Yasmin
Yasmin

Noi italiani siamo etichettati come vere e proprie vittime delle mode lanciate da oltreoceano, quasi da esserne ossessionati sia in fatto di tecnologia, che di musica, cinema, ballo, diete, fitness e benessere in genere. Alcune, poi, sono sfociate in veri e propri fenomeni sociali che hanno caratterizzato un’epoca ed influenzato i gusti di intere generazioni, dal rock’n roll alla discomusic, sino alle più recenti innovazioni tecnologiche, dai tablet agli smartphone. Per non parlare della mania dei social network, che, nel terzo millennio, è il mezzo più usato per relazionarsi con gli altri in mezzo mondo.

Yasmin
Yasmin

In controtendenza si pone il mondo orientale che non solo tende a preservare le sue più antiche abitudini, senza farsi tentare dalle stravaganti e innovative scoperte occidentali (in Cina è proibito l’accesso a Facebook e Google). L’esodo in Occidente di gente proveniente dalla Turchia, Egitto, Marocco, Algeria, Sudan ha reso più agevole conoscerne usi e tradizioni in diversi settori.

Un fenomeno in evoluzione e di continua ispirazione è la danza orientale, che, in Italia, ha non pochi proseliti.
TimeMagazine.it ha raggiunto per voi, in esclusiva, la danzatrice di origini italiane Yasmin, musa ispiratrice del cortometraggio “Io non esco” scritto e diretto dal casertano Antonio Manfredonia.

Yasmin
Yasmin

Ci racconta come è nata la sua passione per la danza orientale?
Del tutto inaspettatamente, quando una sera di ben dodici anni fa, in compagnia di amici, mi ritrovai in un locale di intrattenimento ad Amorosi, in provincia di Benevento, l’Atmosphere Cafè, gestito da un ex ballerino egiziano, Mohammed (foto). Ricordo che appena entrai fui rapita dalla musica e, poi, dalle ballerine che si esibivano in danze tipiche dei loro paesi di origine. Decisi, sin da quella sera, che mi sarei iscritta ad una scuola di danza orientale ed è stato proprio Mohammed il mio punto di forza quando amici e parenti, tra cui i miei stessi genitori, cercarono di ostacolarmi. Mohammed ha sempre creduto in me, sin dalla prima volta che mi vide e mi disse che sarei diventata una bravissima danzatrice.
Avevo appena 20 anni e, pur di non chiedere l’aiuto economico ai miei genitori, che erano convinti si trattasse solo di un capriccio momentaneo, per pagarmi le lezioni di danza, andai a lavorare. Nelle mie prime esibizioni, non potendo permettermi di acquistare i costosissimi abiti, me li cucivo da sola dopo averne scelto accuratamente le stoffe nei mercatini. Quando li indossavo, mi sentivo doppiamente soddisfatta e orgogliosa. Dopo aver conseguito il diploma di insegnante Midas/Fids, ho aperto due scuole, una a Telese e l’altra a Caserta, ma continuo ad esibirmi come danzatrice in vari spettacoli (foto). Oggi posso dire di essere una professionista completa e realizzata e posso permettermi di acquistare i miei abiti dai migliori atelier di El Cairo. Viaggio tantissimo per i miei spettacoli e grazie all’integrazione con il mondo arabo, avendone imparata la lingua e non solo la danza, mi sento cittadina del mondo

Quali le sue danze predilette?

Yasmin che balla
Yasmin che balla

La danza saidi che affonda le sue origini nel deserto e, oggi, rappresenta un ballo vivace ed allegro del Folklore arabo.

La danza con la spada che, come racconta la leggenda, rappresenta la sfida delle schiave dell’harem che, dopo aver rubato le spade ai loro carcerieri, se le sistemavano sopra la testa per dare un chiaro messaggio “potrai avere il mio corpo, ma non la mia anima”. 

yasmin con il velo
yasmin con il velo

 

E infine la danza del ventre, in arabo raqs sharqui, che ha origini nel mondo preislamico come danza sacra rivolta alla dea Ishtar, protettrice della madre terra e che viene invocata per la fertilità dei campi e delle donne. E’ una danza che nasce tra le donne e per le donne e, in seguito alle invasioni, diviene arte anche da intrattenimento.

La danza del ventre è molto sensuale e potrebbe creare pregiudizi in coloro che non ne comprendono lo spirito artistico. Come affronta le critiche?

Agli inizi della mia carriera, avevo solo 20 anni, per il timore dei pregiudizi di amici e parenti, tra cui i miei stessi genitori, quando danzavo indossavo il velo sul volto (foto). Se sono arrivata sin qui non sarà solo per una naturale predisposizione fisica, aiutata dai caratteri somatici, ma sicuramente grazie ad una forza esterna e superiore che proviene da Dio. La danze è stata la mia guida per superare tutto e tutti con la mano di Dio. La mia è un’arte sana e pura e pensi che ho ballato anche in Chiesa coinvolgendo il prete (sorride Yasmin).

Attrice protagonista nel recente cortometraggio “Io non esco” che porta la firma e la regia del casertano Antonio Manfredonia. Mi racconta come è nato il vostro connubio professionale.
Il progetto che Antonio Manfredonia mi ha sottoposto quando mi ha offerto la parte nel suo film mi è piaciuto immediatamente. Lui avendo visto alcune mie foto era convinto che la parte della protagonista fosse fatta su misura per me e non aveva tutti i torti perché la trama rispecchia molto la mia storia di vita. Non essendo un’attrice professionista gli ho proposto di farmi danzare e non solo recitare. Direi che il risultato è stato più di quanto ci aspettassimo e invito i lettori a vedere il film che ha ricevuto buone critiche

Quale ruolo interpreta?

Yasmin
Yasmin

Nel film sono Mya, una giovane donna vittima del male di questo secolo, la depressione. Dopo la morte del suo ragazzo, delusa dai genitori e dalla vita, si rinchiuderà in se stessa per molti anni rinunciando al contatto con il mondo esterno. Solo la voglia di danzare riuscirà a salvarla dal suo male di vivere e a riportarla nella realtà. Credo che la scelta di Antonio Manfredonia sia stata guidata da Dio che ha voluto farci incontrare. Abbiamo le stesse origini casertane e abbiamo vissuto le stesse difficoltà per imporci con il nostro talento in una terra artisticamente arida dove non hai aiuti e ti devi fare le ossa da solo. Ringrazio Antonio per questa bellissima esperienza.

Quali sono gli eventi più importanti della sua carriera?
unnamed-10Ho partecipato a numerosi festival in Italia e all’Estero, ma nel mio cuore resterà l’ AHLAN WA SAHLAN, il Festival più importante al mondo per la danza araba, a cui ho partecipato nel 2010 e che si è tenuto in Egitto di fronte alle Piramidi di Giza, considerate tra le sette meraviglie del mondo. Ho poi visitato il deserto su un cammello e credo che siano stati i giorni più belli della mia vita che mi hanno congiunta totalmente al medioriente.
E i prossimi progetti?

Yasmin con Mohammed, ex ballerino egiziano
Yasmin con Mohammed, ex ballerino egiziano

L’imminente traguardo è la laurea in Psicologia con la tesi su ‘I benefici psicofisici della danza orientale e della meditazione”. Sono convinta della risposta terapeutica contro stress, ansia e depressione della danza orientale, coadiuvata da sedute di meditazione, yoga, massaggi terapeutici, zen. Dopo la laurea partirò prima per l’Egitto e poi per Dubai per partecipare ad altri importanti Festival della danza.

Con una vita professionale così intensa, riesce a trovare spazio per la sua vita privata?

La scuola di Yasmin
La scuola di Yasmin

La danza riempie la mia vita ma cerco di non trascurare gli affetti. Nel tempo libero mi dedico, soprattutto, agli animali, lottando contro l’abbandono con il sostegno di alcune associazioni e partecipo a spettacoli di beneficienza.

Cosa direbbe alle donne per convincerle ad imparare a danzare come lei?
Alla mia danza unisco la meditazione per ottenere i migliori benefici su mente, corpo ed anima. Inoltre insegna a conoscere il proprio corpo, ad accettarlo e amarlo. Consiglio a tutte le donne, a prescindere dall’età e dai canoni estetici, di avvicinarsi a questa disciplina artistica, non solo per i risultati psico-fisici ma anche per l’allegria che mette ascoltando le variegate musiche orientali.

Quando danzo mi sento in pace con me stessa ed è come sentirmi vicina alla dimensione divina e ciò mi emoziona a tal punto che il pubblico lo percepisce e si emoziona con me. Quando danzo è come se guardassi Dio.
Mi accomiato da Yasmin, a malincuore, come quando devi lasciare un posto bello in cui ci sei stato per la prima volta per troppo poco tempo e non sai se e quando ci ritornerai. Forse percependo tale stato d’animo mi chiede di salutare a suo modo.
Namastè
E mi sussurra, abbracciandomi, “saluto il Dio che é in te, perché é in ognuno di noi”.

Intervista di Angie Borromeo

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Nasce in Calabria, cresce a Milano. Mezzadro del mestiere, si sente più blogger che giornalista. Una vita trascorsa a pane e calciomercato, segue tutti gli sport ma non ne pratica uno, teoria che ha accompagnato i più grandi giornalisti italiani. Che sia la strada giusta? Forse. Per ora si diletta a fare il giornalista. Con che risultati, decidete voi...

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