Michele Alboreto

Michele Alboreto, ex pilota Ferrari scomparso nel 2001, avrebbe compiuto oggi 60 anni. E’ stato uno dei preferiti di Enzo Ferrari.

Michele Alboreto e la passione per i motori

Alboreto viene da una famiglia semplice (padre rappresentante, mamma impiegata comunale) e consegue il diploma da perito tecnico con regolarità. Inizia a lavorare come impiegato in una ditta di confezioni: questo gli permette di porre le basi alla sua futura carriera. Poco dopo acquista infatti una Formula Monza, realizzando un sogno che aveva da tempo.

Le prime gare arrivano in Formula 3: nel 1980 con il Team Pavanello si laurea campione del mondo. Nello stesso anno, grazie a Cesare Florio, allora dirigente della Lancia Corse, partecipa a quattro appuntamenti del Gruppo 5 Endurance guidando la Lancia Montecarlo. I risultati sono positivi. Passerà poi alla Formula 2 al volante della Minardi.

Dal Gran Premio di Imola del 1981 passa alla Tyrrel: la scuderia britannica è conquistata dal suo stile di guida. Nel 1983 arriva la svolta della sua carriera: conquista il Premio Varzi, riconoscimento dato al pilota italiano più promettente. Alboreto ottiene l’apprezzamento di Enzo Ferrari, che ne ufficializzò il passaggio a Maranello dalla stagione successiva.

L’esordio sulla Rossa avviene in occasione del Gran Premio del Brasile, ma con poca fortuna. Già alla terza gara arriva però la prima vittoria, in Belgio. In stagione finirà primo in cinque appuntamenti del Mondiale. L’ultimo podio in carriera risale al 1989, quando arriva terzo a bordo di una Tyrrel al Gran Premio del Messico.

L’esperienza in Formula Uno termina con la Minardi nel 1994. Successivamente, ad eccezione di una parentesi nel 1996 in Formula Indy, sarà alla guida di vetture coperte fino al momento dell’incidente.

Michele Alboreto: l’incidente fatale

Michele Alboreto è scomparso il 25 aprile 2001 in un ospedale di Dresda dove si trovava ricoverato in seguito a un incidente avvenuto sul circuito di Lausitzring. Il pilota stava effettuando dei test su una Audi R8, la vettura con cui avrebbe dovuto gareggiare alla 24 Ore di Le Mans. Sin da subito si è capito che le sue condizioni fossero gravissime. I medici non sono quindi riusciti a fare niente per salvargli la vita.

Successivamente sono iniziate a circolare le prime ipotesi sulle cause del fatto. Secondo un comunicato Audi, la colpa sarebbe da addebitare a un oggetto tagliente che avrebbe sgonfiato gradualmente il pneumatico posteriore sinistro dell’auto. Questo avrebbe portato a perdere il controllo. Questa idea sarebbe stata confermata dai test effettuati dell’ente indipendente Dekra. Si escluderebbero così cedimenti tecnici e strutturali della vettura.

 

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