OGM, foto Pixabay/3mpstudio
OGM, foto Pixabay/3mpstudio

Gli OGM sono sicuri. L’abbiamo chiesto a Chiara Tonelli, Docente di Genetica all’Università degli Studi di Milano.

Gli organismi geneticamente modificati sono sicuri?

Dopo decenni di coltivazione tutte le evidenze indicano che il fatto di essere GM non aggiunge né toglie di per sé alcun rischio a una varietà coltivata. La singola varietà va considerata per quello che è, non in base alla tecnologia utilizzata per produrla. Per millenni abbiamo incrociato piante e selezionato le loro progenie non sapendo quasi nulla di ciò che era accaduto nel rimescolamento delle decine di migliaia di geni che costituiscono il genoma di una pianta. Nel secolo scorso abbiamo iniziato a bombardare le piante con radiazioni ad alta energia per causare mutazioni tra le quali poi scegliere quelle che più ci erano utili, sapendo ancora meno quanto fosse accaduto al DNA. Tutte queste piante sono accettate nei nostri campi e nella nostra dieta senza pretendere alcuna informazione sullo stato dei loro geni. Ora ci spaventiamo perché si è cambiato un gene specifico, scelto da noi?

Possono aprire nuove prospettive nel settore alimentare da un punto di vista nutrizionale?

Nelle aree povere del pianeta, le popolazioni sono affette da malnutrizione spesso non dovuta a mancanza di sufficienti calorie introdotte ma alla carenza nella dieta dei micronutrienti essenziali tra cui vitamine, ferro, zinco. La “biofortificazione” è una strategia che consiste nell’utilizzo della genetica per aumentare il contenuto di micronutrienti nelle piante sia attraverso la genetica classica, basata sugli incroci tra varietà diverse, sia attraverso approcci biotecnologici. Il primo prodotto ottenuto è il “Golden Rice”, in grado di fornire un sufficiente apporto di provitamina A nella dieta giornaliera di popolazioni che si nutrono quasi esclusivamente di riso risolvendo il problema della cecità dovuta alla carenza di questo micronutriente. Questo primo esempio di biofortificazione è ora seguito dalla biofortificazione per ferro, zinco, vitamina E ed aminoacidi essenziali in riso, manioca, sorgo e banana. Se in paesi di questo pianeta esiste purtroppo la denutrizione in altri abbiamo il problema opposto, nei paesi industrializzati assistiamo ad una crescente diffusione di malattie croniche legate all’overalimentazione quali obesità, ipertensione e diabete. Il primo passo verso una medicina preventiva è quello di alimentarsi in modo corretto assumendo ogni giorno alimenti che possano aiutare l’organismo a prevenire le malattie, questa è la sfida dei prossimi anni. Molti studi hanno mostrato l’importanza della presenza nella dieta giornaliera di almeno 5 porzioni di frutta e verdura che contengono “molecole bioattive” in grado di prevenire tali disturbi. Purtroppo poche persone rispettano queste raccomandazioni. Una strategia alternativa consiste nell’arricchire frutta e verdura in tali composti. Le biotecnologie, oltre al miglioramento genetico classico, offrono uno strumento concreto in tal senso. Ad esempio studi recenti suggeriscono che a un regolare consumo di cibi ricchi di flavonoidi ed antociani (i pigmenti rossi e blu che si trovano nei mirtilli, ciliegie, fragole, arance rosse, ecc) è associato una diminuzione dei rischi di malattie croniche degenerative, quali malattie cardiovascolari, cancro, ed obesità. Ottenuto linee di mais ad altissimo contenuto di antociani (mais blu) che risulta essere una fonte economica per l’estrazione di queste sostanze, tramite biotecnologia è stato ottenuto un pomodoro viola sia nella buccia che nella polpa. Questi sono esempi di alimenti funzionali che vanno nella direzione di una medicina preventiva cruciale per promuovere la salute, anche in considerazione degli alti costi della medicina curativa.

L’Italia ha studiato molto gli OGM, ci sono controindicazioni per la salute umana? Perché c’è ancora tanta paura? Gli OGM sono sicuri?

Non vi è alcuna controindicazione per la salute umana, non vi è pianta al mondo più studiata di quelle OGM. La regolamentazione per la commercializzazione delle piante OGM è molto severa. Se ci fosse qualche dubbio sulla sicurezza di una specifica pianta OGM, questa verrebbe bloccata. Ci vogliono più di 10 anni di studio e di prove in serra ed in campo con tutte le analisi molecolari relative da allegare alla richiesta di commercializzazione. Mai nessuna pianta è stata così studiata rispetto ad una OGM.

Su cosa state lavorando attualmente? Quali saranno le novità a breve?

I dati riportati dalla FAO mostrano una situazione drammatica in molte parti del mondo: quasi un miliardo di persone non ha accesso alla quantità minima di alimenti su base giornaliera e questo stesso miliardo di persone non ha accesso ad acqua sicura. Su questo credo che sia doveroso riflettere e lavorare al fine di trovare una soluzione concreta. È stato stimato, infatti, che nel 2050, il numero degli abitanti della terra raggiungerà la soglia dei 10 miliardi, con densità maggiore in Asia e India, paesi che già oggi sono caratterizzati da un deciso aumento del consumo di generi alimentari. In base queste stime si rende quindi indispensabile un aumento della produzione agricola, senza però un incremento della superficie coltivabile, in quanto le risorse naturali sono già sfruttate oltre il limite consentito e l’aumento della popolazione mondiale si traduce necessariamente in una diminuzione del terreno coltivabile.

Dobbiamo produrre di più ma in modo sostenibile salvaguardando il pianeta e le sue risorse. Allora come fare per sfamare tutti?

Circa il 30% della produzione annuale mondiale viene persa a seguito dell’attacco di patogeni subito dalle piante, oppure, perché le stesse devono confrontarsi con stress di tipo ambientale, quale la salinità del terreno o la siccità. Bisogna, quindi, cercare di sviluppare piante più “forti” resistenti agli stress ambientali. Questo ridurrebbe le perdite consentendo un guadagno di produzione fino al 30%. Noi stiamo lavorando in questa direzione, per ottenere piante che riescano a vivere e produrre in condizioni di scarsità d’acqua. Inoltre le conoscenze ottenute attraverso il sequenziamento del DNA di tante specie vegetali e da tutti gli studi scientifici che ne sono conseguiti, ci permettono oggi di progettare piante ancora più resistenti e produttive. Per raggiungere questo obbiettivo dobbiamo poter utilizzare tutte le tecniche che abbiamo a disposizione: dal breeding classico a quello molecolarmente assistito, a tecniche di ingegneria genetica e di gene editing. Non è importante il metodo di produzione quello che alla fine dovrebbe essere valutato è solo il prodotto finale. In un futuro prossimo si attende di ottenere varietà che abbiano la capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il pianeta.