Cesare Prandelli
Cesare Prandelli

L’amaro calice della sconfitta è, come spesso accade, il risvolto della medaglia di cui non si parla mai. Perché se è vero che si è chiuso un 2014 fatto di successi e gioie, è anche vero che ad ogni vittoria corrisponde sempre una sconfitta: e l’inizio dell’anno è il perfetto viatico per scovare la dieci delusioni sportive più cocenti di questo 2014.

Tra le 10 delusioni sportive del 2014, impossibile non partire dall’Italia del calcio e dalla Ferrari: ma se pensare di sollevare la Coppa del Mondo al Maracanà di Rio de Janeiro era francamente difficile, è altrettanto vero che nessuno si sarebbe aspettato di uscire ai gironi eliminati dal Costarica. E che dire del Mondiale da incubo del Cavallino Rampante: zero vittorie, quarto posto nella classifica costruttori e peggior risultato dal 1993. Calcio e motori ci lasciano in dote forti delusioni, ma non è di certo andata meglio nella pallavolo maschile. Il flop dell’Italvolley ai Mondiali è stato un disastro in piena regola. 13esimo posto finale, il peggior risultato negli ultimi 20 anni, un team letteralmente umiliato dal Porto Rico, sei scontitte in nove gare: e pensare che ci si era presentati in Polonia con ambizioni da podio… Ma se l’Italia della pallavolo maschile piange amaro, non sta meglio la Spagna del basket: tutto ci si poteva aspettare tranne che i padroni di casa uscissero ai quarti di finale contro la Francia priva di Parker. Un ko inatteso, soprattutto perché l’obiettivo degli iberici era superare il Team USA, il quale invece ancora una volta ha dimostrato che il più forte vince sempre. Parlato della Ferrari nel Mondiale di Formula Uno, non possiamo non citare l’altra grande delusione nei motori: Jorge Lorenzo. Due vittorie ottenute, undici podi conquistati e 263 punti nel mondiale piloti: traducendo, la sua peggiore stagione nella MotoGP dal 2008. Ha pagato un inizio di stagione assurdo, lo strapotere di Marc Marquez e l’inattesa rinascita di Valentino Rossi, che ha innervosito lo spagnolo reo di non essersi preparato fisicamente e mentalmente nel modo corretto. Negli gli altri sport, non si può non citare la rovinosa caduta di Chris Froome: da vincitore del Tour de France 2013 a mero spettatore del trionfo di Vincenzo Nibali, dalla voglia di rivalsa alla Vuelta alla dura realtà del giro di Spagna, dove Contador ha fatto la voce grossa e di Froome non si è vista traccia. Senza dimenticare il Mondiale su strada, dove l’hanno visto solo in quanto la sua iscrizione era andata a buon fine. Nel giro di 12 mesi, Froome è passato dall’essere l’uomo assolutamente da battere, il campione, a normale ciclista sempre battuto. Un anno da tragedia, come quello di Fabio Fognini. Il tennista italiano, nel 2013, si era particolarmente distinto per aver vinto ben due tornei ATP; quest’anno, invece, lo si ricorda per le racchette spaccate, gli insulti a giudici di campo, avversari, pubblico e perfino al padre. Certo, a marzo 2014 è arrivato il miglior piazzamento di sempre nel ranking ATP, ma non basta. Come non basta la vittoria contro Murray a Napoli in Coppa Davis. Ed è proprio Andy Murray un’altra, grandissima, delusione di questo 2014: molto discontinuo, tre soli tornei vinti (Shenzhen, Vienna e Valencia). I fasti di un tempo, quando trionfava a Wimbledon e New York, sono ormai un lontano ricordo. Infine, due miti incappati in una stagione da dimenticare: Tiger Woods e Shawn White. Il golfista americano, tormentato dai dolori alla schiena, ha disputato solo nove tornei non vincendo mai. Il mito dello snowboard, invece, ha chiuso l’Olimpiade di Sochi con un tristissimo quarto posto: per loro, come per tutti gli altri, il 2015 dovrà essere l’anno della riscossa.

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Nasce in Calabria, cresce a Milano. Mezzadro del mestiere, si sente più blogger che giornalista. Una vita trascorsa a pane e calciomercato, segue tutti gli sport ma non ne pratica uno, teoria che ha accompagnato i più grandi giornalisti italiani. Che sia la strada giusta? Forse. Per ora si diletta a fare il giornalista. Con che risultati, decidete voi...