari e il suo personaggio a diventare miti senza tempo.
La serie televisiva del 1976
Gli anni 70, gli anni dei grandi sceneggiati RAI, consacrano il personaggio rendendolo icona. “Per bambini e ragazzi di allora, la figura di Sandokan è indissolubilmente legata alla mini serie televisiva del 1976 – dice Francesco Aquilanti – Perché allora non esisteva altro che Emilio Salgari per evadere con la fantasia“. L’idea nasce quando l’allora Direttore Generale della RAI da vita ad un progetto arenatosi da tempo. “Difficile realizzare una sceneggiatura per un film di avventura, ancora più difficile trovare registi disposti a impegnarsi in un progetto dalla riconoscibilità tradizionale – ricorda Danilo Gallo -Tutto cambia quando il critico cinematografico (e funzionario RAI) Tulio Chesi incontra Sergio Sollima, autore di spaghetti western dal risvolto politico”.
La nascita di un mito
Il primo casting riserva subito una sorpresa. Si chiama Kabir Bedi, un attore indiano sconosciuto. “Ne rimangono affascinati, il suo sguardo penetrante e la sua fisicità prorompente fanno subito breccia. E lo scelgono per il ruolo da protagonista – racconta Danilo Gallo – Ma sanno che c’è molto da lavorare sul lato attoriale, la recitazione indiana è diversa da quella occidentale. Così gli costruiscono attorno un cast di attori di assoluto valore, da Adolfo Celi a Philippe Leroy“. Ne risulta un prodotto ben confezionato, diverso da quelli precedenti. “Con Sergio Sollima – rileva Francesco Aquilanti – Sandokan diventa più concreto”. Quando la serie esce nel gennaio 1976, annunciata solo pochi giorni prima (nonostante i burrascosi rapporti con il produttore Titanus), fa 27 milioni di telespettatori. Un successo incredibile, la nascita di un mito.
Il remake televisivo
Quando si comincia a parlare, nel 2019, di un remake celebrativo per il cinquantenario della serie televisiva del 1976, qualcuno alza le barricate. “Ci troviamo a ridosso del periodo pandemico, la crisi del settore e la congiuntura economica poco favorevole – evidenzia Danilo Gallo – non alimentano gli entusiasmi“. Mesi da passare in trasferta per le riprese rendono inoltre il progetto poco interessante. “Le riprese vengono realizzate in Calabria ed alcune foreste di Lazio e Toscana”. La sceneggiatura poi presenta molte novità. “Anche la serie tv del ’76 non era troppo fedele al personaggio salgariano, ma perlomeno era coinvolgente. Sandokan di oggi è invece una figura algida e le generazioni attuali sono più difficili da sorprendere. Troppo abituate ad avere subito tutto a portata di mano. Per i ragazzi del ’76, invece, quella serie era già di per sé un evento“
Sandokan pirata, in Salgari è mitico
Ciò che non cambia è che i pirati, con i loro misteri, sollecitano, ieri come oggi, l’immaginazione. Di loro, peraltro, si scrive sin dall’antichità, la letteratura li ha resi figure quasi mitiche. Pur essendo nella realtà autori di gesta riprovevoli, nell’immaginario romanzesco diventano emblema del più puro senso di libertà da ogni forma di costrizione. Nella letteratura salgariana, il pirata è figura crudele e nobile insieme, coraggioso perché spinto da una morale autentica. E per questo affascinante. “Sandokan è un pirata, certo, ma per ricerca di giustizia – commenta Danilo Gallo – Diventa tale solo dopo lo sterminio della sua famiglia da parte degli inglesi e la perdita del regno“. A ispirare Emilio Salgari è forse stato Sharif Osman, capo dayaki operante a metà dell’Ottocento nella zona del Borneo nord-orientale. Sta di fatto che la bandiera di Sandokan è la replica fedele di quella di Osman Sharif.
Mompracem e Labuan, più di luoghi geografici
In comune, anche le isole. Le Isole Celebs per Osman Sharif, l’Isola di Mompracem (sulla esistenza della quale esiste qualche dubbio) per Sandokan. Elette a loro covi, dalle quali partono le loro scorribande. Da sempre zona di pirati, le isole del Borneo divengono, nell’immaginario creativo salgariano, molto più che luoghi geografici. Emilio Salgari ne fa fortezze inespugnabili e rifugi inaccessibili, collocate in mari inesplorati. Sempre a cavallo tra realtà e fantasia. “La stessa Isola di Mompracem, che stando alle cronache del tempo sarebbe stata sommersa dalle acque perché troppo piatta, è imprescindibile da Sandokan perché cuore pulsante della resistenza anticoloniale. Così come l‘Isola di Lubuan, tentativo mai riuscito da parte degli inglesi di costruire una base navale alternativa a Singapore, nella saga diventa teatro di una storia sentimentale”
Il gioco dei dualismi
“Sandokan – prosegue Danilo Gallo – sarebbe probabilmente rimasto un personaggio come tanti, un pirata anti inglese e niente più, se al suo fianco Emilio Salgari non avesse messo La Perla di Labuan, uno dei personaggi femminili più noti della letteratura italiana. La loro storia sentimentale è uno snodo fondamentale nella narrazione. Diventa l’elemento di rottura nel mondo di Sandokan, che si trova costretto ad interagire con quel mondo che lui odia in una maniera che non è solo battaglia e combattimento. Di converso, l’Isola di Labuan diventa confine quanto mai sottile tra Oriente e Occidente“. Una costante ineguaglianza tra realtà e fantasia, tra cronaca e invenzione, che in Emilio Salgari si concretizza nella nettezza dei dualismi.
Un immaginario romanzesco ancora attuale
La storia sentimentale diventa infatti scontro e unione di mondi diversi, ma è anche l’elemento che permette di abbattere le barriere razziali e culturali. E’ invece nel dualismo con lo spietato e calcolatore James Brooke, espressione del potere coloniale, che prende forma la lotta tra Bene e Male. Qui incarnata da due figure parimenti eroiche. “Nonostante l’odio di Sandokan verso gli inglesi, Emilio Salgari gli fa dire parole di profondo rispetto nei confronti dell’antagonista. Entrambi, nella loro diversità, si mettono in gioco. Entrambi ci mettono la faccia e rischiano in prima persona, pur nel diverso credo ideologico“. C’è l’amico Yanez de Gomera, elemento equilibratore della impulsività sanguigna di Sandokan. Nel dualismo tra il mare, inteso come spazio aperto, e la foresta, rappresentata come rifugio impenetrabile, scaturisce il senso di avventura. Un continuo e intrigante gioco metaforico capace, ancora oggi, di trasportare il lettore in una dimensione onirica. Un “altrove” nel quale non esistono i limiti della realtà oggettiva. “Un autore senza tempo – conclude Danilo Gallo – Nella universalità dei temi e nella attualità del messaggio“
FINE
