Il 10 e 11 giugno 2017 ho avuto il piacere di poter seguire, dal vivo, il Gran Premio di Formula E a Berlino ospite degli amici di Jaguar Italia. Era la prima volta che partecipavo attivamente ad un GP di vetture elettriche. In passato mi è capitato di prendere parte a Gran Premi di Formula 1, di MotoGP e anche di altra natura, come l’Ulster GP. Ma mai avevo incrociato il “silenzioso” mondo delle elettriche.

Formula E con Jaguar Italia

L’avventura con gli amici di Jaguar Italia era legata, ovviamente, alla loro partecipazione al Gran Premio stesso, con il team sponsorizzato anche da Panasonic. E alla loro volontà di presentare oltretutto il nuovo prototipo Jaguar IPACE. Vettura elettrica, per l’appunto, che arriverà sul mercato solo a metà del 2018. Ma che è il risultato di un lungo periodo di sperimentazioni, possibili anche grazie alla partecipazione alla Formula E. Un mondo molto particolare, che vive per ora di luce propria ma che è destinato, inevitabilmente, a diventare un punto di riferimento.

Formula E, un futuro radioso

I motivi di questo mio pensiero sono molteplici, ma le ragioni possono essere racchiuse in poche righe. Sicuramente si tratta di un “circus” ancora ristretto. Che coinvolge nell’organizzazione sì moltissime persone, ma che ancora non ha la eco mediatica che meriterebbe. Come mai? Sicuramente la mancanza di piloti di grido pesa. Ci sono ex driver di Formula 1 come Nick Heidfeld e Lucas Di Grassi, solo per citarne due. Ci sono forti investimenti di team gloriosi come Jaguar, Renault e DS tra gli altri. Ma sicuramente la mancanza di un Lewis Hamilton o di un Valentino Rossi non permette il salto di qualità. Ed è un peccato, perché la gara risulta essere decisamente interessante ed avvincente.

Formula E, tre buoni motivi per seguire il Mondiale delle elettriche

Personalmente ho stilato un piccolo vademecum di quelli che, secondo me, sono i motivi per seguire la Formula E. Ne ho scelti solo tre, ma potrebbero essere molti altri. Questi, sicuramente, rappresentano quelli più importanti. Quelli che, si spera, nel breve lasso di tempo potrebbero davvero fornire un boost necessario a questo mondiale per esplodere.

Formula E, foto by Alessio Sanavio

Primo motivo: è un campo di utili sperimentazioni

Fin qui niente di nuovo, certo. Anche la Formula 1 in passato è stata usata per elaborare vetture da fornire poi per la pista. Ma questa volta il discorso è diverso. Perché l’elettrico si appresta ad essere, da qui a qualche anno, la vera rivoluzione nella mobilità. E non sarà un caso se qualsiasi brand automotive ha in gamma, oggi, almeno una vettura elettrica. La Formula E permette di sperimentare senza avere l’assillo del risultato a tutti i costi. Permette di fare crescere le proprie competenze. I propri software e le proprie attrezzature. Come una squadra di calcio che non ha bisogno di vincere subito ma vuole coltivare i suoi futuri campioni.

Secondo motivo: non esiste il più forte

Il Gran Premio disputato a Berlino, quello che ho potuto vedere con i miei occhi, mi ha fatto capire molte cose. Su tutte un dato incontrovertibile: non esiste il più forte. Non esiste una vettura che stacca di netto le altre. Sono tutti prototipi o quasi, sono tutti “in fase di studio”. Tanto è vero che, durante i 44 giri del Gran Premio in questione, ci sono stati ben tre leader della corsa differenti. Un dato da non sottovalutare. Come il fatto che Mitch Evans del team Panasonic Jaguar Racing abbia chiuso sì al 15esimo posto. Ma con il giro più veloce fatto registrare in pista.

Terzo motivo: il futuro è adesso

Una frase fatta, lo so. Ma è anche vero che è quella che maggiormente calza. La Formula E sta sviluppando oggi la tecnologia elettrica di domani. Quella che ci permetterà di tornare a casa e caricare la macchina nella presa a muro di fianco a quella del tostapane. Utopistico? Forse, o forse no. Mi piace sognare in grande, un po’ come tutti gli attori coinvolti nella Formula E. Che sperano di portare avanti un lavoro che possa offrire soluzioni alternative alle persone. E che possa salvaguardare questo mondo sempre più malato. La Formula E, una grande festa dove tutti pensano al futuro guardando il presente. È anche per questo motivo che ringrazio Jaguar Italia per l’invito che mi ha rivolto: essere sognatori, in fin dei conti, non costa nulla.