Dottori, foto Pixabay
Dottori, foto Pixabay

Importante scoperta per quanto riguarda la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). La malattia colpisce in Italia più di 6 mila persone, con un’incidenza di 2 mila nuovi casi ogni anno (dati EURALS Consortium). La collaborazione tra l’IRCCS Fondazione Don Gnocchi e l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano ha portato i ricercatori a individuare infatti nella saliva un biomarcatore utile alla diagnosi precoce della malattia.

I protagonisti del progeetto

Il progetto dei due Istituti è stato ideato e coordinato dal Laboratorio di Nanomedicina e Biofotonica Clinica (LABION) dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi di Milano. Guidato da dottoressa Marzia Bedoni. In collaborazione con l’Unità di Riabilitazione Intensiva Polmonare dello stesso IRCCS, diretta dal dottor Paolo Banfi. Primo autore e responsabile dello studio, finanziato dal ministero della Salute e pubblicato su “Scientific Reports” (gruppo Nature), è il dottor Cristiano Carlomagno. E’ ricercatore “Don Gnocchi”.

Che cos’è la SLA

La SLA è una malattia degenerativa che porta alla progressiva e inesorabile paralisi della muscolatura. Ad oggi non esistono esami di laboratorio capaci di garantire una diagnosi veloce e certa. O anche in grado di monitorarne la velocità di progressione.

Dichiarazioni

«Il ritardo nella diagnosi causa spesso nel paziente un senso di impotenza, penalizzandolo poi nell’accesso ai trial clinici. L’individuazione di un nuovo metodo per accelerare la procedura diagnostica avrà importanti ricadute e costituisce un capitolo importante nello studio e nella battaglia con questa patologia gravemente invalidante”. Lo ha spiegato il Dottor Banfi.

Gli ha fatto eco il professor Vincenzo Silani, ordinario dell’Università degli Studi di Milano e direttore dell’ Unità Operativa di Neurologia e Laboratorio di Neuroscienze dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano. “La possibilità di utilizzare un semplice e non traumatico prelievo di saliva per definire un biomarcatore diagnostico per la SLA rappresenta infatti un’opportunità di rilevanza storica. La metodologia utilizzata ha richiesto un’attenta messa a punto iniziale. Poi è stata dirimente nel definire uno spettro diversificato nella SLA rispetto ai controlli sani e rispetto ad altre patologie egualmente invalidanti. Malattie come Alzheimer e Parkinson”.