ora legale

Stanotte siamo chiamati a spostare le lancette dell’orologio avanti di un’ora in virtù del ritorno dell’ora legale. Dormiremo inevitabilmente meno, ma potremo godere di giornate più lunghe.

Ora legale: a cosa serve

L’origine dell’ora legale è antichissima. Il primo ad avere questa idea fu Benjamin Franklin a fine ‘700 quando arrivò a teorizzare un progetto per diminuire i costi richiesti per l’elettricità. In quel periodo si inizia ad avvertire la necessità di rendere più produttive le fabbriche soprattutto nelle ore della giornata in cui si poteva godere della luce del sole.

L’inventore avanza quindi una proposta decisamente sui generis per l’epoca: alzarsi prima al mattino, sfruttando la luce del sole. Questo particolare “obbligo” veniva concretizzato da una serie di imposte aggiuntive sulle persiane e e installando per le vie delle città sveglie rumorose che sparavano colpi di cannone.

L’introduzione vera e propria dell’ora legale arriva però nel 1916 su iniziativa dell’inglese William Willett, che propose di attuarlo alla Camera dei Comuni britannica. In Italia arriva nello stesso periodo, ma a fasi alterne non sono mancati i periodi di abolizione. Ormai da tempo è in vigore in modo stabile con l’obiettivo di ridurre le spese sulla bolletta elettrica. Secondo Terna, la società che gestisce la rete elettrica italiana, l’ora quotidiana di luce in più ci ha fatto risparmiare ben 567 milioni di chilowattora , equivalenti a 320 mila tonnellate di Co2 in emissioni grazie all’accensione posticipata di luci ed elettrodomestici.

Ora legale: serve davvero?

Periodicamente in concomitanza con l’avventuo dell’ora legale non mancano le opinioni contrastanti sulla sua reale utilità. Rispetto al momento della sua introduzione, dettata soprattutto dalla volontà di sfruttare maggiormente in fabbrica giornate più lunghe, le necessità sono cambiate. Molte aziende, infatti, lavorano anche durante la notte e in tantissimi utilizziamo pressoché a ogni ora ogni tipo di apparecchio elettronico. Il risparmio a cui si aspirava un tempo non sembra esserci più.

A differenza di quanto ancora avviene in Italia, sono diversi i Paesi che hanno ormai optato per la sua abolizione. Coordinare i vari fusi orari per chi è abituato a viaggiare è quindi ancora più difficile.

Ora legale: fa davvero male alla salute?

A scatenare lo scetticismo sull’ora legale ci sono anche i problemi a cui il fisico di molti di noi andrebbe incontro per adattarsi al cambiamento. Il corpo ne risente spesso in maniera tutt’altro che trascurabile.

A mettere in evidenza i problemi è Focus. In base a un recente studio pubblicato su Neuroscience Letters il solo pensiero di dover dormire di meno porta a un sonno più disturbato e a continui risvegli nell’arco della notte. Il nostro corpo finisce per provare un senso di “confusione”. Solo i più mattinieri sembrano avere minori difficoltà.

Anche concentrarsi sulla normale attività quotidiana diventa più complesso. Dormire meno ci fa quindi sentire più stanchi nell’arco della giornata e quindi meno attenti durante il lavoro o lo studio.

Ulteriori disagi potrebbero verificarsi quando ci si mette al volante della propria auto. Le statistiche parlano chiaro: gli incidenti, in virtù delle maggiori ore di luce, diminuiscono nel periodo in cui è attiva l’ora legale. Si registra però un’eccezione nel primo lunedì successivo al cambio ora in cui la stanchezza si fa sentire in maniera determinante.

Non mancano i segnali di malessere tutt’altro che da sottovalutare. Sono diversi gli studi medici che registrano un incremento degli attacchi di cuore nella prima settimana di introduzione dell’ora legale. Non ci sono, almeno per ora motivazioni scentifiche che giustificano lo scenario, ma sembra essere legata alla difficoltà di adattamento ai cambiamenti del sistema cardiovascolare. Dormire meno genererebbe stress e quindi il rischio di infarto. C’è addirittura uno studio realizzato in Australia che non può che provocare inquietudine. Nel primo periodo successivo al cambio ora si registra un’impennata di suicidi. I ricercatori pensano che la stanchezza possa influire negativamente su chi soffre di depressione.