Van compatti, noleggio, partenze brevi e soste nei borghi trasformano il turismo itinerante, protagonista a Parma dal 12 al 20 settembre.
Il camper piace sempre di più perché interpreta una nuova idea di vacanza: meno rigida, più autonoma e capace di adattarsi al tempo disponibile, alle condizioni meteorologiche e alla voglia di cambiare destinazione durante il viaggio. Non è più soltanto il mezzo delle lunghe ferie estive o delle famiglie già esperte di turismo itinerante. Oggi incuriosisce coppie, giovani, sportivi e viaggiatori che desiderano partire anche solo per un fine settimana.
Questa trasformazione sarà al centro del Salone del Camper – Caravan Accessori Percorsi e Mete, in programma alle Fiere di Parma dal 12 al 20 settembre 2026. La diciassettesima edizione della manifestazione, organizzata in collaborazione con APC, l’Associazione Produttori Caravan e Camper, permetterà di osservare da vicino veicoli ricreazionali, tecnologie di bordo, accessori e nuove proposte dedicate al turismo all’aria aperta. La fiera sarà aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 18 e i biglietti sono già disponibili online.
Una vacanza che non impone programmi rigidi
Il successo del turismo in camper nasce prima di tutto dalla possibilità di modificare il viaggio mentre lo si sta vivendo. Se il tempo cambia, si può scegliere una nuova direzione. Se una località è troppo affollata, si può proseguire verso un borgo meno conosciuto. Una sosta inizialmente prevista per poche ore può trasformarsi in una tappa più lunga, senza dover riprogrammare prenotazioni e spostamenti.
Questa flessibilità distingue il camper da molte formule turistiche tradizionali. Il viaggiatore non è costretto a seguire un itinerario immutabile e può distribuire il tempo tra natura, città d’arte, percorsi ciclabili, mare e montagna.
Secondo la survey «Il Tuo Stile di Viaggio», promossa dal Salone del Camper, il 93% degli intervistati indica camper e caravan come modalità preferita per viaggiare. La ricerca di paesaggi autentici viene citata dal 75% del campione, mentre il 69% valorizza soprattutto la libertà di esplorare.
Il punto, però, non è recuperare un’immagine nostalgica della vacanza spartana. I veicoli ricreazionali contemporanei possono offrire sistemi di assistenza alla guida, connettività, impianti energetici evoluti, climatizzazione, spazi trasformabili e soluzioni pensate per utilizzare al meglio ogni centimetro disponibile.
La crescita del settore si spiega proprio attraverso questo equilibrio tra indipendenza e comfort: si conserva la possibilità di improvvisare, senza rinunciare alla sicurezza e ai servizi ormai considerati indispensabili.
I van compatti avvicinano un pubblico diverso
Una delle evoluzioni più significative riguarda il successo dei van compatti e dei camper furgonati. Dimensioni più contenute, maggiore maneggevolezza e un’impostazione vicina a quella di un’automobile o di un veicolo commerciale rendono questi modelli più semplici da utilizzare anche per chi non ha mai guidato un camper tradizionale.
Il van può essere impiegato per un weekend, una vacanza itinerante o un viaggio legato allo sport e alle attività all’aperto. Può accompagnare biciclette, tavole da surf, attrezzatura da trekking e tutto ciò che serve per trasformare la destinazione in un’esperienza.
Il fenomeno allarga il pubblico potenziale. Accanto alle famiglie e ai camperisti di lunga esperienza entrano nel settore coppie giovani, lavoratori da remoto e persone interessate a partire più volte durante l’anno, magari evitando l’alta stagione.
Non serve necessariamente attendere agosto o programmare settimane di ferie. Il camper favorisce le partenze brevi, i ponti, i fine settimana e i mesi tradizionalmente meno richiesti, contribuendo a distribuire i flussi turistici su periodi più lunghi.
Prima si prova, poi si decide se acquistare
Il crescente interesse per il turismo itinerante non si traduce automaticamente nel possesso di un veicolo. Per molti nuovi utenti il primo contatto avviene attraverso il noleggio del camper, scelto per provare questo stile di viaggio senza affrontare immediatamente l’investimento necessario per l’acquisto.
Un weekend in van può diventare un test utile per comprendere spazi, consumi, organizzazione e modalità di sosta. Lo stesso vale per una vacanza tra amici o per un itinerario familiare di pochi giorni.
È una formula coerente con un cambiamento più ampio nei consumi: utilizzare un bene prima di decidere se possederlo. Il noleggio riduce le barriere d’ingresso e permette di scegliere ogni volta il veicolo più adatto, passando da un van compatto a un camper più spazioso in base al numero di passeggeri e al tipo di percorso.
Per il settore rappresenta un’occasione importante. Consentire alle persone di vivere un’esperienza concreta può essere più efficace di qualsiasi racconto promozionale. Chi scopre di trovarsi bene a bordo potrà successivamente valutare l’acquisto di un mezzo nuovo o usato.
Borghi e territori beneficiano del viaggio itinerante
Il turismo su ruote può favorire una distribuzione più equilibrata delle presenze. Un camperista non ha necessariamente bisogno di concentrarsi nelle grandi destinazioni: può fermarsi nei piccoli centri, visitare aree interne e raggiungere luoghi che dispongono di una ricettività alberghiera limitata.
Perché questo potenziale venga espresso servono però servizi adeguati. Aree di sosta curate, punti per il carico e lo scarico, collegamenti elettrici, sistemi di prenotazione e informazioni aggiornate rendono un territorio realmente accessibile ai veicoli ricreazionali.
Anche la vicinanza con piste ciclabili, sentieri, stazioni ferroviarie e centri storici può trasformare una semplice area camper in uno strumento di promozione locale. Chi sosta acquista prodotti, frequenta ristoranti, visita musei e utilizza i servizi presenti sul territorio.
Il camper non deve dunque essere considerato un turismo chiuso all’interno del veicolo. Al contrario, può diventare una porta d’ingresso verso attività commerciali, cultura, gastronomia e patrimonio naturale.
Secondo i dati diffusi da FAITA Federcamping, HBenchmark e CISET Ca’ Foscari, nel 2025 il comparto open air italiano ha raggiunto circa 74 milioni di presenze, generando un valore complessivo diretto e indiretto stimato in 8,5 miliardi di euro. Le piazzole hanno rappresentato il 59% delle soluzioni vendute, confermando il ruolo centrale di camper, caravan e van.
La sostenibilità va misurata sull’intera vacanza
Il rapporto tra camper e sostenibilità deve essere affrontato evitando semplificazioni. Un veicolo ricreazionale utilizza carburante e risorse, ma per valutarne l’impatto non basta osservare esclusivamente ciò che avviene durante il tragitto.
Occorre considerare l’intera esperienza: il mezzo di trasporto, il pernottamento, il consumo di energia, l’acqua e i servizi utilizzati una volta raggiunta la destinazione.
La ricerca «Turismo in camper, impatto economico ambientale del camperista», realizzata da Ergo, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, attribuisce al viaggio in veicolo ricreazionale un impatto inferiore rispetto a forme di vacanza tradizionali comparabili. Lo studio indica una riduzione del 70% delle emissioni di CO₂, del 64% nell’impiego di risorse fossili e del 73% nell’utilizzo di risorse idriche.
Sono numeri che vanno letti all’interno della metodologia adottata, senza trasformarli in slogan assoluti. Il vero vantaggio può derivare dalla combinazione di più elementi: utilizzo di un unico mezzo per trasporto e pernottamento, consumi controllati, permanenza all’aperto e possibilità di raggiungere mete vicine senza ricorrere a ulteriori spostamenti.
La sensibilità ambientale è particolarmente presente tra i più giovani. Nella Youth Survey 2024 del Parlamento europeo, ambiente e cambiamento climatico sono stati indicati come una delle priorità principali per l’Unione dal 33% dei cittadini europei tra 16 e 30 anni. In Italia la quota ha raggiunto il 46%.
Questa attenzione non implica necessariamente la rinuncia al viaggio. Può piuttosto incoraggiare forme di turismo più consapevoli, distribuite e attente al consumo delle risorse.
Il turismo all’aria aperta è ormai un’industria
Il camperismo si inserisce in un comparto che ha assunto dimensioni economiche e turistiche rilevanti. L’Osservatorio del Turismo Outdoor 2026, realizzato da Human Company insieme a THRENDS, prevede per l’Italia 68,4 milioni di presenze, in aumento dello 0,4% rispetto all’anno precedente. L’impatto economico diretto viene stimato in 5,12 miliardi di euro.
Anche il quadro europeo mostra la forza del fenomeno. Secondo Eurostat, nel 2025 le notti trascorse nei campeggi, nelle aree per veicoli ricreazionali e nei trailer park dell’Unione europea hanno raggiunto quota 413 milioni. L’Italia è risultata tra i principali mercati, con 49,1 milioni di pernottamenti, dietro Francia e Spagna.
Non si tratta dunque di una nicchia riservata agli appassionati. L’open air è ormai parte dell’industria turistica europea e coinvolge strutture ricettive, produttori di veicoli, componentistica, noleggiatori, servizi digitali e territori.
Per consolidare questa crescita sarà necessario continuare a investire nella qualità delle strutture e nell’integrazione tra mobilità e accoglienza. La libertà del camper funziona davvero quando trova regole chiare, spazi adeguati e una rete capace di accompagnare il viaggiatore.
A Parma per scoprire mezzi, accessori e destinazioni
Il Salone del Camper rappresenta quindi qualcosa di più di una semplice esposizione di veicoli. È il luogo nel quale chi già viaggia può confrontare modelli, componenti e soluzioni tecniche, mentre i curiosi possono capire concretamente come si vive a bordo.
La manifestazione riunisce produttori italiani e internazionali, marchi dell’accessoristica, attrezzature da campeggio, proposte di itinerari e servizi dedicati al noleggio e alle aree di sosta.
L’edizione precedente ha superato i 107.000 visitatori, con oltre 310 espositori, circa 600 veicoli ricreazionali visitabili e più di 110.000 metri quadrati di superficie espositiva. Numeri che collocano l’appuntamento parmense tra i principali eventi europei dedicati al caravanning.
La crescita del camper non nasce da una moda improvvisa. Riflette il desiderio di conservare un controllo maggiore sul proprio tempo, scegliere percorsi meno prevedibili e vivere il viaggio come una parte della vacanza, non soltanto come uno spostamento necessario per raggiungere una destinazione.
In un turismo sempre più standardizzato, il camper continua a offrire qualcosa di difficile da sostituire: la possibilità di decidere dove andare anche dopo essere partiti.

