Rubinia, un manicomio creativo
Rubinia nasce nel 1985 da una idea di Ilario Piazzi, imprenditore del mondo della moda e della cosmetica che decide di dedicarsi ad una nuova attività. Ad una prima gioielleria aperta a Portofino, poi trasferita a Santa Margherita Ligure, segue l’apertura di una seconda a Milano (che diventerà poi l’unica). “La sede milanese è un manicomio creativo di 160 metri quadrati – afferma Roberto Ricci, collaboratore di Ilario Piazzi e cofondatore di Rubinia – Un concentrato di materiali e strumenti di tutti i tipi, da un vecchio tecnigrafo retroilluminato a manichini e sagome in cartapesta. Quel caos era la fonte ispiratrice dei nostri progetti, alcuni di questi li abbiamo presentati alle fiere alle quali abbiamo partecipato”
La filosofia dei cinque sensi
Ilario Piazzi era entrato nel mondo della gioielleria spinto da una intuizione. Il mondo della moda stava cambiando, il progressivo orientamento verso l’estetica gli aveva fatto comprendere quale profondo legame ci potesse essere tra moda e gioielleria. Ma aveva anche capito che bisogna lavorare sulla percezione, per creare una esperienza memorabile. Nasce così la filosofia dei cinque sensi, una filosofia mantenuta fino ai primi anni Duemila. “Le gioiellerie Rubinia erano spazi multisensoriali dove ogni dettaglio era studiato per generare emozioni, ai colori vividi delle pietre e alle loro finiture si univano fragranze delicate che avvolgevano l’ambiente, il sottofondo musicale capace di evocare suggestioni, infine le degustazioni di piccole prelibatezze per rendere l’esperienza più coinvolgente” A questi è seguito il sesto senso, quello della percezione.
Trovarsi nel posto giusto nel momento giusto
“Il cliente deve avere la sensazione di trovarsi nel posto giusto nel momento giusto, ogni dettaglio deve trasformare il gioiello in una opera capace di raccontare un momento unico. Ecco allora che ogni pezzo è accompagnato dalla sua storia, da una frase significativa o da una dedica personalizzabile, per rendere l’esperienza ancora più intima. “Ci piace offrire un carattere distintivo già al momento della consegna del regalo” Anche la presentazione gioca la sua parte, il confezionamento è elemento essenziale nella filosofia di Rubinia. Per confezionare la linea Filoamore, ad esempio, impiegano pochette in pelle di mela realizzate in tre dimensioni differenti. “Sono anche un modo di sostenere realtà che con passione realizzano meravigliose soluzioni ecosostenibili” All’interno, piccoli tesori gastronomici che stanno scomparendo.
Anni Duemila, si punta sul minimal
Gli anni Duemila non iniziano però sotto buoni auspici, l’intero comparto della gioielleria è in difficoltà. Il mercato è stagnante, serve un cambio di passo. “In Rubinia mancava la continuità di prodotto, per quanto nelle sue vetrine ci fossero gioielli bellissimi non avevamo niente di unico. Una lacuna da colmare, creare qualcosa di unico era la risposta al nostro desiderio di diventare un brand riconoscibile” Alla linea minimal di Filodamore alla quale si sta lavorando, ma per la quale il mercato italiano non è ancora pronto, si affianca quella di Gioielli Secondo Natura che viceversa risponde bene alle richieste del mercato. E quella di Numeri e Parole, progetto avviato nell’anno 2000. La produzione subisce uno scatto in avanti. Per avere spazi più consoni, viene acquistato un nuovo laboratorio.
Il dettaglio, occasione per raccontare una storia
A settembre 2006, la decisione di partecipare alle fiere di Bangkok e di Hong Kong per cercare forniture di gemme preziose di qualità, con l’intento di alimentare la creatività. Ma l’ispirazione, a volte, arriva quando meno te la aspetti. “La disavventura di uno specchio rotto in vari pezzi, mentre partecipavo ad una fiera milanese, mi ha fatto pensare ad una nuova linea, l’Arte del Riflesso. Preso un frammento, ho iniziato a lavorarlo con la resina impreziosendolo con pietre di ametista e perle bianche. In poche ore ho trasformato uno scarto destinato al secchio dell’indifferenziato in un manufatto unico“. Esempio di quanto il dettaglio diventi occasione per raccontare una storia, diversa da quella concepita all’origine. “Ogni materiale è un inizio, ciò che conta è l’energia che sprigiona quando lo tocchi e cominci a immaginare cosa potrebbe diventare“
I viaggi in Asia, per una diversa visione
Bangkok e Hong Kong sono comunque solo l’inizio, i viaggi si susseguono. Nel biennio 2013-2014 è la volta di Instanbul e Parigi, una esperienza legata per lo più al mondo dell’arredamento, per vedere qualcosa al di fuori della gioielleria. Il 2016 è anno delle aperture a nuove realtà . “Ricordo il mio primo viaggio, a New York – rammenta Francesca Ricci, oggi amministratrice di Rubinia – Accompagnavo mio padre ad una fiera, una esperienza che mi ha fatto capire quanto il nostro lavoro potesse avere risonanza internazionale. Abbiamo sviluppato idee che, riportate a casa, ci ha aperto alle sperimentazioni” Segue Seoul, una tre giorni negli studi televisivi di una emittente privata a diffusione nazionale per assistere alle tecniche di televendita. Infine, la Thailandia. “Per tre mesi Ho frequentato i reparti produttivi delle aziende di settore, acquisendo maggiore consapevolezza rispetto a quanto avrei potuto ricavare stando alla scrivania dietro un computer“
Singapore, sfida e conferma
Francesca e Roberto Ricci tornano a viaggiare insieme l’anno dopo, a Miami, con l’obiettivo di sondare le potenzialità dell’e -commerce. “Si festeggiavano anche i 10 anni di Filodellavita – rammenta Roberto Ricci – Per ampliare la gamma abbiamo creato un anello con 10 fili e 10 rubini di carature diverse, in lega rosa 18 carati. E’ nato così Ten“. Surreale, a detta della stessa Francesca Ricci, l’esperienza di Singapore fatta l’anno dopo ancora. “Dieci giorni immersi un un centro commerciale con l’obiettivo di portare nel cuore di un mercato internazionale la filosofia di Filodamore. Per raccontare una storia che andava oltre il design e il metallo prezioso. Filodamore è un marchio che parla alle persone attraverso le antiche arti orafe, come la punzonatura. Un gesto antico che rende unico ogni gioiello. Una sfida che ha confermato quanto l’artigianato italiano sia un linguaggio universale capace di emozionare tutto il mondo“
L’ascolto dei clienti, nasce 8+1
I viaggi hanno certamente consentito a Rubinia di aprirsi al mondo, ma per portare a compimento il processo produttivo elemento imprescindibile è stata la capacità di ascolto. “Bisogna capire le esigenze del cliente, fare domande e ricambiarlo con un ascolto empatico – rimarca Roberto Ricci – Con le sue richieste, a volte stravaganti, il cliente trasmette qualcosa di nuovo e vivacizza le collezioni” Proprio attraverso uno di questi confronti, nel 2007 nasce 8+1 per dare un tocco di unicità alla linea del brand e raccontare l’unicità di ogni persona. “Linea nata quasi per caso, perché spesso l’unicità nasce dalla casualità” Una vecchia pressa, qualche ciondolo schiacciato e saltano fuori otto pezzi unici. “Abbiamo quindi scelto otto simboli, ai quali avremmo aggiunto un nono voluto ed inventato da ogni singolo cliente. Al quale abbiamo dato la possibilità di creare, con la propria storia, un gioiello non replicabile“
Filodellavita, per raccontare l’unicità
Per proseguire sulla strada della unicità, Rubinia comincia a lavorare, per prima in Italia, una lega d’oro a nove carati invece che a diciotto come era comunemente solito fare. Con attenzione alla sostenibilità, in un momento nel quale di sostenibilità si parlava ancora poco. “Lavorare con nove carati significa dovere scavare di meno, con conseguente minore impatto ambientale” Ma qualcosa ancora mancava. “Non eravamo ancora riusciti a trovare il giusto modello per esaltare la linea. La soluzione è stata creare un anello particolare con un filo che si attorcigliava intorno al dito con intrecci casuali. Ancora una volta eravamo riusciti a creare qualcosa di unico“. Era nata la linea Filodellavita. Alla quale segue, nel 2009, la pagina facebook ad essa dedicata. E l’inserimento della sezione e-commerce all’interno del sito. “Siamo state tra le prime realtà commerciali ad aprire un profilo per mantenere un contatto con i clienti”
Internazionalizzazione, nasce un nuovo Filodellavita
Una linea, quella di Filodellavita. che porta un deciso passo in avanti nello sviluppo del brand. Nel 2015 Rubinia conta 350 concessionari sparsi sul territorio nazionale e una buona area di vendita. “La linea Filodellavita era ormai riconoscibile e apprezzata“. La linea prende sempre più spazio, a scapito di 8+1. Tre anni dopo, Filodellavita è destinata al solo mercato francese. “Volevamo mantenere l’artigianalità del prodotto fatto a mano“. La crescente internazionalizzazione e l’ingresso di nuovi soci inducono Rubinia ad interessarsi al mercato giapponese. Ma l’arrivo del Covid19 sposta l’attenzione verso altri mercati. “Abbiamo avuto l’illuminazione di comprare 99 rarissimi diamanti gialli provenienti dalla Namibia e ne abbiamo ricavato una nuova linea Filodellavita“
La scelta minimal del gioiello a filo non subisce la crisi post pandemia, nonostante le difficoltà che ne seguono. “Molti gioiellieri sceglievano e scelgono tuttora Filodamore proprio per la sua linea minimal. D’altronde, la parola filo la troviamo persino nella mitologia. Per questo motivo, noi di Rubinia ha un significato tanto speciale“. La necessità di uscire da un mercato comunque stagnante e alla ricerca spasmodica di novità, senza peraltro prestare attenzione alla fidelizzazione del cliente, spinge Rubinia a puntare sul consolidamento dei rapporti con i concessionari. Ne nasce, nel 2025, Classroom Rubinia, la piattaforma di auto-apprendimento e coinvolgimento dedicata alle gioiellerie. Contemporaneamente, parte anche Tour Rubinia
Certificato Filodamore per celebrare legami duraturi, Titania per omaggiare la forza delle donne
Nello stesso anno viene introdotto il Certificato Filodamore, ad un costo simbolico. “Non è stata solo l’occasione di celebrare i venticinque anni del gioiello. Ma anche l’espressione della nostra volontà di creare un documento che testimoniasse il legame dei nostri clienti con Rubinia. E la loro condivisione ai nostri progetti“. Il contributo è destinato ad una borsa di studio riservata a ragazze che intendono diventare orafe. E alla realizzazione di una nuova linea di gioielli basata sul titanio. “Titania vuole essere un omaggio alla forza delle donne. Abbiamo preso spunto dalla regina delle fate, protagonista di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. La sua forza ci ha ispirato. Come quella del titanio, difficile da lavorare ma incantevole da indossare” Dietro questa nuova linea, anche il desiderio di entrare in contatto con nuovi artigiani, nuove opportunità e nuove competenze.
Casa Bottega, polo produttivo per il rilancio dell’artigianato
Rubinia è nata con l’idea di essere non solo una collezione ma anche un racconto aperto che cresce grazie a chi ne fa parte. Sia egli il cliente, l’artigiano o il giovane che impara un mestiere antico. “In questa ottica abbiamo progettato di creare a Milano un centro con laboratori orafi aperti al pubblico, con aree dedicate alla progettazione e agli archivi storici . Un luogo dove osservare un artigiano al lavoro, scoprire storie e tecniche, sperimentare percorsi immersivi. Da questa visione è nata Casa Bottega“. Il percorso è triennale, l’obiettivo è salvaguardare l’arte orafa italiana e riportare Milano al centro della produzione artigianale di eccellenza. Un luogo di inclusione e condivisione, dove il cliente diventa protagonista nella evoluzione del percorso creativo del quale è parte attiva.
Unire le forze, da soli non si vince
L’età media di chi oggi fa questo mestiere è alta. Un giovane che voglia iniziare questo percorso professionale si scontra inevitabilmente con il fatto che, per diventare maestro orafo, deve impiegare tempo in un apprendimento che non può essere remunerato quanto quello di un artigiano esperto. Il quale però non se la sente più di lavorare dieci ore ininterrotte al giorno per trovarsi nella condizione di scegliere se andare in pensione o continuare a lavorare. Con Casa Bottega vogliamo dare la possibilità agli apprendisti di essere affiancati dagli artigiani esperti usufruendo, allo stesso tempo, di alloggi, recuperati da vecchie strutture, a carica dell’azienda. A guadagnarne sarebbero anche gli artigiani esperti, che vedrebbero così sgravato il loro lavoro e potrebbero fornire agli apprendisti l’apprendimento utile alla loro crescita. E unire le forze, perché da soli non si vince”.
Investimento sul futuro
“Regalare un gioiello, oggi più che mai, non significa infatti soltanto acquistare un oggetto prezioso Se perdiamo gli artigiani, perdiamo la capacità di dare forma ai ricordi e alle emozioni. Per evitare ciò, vogliamo creare un polo produttivo e distributivo dove fare venire i giovani a lavorare. Perchè, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, le nuove generazioni dimostrano una sensibilità maggiore rispetto alle precedenti verso il messaggio intrinseco del gioiello. Casa Bottega è molto più di un progetto di conservazione, deve rappresentare un simbolo di rigenerazione urbana e culturale. E restituire a Milano la sua identità di capitale dell’artigianato orafo” Un investimento sul futuro, conservando il legame con il passato
Gioiello, segnalibro della vita oltre il tempo e le mode
Nello scenario attuale, dinamico e mutevole, con la battaglia del prezzo che mette a dura prova la creatività, Rubinia mantiene inossidabile la sua essenza. “Ogni pezzo che creiamo vuole essere più di un semplice oggetto, è un ponte verso i ricordi. Capace di evocare istanti speciali ogni volta che lo si osserva. Ormai dominati dalla obsolescenza programmata, vogliamo imprimere un significato profondo ai momenti di vita delle persone offrendo creazioni che resistano nel tempo e alle mode” Gioiello, quindi, come segnalibro della vita, scrigno di momenti significativi. “Dietro la parola gioiello non c’è niente di più forte, il gioiello è una emozione che difficilmente si può dimenticare“
Rubinia famiglia allargata, con tanto da raccontare
Emozione, relazione, salvaguardia dell’artigianato. Valori che Rubinia vuole trasferire nel futuro, con la consapevolezza della propria storia. “Guardando indietro – conclude Francesca Ricci – mi rendo conto di quanto Rubinia non sia solo una azienda di famiglia ma una famiglia allargata. Amici, orafi, designer, collaboratori, clienti affezionati condividono con noi il modo di intendere la bellezza e il valore di un gioiello. Ma se guardo avanti, i prossimi anni saranno una sfida. Un nuovo capitolo di questa meravigliosa storia che dopo 40 anni ha ancora tanto da raccontare“

