La terapia personalizzata a mRNA intismeran, associata all’immunoterapia pembrolizumab, raggiunge gli obiettivi principali dello studio su 1.137 pazienti. Ma i dati completi devono ancora essere presentati e il trattamento non è ancora approvato.
La ricerca contro il melanoma registra uno dei risultati più promettenti degli ultimi anni. Moderna e Merck, conosciuta come MSD fuori da Stati Uniti e Canada, hanno annunciato l’esito positivo dello studio clinico di fase 3 INTerpath-001 sulla terapia personalizzata a mRNA intismeran autogene, nota anche come V940 o mRNA-4157, somministrata insieme a pembrolizumab, l’immunoterapia commercializzata con il nome Keytruda.
È un passaggio particolarmente importante perché, secondo quanto comunicato dalle aziende, si tratta del primo risultato positivo di fase 3 per una terapia oncologica basata sull’mRNA e personalizzata sui neoantigeni del singolo paziente. La combinazione ha ottenuto miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti rispetto al solo pembrolizumab. Merck.com
La prudenza, tuttavia, resta indispensabile. Moderna e Merck hanno per il momento diffuso i risultati principali attraverso un comunicato e non hanno ancora reso pubblici i dati numerici completi sull’efficacia dello studio di fase 3. Le informazioni dettagliate saranno presentate a un prossimo congresso medico internazionale e condivise con le autorità regolatorie. Merck.com
Vaccino contro il melanoma, cosa ha dimostrato lo studio
Lo studio internazionale INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio negli stadi IIB, IIC, III e IV, sottoposti alla completa rimozione chirurgica del tumore e senza un precedente trattamento sistemico.
I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 2 a 1 ai due gruppi dello studio. Circa due terzi hanno ricevuto intismeran insieme a pembrolizumab, mentre gli altri hanno ricevuto pembrolizumab come terapia di confronto.
Il trial ha raggiunto il suo obiettivo primario, la sopravvivenza libera da recidiva, cioè il periodo durante il quale il tumore non ricompare. È stato centrato anche uno dei principali obiettivi secondari, relativo alla sopravvivenza libera da metastasi a distanza. Merck.com
In altre parole, la combinazione sperimentale ha mostrato un vantaggio rispetto all’immunoterapia utilizzata da sola sia nel contenere il rischio di ricomparsa della malattia sia nel ritardare la sua eventuale diffusione verso altri organi.
Lo studio continuerà per valutare altri parametri fondamentali, a partire dalla sopravvivenza globale. Sul fronte della sicurezza, le aziende affermano che non sono emersi nuovi segnali rispetto a quelli già osservati negli studi precedenti. Merck.com
Perché non è un vaccino tradizionale
Definire intismeran semplicemente un «vaccino contro il melanoma» aiuta a comprenderne il principio generale, ma può creare qualche equivoco. Non si tratta infatti di un vaccino preventivo destinato alle persone sane, come quelli utilizzati contro numerose malattie infettive.
È invece una terapia oncologica personalizzata, realizzata quando il tumore si è già sviluppato.
Dopo l’asportazione chirurgica viene analizzato un campione della massa tumorale. I ricercatori ne individuano le mutazioni caratteristiche e costruiscono una sorta di identikit molecolare del tumore del singolo paziente.
Sulla base di queste informazioni viene prodotta una terapia a mRNA capace di codificare fino a 34 neoantigeni, cioè bersagli associati alle specifiche caratteristiche del tumore. Lo scopo è insegnare al sistema immunitario a riconoscere con maggiore precisione eventuali cellule tumorali residue e ad attaccarle. Merck.com
È proprio questa personalizzazione a rappresentare uno degli aspetti più innovativi del progetto.
Il ruolo dell’immunoterapia
Intismeran non è stato testato da solo nello studio decisivo. La terapia viene associata a pembrolizumab, un anticorpo monoclonale anti-PD-1 già utilizzato nell’immunoterapia oncologica.
Semplificando, pembrolizumab interviene su uno dei meccanismi attraverso i quali le cellule tumorali possono sottrarsi all’azione del sistema immunitario. La strategia sperimentata da Moderna e Merck punta quindi su un’azione complementare: da una parte la terapia personalizzata indica al sistema immunitario quali caratteristiche del tumore riconoscere, dall’altra l’immunoterapia favorisce la capacità dell’organismo di combattere le cellule tumorali.
I risultati precedenti avevano già acceso le speranze
L’esito della fase 3 non arriva completamente a sorpresa. Il precedente studio di fase 2b KEYNOTE-942 aveva già fornito indicazioni incoraggianti.
Nel follow-up a cinque anni presentato all’ASCO 2026, la combinazione tra intismeran e pembrolizumab aveva mostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte rispetto al pembrolizumab utilizzato da solo. La riduzione del rischio di metastasi a distanza o morte aveva raggiunto il 59%. Merck.com
Numeri importanti, ma riferiti allo studio precedente e che quindi non devono essere automaticamente attribuiti alla nuova fase 3. È una distinzione essenziale: Moderna e Merck non hanno ancora comunicato le percentuali precise di riduzione del rischio osservate nel nuovo trial.
Proprio l’assenza dei dati completi impone di attendere la presentazione scientifica prima di valutare fino in fondo la portata clinica del risultato.
Dall’mRNA contro il Covid alla medicina oncologica personalizzata
La tecnologia mRNA è diventata familiare al grande pubblico durante la pandemia di Covid-19, ma la sua applicazione in oncologia rappresenta un campo di ricerca differente e studiato da anni.
Il risultato ottenuto contro il melanoma offre ora una delle conferme cliniche più avanzate delle potenzialità dell’mRNA nella lotta ai tumori.
Il programma INTerpath non si limita infatti al melanoma. Moderna e Merck stanno portando avanti nove studi clinici di fase 2 e fase 3 in diversi tumori e differenti stadi della malattia. Tra le patologie studiate figurano anche il tumore del polmone non a piccole cellule, quello della vescica e il carcinoma renale. Merck.com
Se la strategia dovesse dimostrare efficacia anche in altre neoplasie, il risultato sul melanoma potrebbe quindi diventare il primo capitolo di un cambiamento più ampio nella medicina oncologica.
La prevenzione del melanoma resta fondamentale
Il progresso terapeutico non riduce l’importanza della diagnosi precoce del melanoma. Il tumore nasce dalla proliferazione incontrollata delle cellule che producono il pigmento della pelle e la sua incidenza è aumentata negli ultimi decenni.
Secondo i dati riportati da Merck, nel 2022 sono stati diagnosticati nel mondo oltre 330.000 nuovi casi di melanoma. Anche dopo la completa asportazione chirurgica, inoltre, nei pazienti ad alto rischio rimane la possibilità che la malattia ritorni, spesso entro i primi due anni. Merck.com
A Milano il tema della prevenzione è particolarmente seguito anche dall’Istituto Nazionale dei Tumori. Su Mi-Tomorrow, Mario Santinami, chirurgo consulente CDI e direttore della struttura complessa di Chirurgia Melanoma dell’Istituto, ha ricordato l’importanza della tempestività nella diagnosi e il ruolo delle nuove tecnologie per la mappatura dei nei. MITomorrow
Cosa succede adesso
La fase 3 rappresenta normalmente uno degli ultimi e più importanti passaggi dello sviluppo clinico prima di una possibile richiesta di autorizzazione. Non significa però che la terapia sia già disponibile per i pazienti.
Moderna e Merck intendono presentare i risultati completi a un congresso medico internazionale e confrontarsi con le autorità regolatorie sulle procedure necessarie per una possibile domanda di approvazione. Merck.com
Soltanto la pubblicazione dei dati consentirà alla comunità scientifica di esaminare nel dettaglio l’entità del beneficio, la durata della risposta, gli effetti indesiderati e le caratteristiche dei pazienti che potrebbero ottenere i maggiori vantaggi.
L’annuncio ha intanto prodotto conseguenze immediate anche sui mercati finanziari. Le azioni di Moderna hanno registrato un’impennata dopo la diffusione dei risultati, mentre anche Merck ha guadagnato terreno. Reuters ha segnalato un rialzo particolarmente marcato del titolo Moderna durante la seduta. Reuters
L’aspetto più importante rimane però quello scientifico. Per la prima volta una terapia oncologica personalizzata a mRNA ha superato con risultati positivi un grande studio di fase 3. Non è ancora la disponibilità di un vaccino capace di prevenire il melanoma, ma è un risultato che potrebbe aprire una nuova strada nel trattamento della malattia dopo l’intervento chirurgico.
