Le caratteristiche dell’abbigliamento della fine degli anni ’60 e dei primi anni ’70 sono presenti anche nelle collezioni contemporanee. Senza andare oltre, la tintura per cravatta è stata vista quest’anno nei capi di Stella McCartney, Dries Van Noten, Off White e nella collezione dell’argentino Marcelo Burlon (guarda qui) per la stagione 2020.

Il marchio italiano Alberta Ferretti ha fatto lo stesso ispirandosi a quegli anni, significativo è il caso di Etro che presentava persino strati realizzati in patchwork generando l’inevitabile: il riferimento alla foto iconica di Woodstock. Il festival ha riunito più di 500 mila persone tra il 15 e il 17 agosto 1969, in una fattoria a Bethel, nello stato di New York. Woodstock non ha rivoluzionato solo la moda ma anche tutto quello che deriva da essa come la moda, ed è oggi un punto di riferimento per i designer dell’epoca. Tale è stato l’impatto che queste caratteristiche estetiche, sebbene frammentate e rilette, sono ancora valide. I fiori, le tuniche, la stampa dye tie, i pantaloni a zampa e i giubbotti in patchwork, il fiore all’occhiello di Woodstock.

La cultura hipster sempre più fashion

A Woodstock c’erano gli hippy raccolti in un movimento controculturale che si stava già espandendo dalla costa occidentale del nord fino ad est, con repliche in tutto il mondo. Indossavano pantaloni a campana, gilet, abiti con stampe coloranti, indumenti etnici, principalmente indiani, oltre a frange e pantaloni di jeans. Gli accessori includevano cinture, fasce e fiori sulla testa. Uomini e donne avevano i capelli lunghi e l’abbigliamento non era necessariamente definito dal genere, quindi era considerato unisex.

I designer di alta moda e prêt-à-porter consapevoli dell’impatto di questa manifestazione nella vita di tutti noi, hanno da subito capito le grandi potenzialità di questi stili e li hanno portati nei giorni nostri. Il feedback, quella volta, fu inverso e l’aspirazione emerse dal basso verso l’alto.

Questo stile però è ciclico come tutta la moda infatti, un caso da ricordare è la collezione Yves Saint Laurent del 1969 che includeva la tecnica del patchwork.

Il potere dei fiori degli anni ’60

I tre giorni della maratona a cui hanno partecipato artisti come Jimmy Hendrix, Janis Joplin, The Who, Joe Cocker e Jefferson Airplay e molti altri, sono stati ripresi tutti nel documentario omonimo presentato nel 1970. il film ha prodotto immagini della controcultura dei giovani alla fine degli anni ’60: gli stessi che hanno discusso del sistema capitalista e, quindi, del consumismo; proclamato pace, nel quadro della guerra senza fine in Vietnam; quelli che praticavano l’amore libero e trovavano il modo di manifestare le loro idee attraverso l’abbigliamento.