Ho sognato pecore elettriche

Una carriera lunga oltre mezzo secolo, all’attivo più di 50 album (tra incisioni in studio, dal vivo e raccolte varie). Ma lo spirito è quello di sempre, la voglia di raccontare e raccontarsi con un occhio proiettato sul futuro e nel futuro. La voglia di fare bene e ripartire, con una emozione particolare dopo il lungo periodo di fermo causato dalla pandemia. Esce oggi in tutto il mondo “Ho Sognato Pecore Elettriche“, il nuovo album di inediti di PFM. In una versione anche inglese (“I dreamed of electric sheep”), con brani scritti dalla poetessa e folksinger Marva Marrow. Prodotto da Aereostella, pubblicato da InsideOutMusic e distribuito da Sony Music Entertaitment, vanta la presenza di due ospiti internazionali d’eccezione: Ian Anderson e Steve Hackett. Oltre a Flavio Premoli, già co-fondatore della band. Un concept album, per raccontare il nostro quotidiano caotico ed ambiguo. Fatto di esasperata interconnesione ed al contempo incapacità di guardare dentro noi stessi. Una trasposizione musicale di Blade Runner, in continuità con il romanzo di Philip Dick. Perché gli androidi sono tra noi, tantissimi. Di seguito, le considerazioni di Franz Di Cioccio e Patrick Dijvas.

Ho Sognato Pecore Elettriche, PFM riparte da Blade Runner

Patrick ed io siamo maniaci della fantascienza, non ci siamo mai persi un film – spiega Franz Di Cioccio – Ma quello che ci ha fatto riflettere è stato Blade Runner. Non siamo contrari all’informatica e al progresso ma è chiaro che stiamo progressivamente scivolando verso una condizione nella quale andremo a perdere ciò che più caratterizza l’uomo. Ovvero quel potere di sognare e immaginare che da’ via a tutto. Senza il quale nessuno di noi avrebbe fatto le cose che ha fatto. Ho Sognato Pecore Elettriche porta in musica lo scenario attuale. Fatto di tante cose, immersi in un mare di giga nell’arcipelago degli algoritmi” Una continuità, quella del romanzo di Philip Dick (dal quale il film è tratto) con l’album, rimarcata da Patrick Dijvas. “Philip Dick ha una visione catastrofica, ma per molti aspetti ritrae la situazione odierna. Blade Runner è un film incredibile per la sua attualità. Gli androidi di Blade Runner esistono, sono tra noi. Non sono fatti di plastica e ferro, sono fatti di carne ossa. E sono tantissimi. A cominciare da coloro che cercano di influenzare i ragazzi attraverso il web, una cosa terrificante

Realtà distopica, il passo da iperconnessi a estranei è breve

Una realtà distopica, quella descritta da Premiata Forneria Marconi nell’album appena uscito. Nella quale l’ipertattività e l’iperconnessione non ci permettono di avere un sano rapporto con noi stessi. Nella quale la realtà stride con la fantasia. E i sogni liberatori, sempre più rari, sono invasi da pecore elettriche. “Ho sognato Pecore Elettriche” lancia un messaggio: da umani a dati il passo è breve, iperconnessi ma estranei a noi stessi. “Ho Sognato Pecore Elettriche elettriche è ricerca degli spazi perduti– afferma Patrick DijvasLo abbiamo realizzato facendo fluire liberamente in noi le cose che ci venivano in mente. Perché il rock progressive è questo, apertura a qualunque cosa senza alcuna remora. Anche se in realtà, oggi come in tutta la nostra carriera, non ci siamo mai fermati alla musica progressiva. Abbiamo voluto spaziare, fare cose sempre nuove senza ripeterci. Perché ci piace qualsiasi musica, il valore di un artista non è dato dal genere di musica che fa ma da come la interpreta

Concept album, per descrivere la città caotica

“Ho sognato Pecore Elettriche” si apre con un brano strumentale e con un brano strumentale si chiude. Per dare modo all’ascoltatore di immedesimarsi e sentire la sua storia mentre ascolta la musica, solo con i suoi pensieri. E recuperare, nel brano finale, quel senso di libertà perduta avvertita durante i recenti e lunghi mesi di lockdown. “In questi due brani si racchiudono le contraddizioni e l’ambiguità della vita di tutti noi – mette in evidenza Franz Di Cioccio – Dalla ricerca di noi stessi perché estraniati dalla realtà, per quanto interconnessi, alla voglia costante di stare insieme e condividere. In mezzo a questi due brani ci sono tutte le storie che parlano del nostro quotidiano. Ho sognato le pecore elettriche è il bisogno di descrivere la città caotica” E dell’alienazione alla quale siamo sottoposti, il brano “La grande corsa” ne è la traduzione musicale. “Dietro Ho Sognato Pecore Elettriche c’è una storia, la storia di tutti noi. Per questo motivo è un concept album”

Follia e voglia di suonare insieme, le anime dell’album

Mondi Paralleli – precisa Patrick Dijvas – è una ouverture musicale con la quale attraversiamo duecento anni di musica in poco più di tre minuti e mezzo. Un po’ Prokofiev, un po’ Stravinskij, un po’ musica progressive. Passato e futuro insieme. Ma soprattutto, come suggeriva Mozart, abbiamo messo insieme note che si vogliono bene. Sempre nel rispetto della melodia” L’ultimo brano è invece una jam session, cosa inconsueta in un album registrato in studio. “Una jam session all’interno di un album in studio è una follia – dichiara con un pizzico di orgoglio Franz Di Cioccio – ma il musicista deve essere un po’ folle. Non può stare dentro uno schema perché ha fatto una canzone di successo, non si può rimanere sulle cose del passato. Replicare non porta mai vantaggi, bisogna fare musica sempre nuova. Perché non esistono i suoni di una volta, ma è il modo di suonare che cambia” Ma non solo questo. “Avevamo tanta voglia di suonare insieme dopo questo brutto periodo – sottolineano Patrick Dijvas e Franz Di Cioccio – Irrispettosi di ogni regola, abbiamo voluto fare un regalo a noi stessi. La cosa bella è che ad ogni persona alla quale abbiamo fatto ascoltare il brano, il brano è piaciuto. Vuol dire che il pubblico si aspetta da PFM certe cose e che la musica, quella con la M maiuscola, è sempre nel cuore delle persone

L’entusiasmo di sempre, per far vivere il ragazzo che è in noi

Franz Di Cioccio e Patrick Dijvas, due ultrasettantenni con un entusiasmo sconfinato. “Abbiamo l’entusiasmo di quando eravamo ragazzi, non vediamo l’ora di ripartire di nuovo con un altro disco – esprime con forza Franz Di Cioccio – Non è la tecnologia che dobbiamo ricercare, ne abbiamo anche troppa. Dobbiamo invece ricercare l’entusiasmo per le cose, per ritornare alla normalità. Perché non bisogna essere, ma esserci. Capaci di dare quella linfa vitale che era stata infusa in noi quando eravamo ragazzi” E ragazzi, Franz Di Cioccio e Patrick Djvas, si sentono ancora. “Il ragazzo che è in noi deve continuare a vivere. E’ il ragazzo che ha sempre voglia di fare cose. Quello stesso ragazzo ci ha permesso di sconfiggere la nuvola nera che stava comprimendo la nostra vita” Sensazioni che PFM ha tradotto in musica, con il brano “Maestro della voce”

Musica, elisir di lunga vita

“Ho sognato Pecore Elettriche” è stato per i due musicisti soprattutto un momento liberatorio. “In questo album ci abbiamo messo moltissimo della nostra creatività – afferma Franz Di Cioccio – proprio perché volevamo fare qualcosa di particolare. Qualcosa di speciale in un momento nel quale niente poteva aiutarti, se non te stesso. La musica da gioia, è un elisir di lunga vita. Ti metti a lavorare solo per il piacere di quello che puoi tirare fuori, la musica ti colpisce e tu riparti” Un aiuto, in un momento così drammatico. “Abbiamo passato tutto il lockdown chiusi nello studio di registrazione, quasi fosse una sorta di lockdown personale. Come peraltro ci capita ogni volta che facciamo un disco – dichiara Patrick Dijvas – Non avevamo il tempo di accorgerci di quello che succedeva intorno a noi, presi dalla musica che facevamo

Aprire le porte e lasciarsi prendere, tutto diventa diverso

La musica ci ha quindi salvato – prosegue Patrick Dijvas – Ci ha lasciato la convinzione di poter affrontare ogni situazione. Anche la più drammatica. Siamo comunque cambiati, la prossima che saliremo sul palco avremo una emozione particolare. Abituati a fare anche più di cento concerti all’anno, questo periodo di fermo forzato è stato devastante. D’ora in poi daremo più valore ai concerti che faremo. Più di quanto eravamo già abituati a fare” Con uno sguardo in ogni caso proiettato sul futuro. “ Nella vita bisogna aprire le porte che ti si presentano davanti – conclude Franz Di Cioccio – e guardare dentro se c’è qualcosa che ti coglie. Ti lasci prendere e tutto diventa diverso

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