Image by Vesna Harni from Pixabay
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L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa: in Italia si sta producendo oltre il 20% in più di rifiuti sanitari. La causa, ovviamente, è l’epidemia da Covid-19 che imperversa nel nostro paese e in tutto il mondo.

È uno di quei problemi collaterali che sta portando il virus, più in ombra rispetto all’emergenza sanitaria vera e propria, ma comunque una questione da affrontare. La notizia l’ha data Repubblica qualche giorno fa intervistando il presidente di Eco Eridiana Andrea Giustini. Il sistema è sotto stress, ma nell’articolo, qui il link, si dice che le nostre strutture si stanno dimostrando all’altezza della situazione.

Resta però una situazione delicata che coinvolge non solo i grandi presidi ospedalieri, in particolare quelli operanti sui casi di Covid-19, ma anche piccoli ambulatori, medici di base, finanche i contagiati costretti all’isolamento forzato. Immaginiamo uno scenario in cui ogni singola visita, pur non relativa a pazienti che abbiano qualche sintomo da coronavirus, debba essere effettuata con mascherina, e il conseguente agglomerarsi di queste nella pattumiera. Quali precauzioni usare?

Contenitori in cartone monouso per gli studi medici

Se il protocollo di smaltimento dei rifiuti degli ospedali risulta all’altezza, l’incertezza colpisce soprattutto i casi su piccola scala. Le direttive ministeriali, va precisato però, non sono molto diverse rispetto alle grandi influenze del passato. Prendiamo ad esempio una circolare del dicastero della salute relativa all’influenza AH1N1v del 2009:

In particolare va ricordata la necessità di lavare le mani ogni volta prima di togliere la mascherina o il respiratore e dopo avere rimosso la mascherina o il respiratore, e di smaltire in modo appropriato mascherina/respiratore usati nella spazzatura, in modo da evitare contatti inavvertiti da parte di altre persone”.

Non ci sono particolari divergenze rispetto alla modus operandi odierno. Aggiungiamo invece un ulteriore consiglio in merito al possibile eccesso di mascherine e guanti usati raccolti tutti in un unico secchio: contenitori in cartone monouso. Si tratta di scatole di una certa capienza, come ce ne sono ad esempio in questo catalogo, che possono contenere fino a 7 chili di materiale. All’interno sono rivestite con un sacco di polietilene, molto più resistente di una normale busta di plastica. In più questo sacco è dotato di un’autochiusura con nastro in nylon che sigilla il contenuto della scatola. Per sollevarla ci sono dei ganci ricavati direttamente dalla struttura fustellata del contenitore. Qui si può spostare in totale sicurezza. Infine queste scatole recano in bella mostra la scritta che chiarisce cosa contengono, in modo che anche gli operatori ecologici possano trattarla con la dovuta attenzione.

Abbiamo linkato alla scheda prodotto di un contenitore a titolo esemplificativo, sul mercato ce ne sono anche di diverse misure. Nella scelta però è importante soprattutto verificare che il prodotto risponda alla normativa 254/2003. Che è la legge che regolamenta lo smaltimento dei rifiuti sanitari nel nostro paese.

Chi si trova in isolamento forzato non deve differenziare i rifiuti sanitari

Ecco, se tutti coloro che si trovano in quarantena devono continuare a differenziare i rifiuti come sempre, coloro che sono stati trovati positivi al Covid-19 non devono farlo. Il motivo è semplice: raccogliere tutti i rifiuti potenzialmente infetti in un unico sacco.

Quindi questa è la regola. Si richiede poi di utilizzare più di un sacco mettendone uno dentro l’altro in modo da rinforzare il tutto. Regola che devono seguire anche coloro che sono semplicemente in quarantena, che comunque utilizzano guanti e mascherine che poi andranno gettati nell’indifferenziata.