Ci saluta, all’età di 84 anni, Paolo Villaggio. E con lui se ne va quella pungente ironia, spunto di riflessioni sui problemi della società.

Paolo Villaggio: un’infanzia funestata dalla guerra

Nato a Genova il 30 dicembre 1932, Villaggio passa un’infanzia segnata da sofferenze e rinunce, rovinata dalla guerra mondiale. Si districa tra molti lavori, incluso l’impiegato presso la Consider. Ed è qui che trae ispirazione nel creare Ugo Fantozzi, personaggio che farà la sua fortuna professionale. Maurizio Costanzo nota talento in lui e, nel 1967, gli consiglia di esibirsi in un cabaret, a Roma. Più tardi indossa i panni di conduttore, per il programma tv “Bontà loro”. Dove i suoi personaggi aggressivi, vili e sottomessi troveranno pieno sfogo.

Paolo Villaggio: Fantozzi, dalle librerie ai cinema

Ma Paolo Villaggio è un artista a tutto tondo. Ed i suoi brevi racconti (editi dall’Espresso) lasciano l’impronta. Incentrati sulla figura del ragionier Ugo Fantozzi: uomo dal carattere servile, perseguitato dalla sfortuna e dal “megadirettore”. La Rizzoli pubblicherà tre racconti su Fantozzi e Paolo Villaggio si afferma a livello internazionale. Best seller che costituiscono il trampolino di lancio verso la carriera del cinema, con il celebre film “Fantozzi” (1975) di Luciano Salce. Ne seguiranno tanti altri, ben 9 sul personaggio del mitico ragioniere, oltre a quelli fatti interpretando personaggi minori, quali Giandomenico Fracchia e il professor Krainz.

Paolo Villaggio: i premi

E non tardano ad arrivare le chiamate dai grandi registi. Quali Federico Fellini (nel 1990 con “La voce della Luna”, insieme a Roberto Benigni). Ma anche Lina Wertmuller (nel 1992 con “Io speriamo che me la cavo”). E poi Ermanno Olmi (nel 1993 con “Il segreto del bosco vecchio”). Mario Monicelli (nel 1994 con “Cari fottutissimi amici”) e Gabriele Salvatores (nel 2000 con “Denti”). Pluripremiato, Villaggio è riconosciuto anche col David di Donatello (1990), il Nastro d’Argento (1992) e il Leone d’oro alla carriera (1996).

Paolo Villaggio: il saluto della figlia

In tutti questi anni non è tuttavia cessata la sua attività di scrittore. Ha continuato a far pubblicare libri di buon successo con regolarità. Per la Mondandori ha pubblicato: “Fantozzi saluta e se ne va” (1994-95), “Vita morte e miracoli di un pezzo di merda” (2002), “7 grammi in 70 anni” (2003) fino al suo ultimo disperato sfogo: “Sono incazzato come una belva” del 2004. Nel 2012 esce nelle librerie “Tragica vita del ragionier Fantozzi”, dove l’autore torna a ritrarre il suo personaggio più popolare, descrivendone gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. La mattina del 3 luglio 2017, la figlia Elisabetta annuncia, sui social, la scomparsa del padre, scrivendo le seguenti parole: “Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”.