Avere un mondo senza plastica in mare. No, non è utopia, ma un qualcosa che potrà davvero realizzarsi. E questo avverrà, statene certi; perché l’uomo si sta adoperando. Così come ha fatto tanto per sporcare il mare, tanto altro farà per ripulirlo. Anzi, c’è già chi si è messo in moto.

A Fano per scoprire come salvare il mare

Ho avuto il piacere di vedere come si fa. A Fano, più precisamente presso la Marina dei Cesari, zona del porto turistico. Qui ci hanno mostrato i seabin in funzione. Cosa sono? semplice, dei cestini “mangiaplastica” pronti per ripulire il mare.

Un mondo senza plastica in mare, ecco come si fa

In questa città delle Marche, ho scoperto che sì, è possibile fermare l’inquinamento marino. E deve essere fatto. Ci vuole soprattutto consapevolezza che si tratta di un qualcosa di fattibile, non è una chimera: il seabin, questo cestino di cui vi parlavo, lavora in maniera incredibile e da solo. E che si tratti di un qualcosa che ha futuro lo dimostra anche il fatto che in campo sia scesa un’azienda importante come Whirlpool con la sua divisione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). Whirlpool ha aderito al progetto #PlasticLess, il cui obiettivo è ridurre l’inquinamento plastico marino. Promosso da LifeGate, la principale piattaforma in Italia sui temi della sostenibilità, è un progetto ambizioso, certamente. Ma che alla base ha un voler guardare al futuro con serenità, fiducia e con tinte più verso il bianco che verso il nero. Quello che voglio fare anche io, per lasciare a mia figlia un mondo migliore. O perlomeno, per provare a farlo. 

Addio plastica, lunga vita ai seabin

Durante la presentazione è stato spiegato che #PlasticLess mira a raccogliere rifiuti di plastica dai mari italiani utilizzando dispositivi innovativi installati nelle acque dei suoi porti e porti turistici, nonché a promuovere un modello di economia circolare progettato per ridurre, riutilizzare e riciclare i rifiuti, in particolare il tipo più pericoloso per l’ambiente come plastica. Parole, alle quali però seguiranno fatti. Perché questa tecnologia è già stata installata, oltre che a Fano, anche presso il Circolo Nautico Sambenedettese a San Benedetto del Tronto. Ma come lavorano i Seabins? Semplice, galleggiano sull’acqua in determinati punti di accumulo di detriti e lavora 24 ore su 24 per catturare oltre 500 kg di rifiuti all’anno, da bottiglie di plastica a microplastiche con diametro da 5 a 2 mm e micro-fibre di 0,3 mm o più piccole, non visibili a occhio nudo. La sfida è lanciata: ma per chi spera in un futuro con tinte più verso il bianco che verso il nero, è già vinta.