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Michail Sergeevic Gorbaciov fu l’ultimo segretario del partito comunista dell’Unione Sovietica. L’organizzazione politica che, nata dalla corrente bolscevica del Partito Operario Socialdemocratico Russo, fu il nerbo dello stato sovietico dalla fondazione alla sua dissoluzione nel 1991.

Gorbaciov figura controversa e Nobel per la pace

Premio Nobel per la pace, Michail Gorbaciov è una figura controversa. Una figura sulla quale storici, politici e critici non hanno ancora terminato di effettuare giudizi e raccontare la storia. E’ considerato un leader apprezzato nelle cancellerie occidentali e tra i vertici delle nomenklature dei gruppi dirigenti bipartizan di destra e sinistra nell’Occidente. Mentre è visto in modo diverso sia in Russia e nei paesi dell’ex Unione sovietica, fino ad essere considerato una sorta di traditore. La storia darà un giudizio più stabile con il passare degli anni.

Glasnost, perestrojka e Uskorenie gli slogan di Gorbaciov

Michail Gorbaciov diventa segretario del Pcus nel 1985 e comincia la sua gestione con due slogan rimasti famosi allora e anche ora. Glasnost e perestrojka, ossia trasparenza e riforme. Ai quali si aggiunse anche il termine Uskorenie, slancio produttivo economico. L’unione Sovietica uscita dagli anni di stagnazione di Breznev e dalle brevi gestioni di due leader come Andropov e Cernenko ha provato a invertire la rotta. Lo ha fatto cercando di raffreddare e migliorare le relazioni internazionali appesantite dalla corsa al riarmo. Così come dall’intervento armato in Afghanistan. Un intervento resosi necessario dalla chiamata del governo di Kabul per rispondere agli attacchi delle milizie terroristiche che avevano preso di mira l’esecutivo laico del paese.

1986 riconciliazione per far ripartire l’economia sovietica e l’affermazione di Eltsin

Gorbaciov, ispirandosi ai principi che portarono il governo socialista durante la prima GM a firmare una pace dolorosa con i tedeschi a Brest-Litovsk, perdendo territori e subendo condizioni durissime, scelse la riconciliazione per far ripartire l’economia sovietica gravata dalla corsa agli armamenti. E così iniziò il disimpegno in Afghanistan, mentre si raggiunsero accordi con gli Stati uniti di Reagan per un disamo senza più profondo e globale.

Sul fronte interno cominciarono alcune liberalizzazioni e anche le elezioni politiche vennero aperte a candidati esterni all’area del Pcus. Si affermarono alcuni leader, come Boris Eltsin sul quale gravano sospetti di connessioni internazionali a favore dei gruppi dirigenti dei paesi Occidentali. I quali che spingevano verso un’assunzione dei modelli capitalisti in Urss e contemporaneamente gli effetti delle riforme provocarono anche reazioni di parte opposta molto diffuse. Nel paese l’opposizione legata all’ala leninista del partito divenne più dura e ci furono aperte manifestazioni di dissenso. Come quella legata alla grande scienziata Nina Andreeva che fecero capire quanto la forza di Gorbaciov fosse calata e prossima a soccombere.

La caduta del muro di Berlino

Il 1989 fu l’anno della caduta del muro di Berlino e molte delle repubbliche sovietiche avviarono il percorso di indipendenza. Nel marzo 1991 venne indetto un referendum per far esprimere il popolo sovietico riguardo la scelta di fondo di permanere nel campo socialista. Il referendum aveva il seguente quesito. “Considerate necessario preservare l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche come una rinnovata federazione di repubbliche uguali e sovrane in cui saranno pienamente garantiti i diritti e la libertà dell’individuo di ogni nazionalità?” i favorevoli a mantenere l’Urss furono oltre il 77 per cento con 113 milioni di voti, 3 milioni i contrari.

Nell’agosto del 1991 una sollevazione di carattere politico militare individuò come obiettivo proprio Michail Gorbaciov, considerato un pericolo per la stabilità dello stato sovietico. Gorbaciov si dimise e Eltsin, presidente della repubblica russa, ne approfittò per mettere fuori legge il Partito comunista in Russia. Di lì una serie di provvedimenti e colpi di mano. Fra cui la confisca dei beni del partito. Confisca poi contrastata da una pronuncia del massimo tribunale russo il cui nuovo potere autocratico di Eltsin non tenne conto.

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