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I fratelli Wright sono considerati i primi ad aver fatto volare una macchina motorizzata “più pesante dell’aria” con un pilota a bordo. Il tutto grazie a velivoli come il Flyer III e il Model A, i Wright furono i primi ad acquisire un’effettiva padronanza dell’aria.

I fratelli Wright e la lettera alla Smithsonian Institution

Wilbur Wright (Millville, 16 aprile 1867 – Dayton, 30 maggio 1912) e Orville Wright (Dayton, 19 agosto 1871 – Dayton, 30 gennaio 1948), i fratelli Wright, appunto, sono annoverati tra i più importanti aviatori dell’epoca pionieristica. Pur avendo frequentato la scuola secondaria, né Orville né Wilbur si sono diplomati. Orville ha abbandonato gli studi poco prima di terminarli. Mentre Wilbur non ha ottenuto la sua school-leaving qualification, perché la sua famiglia aveva lasciato all’improvviso la città di Richmond.

Il 30 maggio 1899 Wilbur Wright scrisse una lettera alla Smithsonian Institution di Washington chiedendo una bibliografia dettagliata e completa relativa ai testi di aviazione. E, domandò anche la documentazione esistente sulle scienze aeronautiche. La Smithsonian inviò il materiale richiesto. Da qui ha inizio la storia.

Strategia del tedesco Lilienthal

I fratelli Wright per il loro progetto scelsero di adottare la stessa strategia del tedesco Lilienthal, pioniere dell’aviazione. Il sistema era «saltare prima di volare» e cioè i fratelli avrebbero dovuto studiare con attenzione i problemi di aerodinamica delle superfici e di controllo del volo, per dedicarsi solo in seguito all’installazione di un motore sui velivoli. Quando cominciarono i loro esperimenti, i Wright ritenevano che quello del controllo fosse l’unico problema insoluto riguardante la costruzione di un aeroplano.

I fratelli Wright osservano da una prospettiva diversa

Così i fratelli Wright decisero di affrontare il problema del volo con un approccio molto diverso da quello di altri sperimentatori dell’epoca. Basandosi su dati osservativi, nel corso dell’anno 1899 Wilbur giunse alla conclusione che gli uccelli in volo sfruttano il movimento delle estremità delle loro ali per far ruotare il loro corpo attorno a un asse longitudinale, cioè per rollare a destra o a sinistra. Da qui, i due fratelli pensarono che, allo scopo di far eseguire una virata a una macchina volante artificiale, oltre che per controllare sbandamenti involontari dovuti al vento, sarebbe stato opportuno sviluppare un meccanismo (timone) capace di far inclinare di lato il velivolo esattamente come si inclinano di lato gli uccelli.

Il primo aliante nel 1899

La costruzione del loro primo aliante biplano prese il via nel 1899. Fecero anche numerosi test. I primi voli planati diedero ottimi risultati. Un anno dopo i fratelli Wright si alternarono ai comandi dell’aliante. In condizioni ideali, cioè in presenza di una brezza che contribuiva al sostentamento del velivolo, i fratelli non riscontrarono problemi. Mentre un secondo aliante, di dimensioni maggiori, si rivelò invece meno efficace. Questo perché con l’incremento delle dimensioni delle ali non si otteneva un maggiore sostentamento.

La convinzione allora molto diffusa era che la sezione alare dovesse essere molto sottile, per poter penetrare con più facilità nell’aria. Tant’è che una nuova versione di aliante diede discreti risultati. Restava invece insoluta la questione del propulsore. I primi motori a scoppio di tipo automobilistico erano ancora troppo ingombranti e poco potenti.  Anche in questa circostanza i fratelli Wright fecero tutto in casa: costruirono un motore a benzina a quattro cilindri.

La corsa contro il tempo dei fratelli Wright e il primo volo

La corsa contro il tempo per passare alla storia come autori del primo volo motorizzato si stava giocando sul filo dei giorni. Nel dicembre 1903 un tentativo di spiccare il volo con il Flyer si risolse in un brutto capitombolo. Sempre nel dicembre 1903 una leggera brezza diede al Flyer, pilotato da Orville, la spinta necessaria al decollo: il primo aereo della storia si innalzò di pochi metri con una certa difficoltà, percorse 36 metri e ricadde al suolo dopo una manciata di secondi.

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