CBD in Italia, foto Unsplash

La canapa light contenente CBD in Italia è ammessa dalla legge oppure chi la vende o la consuma commette un reato? Una domanda che forse si fanno ancora in molti.

Il CBD è una sostanza priva di effetti psicoattivi contenuta in diverse percentuali nella marjuana cosiddetta “leggera”. Il suo utilizzo, in particolare sotto forma di olio, apporta numerosi benefici; clicca qui per saperne di più

Nel corso del 2020 la Corte Europea si è pronunciata a favore della sua commercializzazione nei Paesi dell’Unione. Grazie alla normativa, oggi nessun Paese può vietare la vendita di CBD, anche se, come si legge nel documento, “tale divieto può essere giustificato da un obiettivo di tutela della salute pubblica ma non deve eccedere quanto necessario per il suo raggiungimento”.

In questo articolo scopriremo cosa dicono le leggi Europee e Italiane riguardo alla vendita e al consumo di CBD in Italia ed in Europa e in cosa si differenzia dalla THC.

Corte Europea e CBD: cosa è stato deciso

Il processo da cui ha avuto origine la sentenza relativa alla CBD ha avuto luogo nel 2020 e vedeva imputati due ex amministratori di una società che produceva e vendeva sigarette elettroniche contenenti olio di CBD.

La Corte Europea, con la sentenza del 19 Novembre 2020, si è pronunciata a favore della vendita e, conseguentemente, del consumo di CBD in Italia ed in Europa.

Nello specifico, la Corte ha dichiarato che questa sostanza, nonostante venga estratta dalla cannabis sativa, non può essere definita “stupefacente” in quanto priva di effetti psicotropi.

In più ha evidenziato il fatto che, in base agli studi effettuati, non risulta pericolosa per la salute.

Il CBD approvato nel corso della sentenza deve essere prodotto da uno degli Stati Membri e ricavato dalla pianta di canapa “nella sua interezza”, dunque non unicamente da semi o fibre.

La pianta usata per l’estrazione deve avere livelli di THC inferiori allo 0,2%, unico tipo che può essere coltivato legalmente in Europa.

CBD e OMS

Già nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva messo in evidenza le proprietà benefiche del cannabidiolo, chiedendo di togliere la Cannabis Sativa dall’elenco delle droghe “particolarmente dannose e di valore medico e terapeutico estremamente ridotto”, nonché di promuovendone l’uso per scopi terapeutici.

Nel medesimo documento l’OMS aveva altresì affermato che il CBD estratto da piante con meno dello 0,2% di THC non avrebbe dovuto essere sottoposto a controlli.

CBD e THC: non tutta la Marjuana è legale

Perché solo le piante con bassissime percentuali di THC sono ritenute legali? Qual è la differenza tra CBD e THC?

Il THC o delta-9-tetraidocannabinolo è, come il cannabinolo, una sostanza estratta dalla canapa, ma, a differenza di questo, possiede effetti psicotropi rilevanti.

È proprio il THC l’elemento che fa considerare la marjuana classica uno stupefacente in grado di alterare gli stati di coscienza di chi ne fa uso.

Perché faccia effetto, deve essere presente in percentuali superiori al 3%. Le quantità massime consentite per legge rendono dunque totalmente innocua la sua presenza.

A differenza del THC, il CBD o cannabidiolo aiuta regolare l’umore, rilassa e permette di gestire al meglio il ciclo sonno-veglia.

Cosa dice la legge italiana riguardo al CBD

Anche l’Italia, come gli altri Paesi dell’Unione, si è dovuta adeguare alla sentenza della Corte Europea.

Nel nostro Paese esiste una legge del 2016 che regolamenta la produzione della canapa. Ci riferiamo alla legge 242, la quale stabilisce gli ambiti di utilizzo consentiti e la composizione chimica ammessa.

In particolare leggiamo che la cannabis deve avere un quantitativo di THC compreso tra lo 0,2% e lo 0,6%.

All’articolo 2 comma 2 vengono indicati tutti gli utilizzi consentiti, tra i quali vi sono:

  • prodotti alimentari e cosmetici
  • semilavorati, oli e carburanti
  • materiali per la bioingegneria o la bioedilizia
  • coltivazioni dedicate allo svolgimento di attività didattiche.

In questa legge non viene però mai fatto cenno alla CBD.

Tale sostanza, non essendo ad oggi considerata uno stupefacente a livello europeo, è considerata legale anche in Italia. L’assenza di effetti psicoattivi la esclude dal dibattito relativo alla legalizzazione delle droghe leggere in quanto, di fatto, non si tratta di una droga.

È quindi legale acquistare e consumare CBD in Italia?

La risposta è sì, purché i prodotti acquistati rispettino gli obblighi di legge, ossia siano stati prodotti in Paesi dell’Unione e contengano basse percentuali di delta-9-tetraidrocannabidiolo.

Per quanto riguarda le modalità utilizzo, non esistono specifiche. In parole povere, la legge non chiarisce se chi compra dei prodotti contenenti cannabidiolo possa anche fumarli o inalarli.

In ogni caso, per andare sul sicuro, è importante acquistare cristalli, inflorescenze o oli di CBD presso rivenditori di fiducia online, come Justbob, o presso negozi fisici.

In questo modo saremo sicuri di avere fra le mani prodotti di qualità, affidabili e che rispettino le norme di legge italiane ed europee, dunque prive di rischi per la salute.

Di Luca Talotta

Nasce in Calabria, cresce a Milano. Mezzadro del mestiere, si sente più blogger che giornalista. Una vita trascorsa a pane e calciomercato, segue tutti gli sport ma non ne pratica uno, teoria che ha accompagnato i più grandi giornalisti italiani. Che sia la strada giusta? Forse. Per ora si diletta a fare il giornalista. Con che risultati, decidete voi...

2 pensiero su “CBD in Italia ed Europa: cosa dice la legge?”
  1. Esatto è possibile acquistare prodotti al CBD ma non è definito se è possibile farne uso. Non c’è molto da commentare a riguardo, soltanto ridicolo… Aspettiamo ora che il referendum sulla cannabis legale venga sottoposto e accettato dalla Corte di Cassazione. Così che posso anche stare più tranquillo quando consumo le infiorescenze di CrystalWeed.

  2. Manca la destinazione d’uso anche se è noto che in Europa associazioni di categoria si stanno facendo sentire con buoni risultati…

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