Peugeot
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Tutte le case costruttrici di automobili, compresa Peugeot, sanno bene che i grandi volumi di vendita si fanno con le auto di medie piccole dimensioni, meglio se SUV, e con motori dalla cilindrata contenuta, a quattro cilindri se non, addirittura, a tre come avviene attualmente. Oggi il prestigio di un motore viene dato dalla tecnologia all’avanguardia che adotta, come ad esempio quella del plug-in hybrid o del full electric, ma una volta il prestigio veniva dato dal suo frazionamento. In sostanza, il numero di cilindri di cui disponeva e su cui si frazionava la cilindrata. Disporre nel proprio listino di automobili equipaggiate con un motore ad otto cilindri non era cosa da tutti, ma in un contesto di mercato vivace, senza eccessiva se non nulla attenzione per consumi e soprattutto emissioni, si poteva pensare di avere in gamma un plurifrazionato: dava prestigio al modello su cui veniva montato.

Peugeot a metà anni 30

Alla metà degli anni trenta e alla fine degli anni sessanta le caratteristiche c’erano tutte per affrontare un simile impegnativo progetto. Gli studi per la progettazione di un motore ad otto cilindri da inserire nella produzione di serie presero avvio in casa Peugeot alla metà degli anni trenta. Avevano come obiettivo la costruzione di un propulsore ad otto cilindri a V partendo da due blocchi motore della Peugeot 402. Il progetto consisteva nell’usare due serie di cilindri, pistoni, teste e bielle del motore montato sulla 402. Per poi assemblarli su di un apposito basamento con all’interno uno specifico albero motore. Dal progetto si passò alla realizzazione e ne furono montati alcuni esemplari da testare, prima sul banco, poi dei muletti su strada.

Anni 50

Nella seconda metà degli anni cinquanta, Peugeot si era accordata con Renault per esportare le vetture dei due marchi sul suolo americano. Voleva utilizzare un’unica rete di distribuzione ed assistenza. Ciò si rivelò un’impresa ardua da realizzare. Soprattutto a causa della notevole diversità negli standard per dimensioni e cilindrata delle vetture europee rispetto a quelle americane. Peugeot decise quindi di fare un passo avanti studiando una versione “USA” della 404. Oltre a rispettare tutte le stringenti normative sulla sicurezza e sull’inquinamento (già all’epoca presenti in molti stati come la California) disponesse anche di un motore V8. Alcuni prototipi vennero assemblati e poi testati anche sulle strade americane. Queste 404 V8 si distinguevano dalle altre per una presa d’aria posta sul cofano motore e per il doppio scarico posteriore, uno a destra e uno a sinistra.

Fine anni 60

Il progetto di poter disporre di un motore V8 in casa Peugeot non era però definitivamente tramontato. Il fuoco covava sotto la cenere. Aveva ormai contagiato anche Renault e Volvo, entrambi desiderosi di presentarsi sul mercato nord americano con nuovi modelli equipaggiati da motori otto cilindri. Questa volta si parte da un progetto completamente nuovo per l’otto cilindri; il motore sarà tutto in lega leggera con il classico angolo di 90° tra le due bancate. Purtroppo, però, anche questa volta, il diavolo ci mette lo zampino. Un fattore esterno, totalmente estraneo alla progettazione e allo sviluppo del motore pone seri interrogativi sulle possibilità di commercializzare vetture equipaggiate con motori ad otto cilindri a benzina. E’ la crisi petrolifera del 1973 che genera un periodo di grande austerità.