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“Hanno attaccato, hanno attaccato”, era il 16 gennaio del 1991 ed Emilio Fede, 90 anni oggi 24 giugno, nella sua seconda vita da giornalista nelle reti del Biscione, è il primo ad annunciare l’inizio della guerra del Golfo.

Pronti via, Emilio Fede a Studio Aperto dà subito due ‘buchi’ alla Rai

Dal suo piccolo telegiornale, Studio Aperto, nel giorno del debutto su Italia1, riesce a rifilare un buco gigantesco alla concorrenza, in primis alla corazzata Rai. L’azienda che per 25 anni è stata casa sua e dove lui da semplice cronista arriva a dirigere il tg della rete ammiraglia. E qualche mese dopo altro buco: è il primo in tv a dare la notizia della cattura dei due piloti italiani Bellini e Cocciolone. La vita e la carriera di Emilio Fede da Barcellona Pozzo di Gotto ha un prima e un dopo a seguito dell’incontro con Silvio Berlusconi.

Il prima e il …dopo

Nel prima c’è Emilio Fede giornalista della tv di Stato, che si forma nella straordinaria palestra di Tv7 di Sergio Zavoli, del Fede inviato di guerra in Africa, delle mine in Angola esplose ad un passo dai suoi piedi, delle sue inchieste. Nel dopo c’è l’esperienza di Fininvest, ma anche le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il cerchio magico berlusconiano svelando i party di Arcore.

L’arrivo di Emilio Fede in Rai

Nel 1976 viene promosso alla conduzione del Tg1. Nel 1977, con l’addio al bianco e nero Fede viene scelto per condurre l’edizione di lancio del tg a colori. La scalata nella redazione del telegiornale del primo canale – come riporta Italpress –  tocca il suo apice nel 1981 con l’affidamento della direzione della testata. E’ lui che decide di seguire la sorte del piccolo Alfredino Rampi con una lunga diretta. Un anno e mezzo alla direzione, prima di passare il testimone ad Albino Longhi. In Rai rimarrà fino all’87, da un lato un processo per gioco d’azzardo, dall’altro equilibri politici modificati decretano la fine dell’esperienza di Emilio Fede alla Rai.

Le tv private e la collaborazione con Silvio Berlusconi

Ed è a quel punto che si reinventa, che intuisce le potenzialità di quella sterminata prateria rappresentata dalle “antenne” private. Nell’87 l’esperienza a ReteA ma è il 1989 l’anno della svolta, l’anno in cui stringe una collaborazione con Silvio Berlusconi, del quale sarà collaboratore “fedelissimo”. Nomen omen. I suoi detrattori, accusandolo di faziosità, lo scherniscono. Ingaggia battaglie con alcuni tra le voci critiche sollevatesi nei confronti dell’imprenditore dalle ambizioni istituzionali. Come quando nel 1994 chiede la testa di Indro Montanelli, direttore de “Il Giornale”, reo di essere contrario alla discesa in politica dell’allora Cavaliere. Diventa il simbolo di un giornalismo militante, partigiano, senza contare i suoi esilaranti fuori onda che alimentano intere puntate di “Striscia”.

Il licenziamento e il caso Ruby

Berlusconiano fino al midollo, non ha mai nascosto né l’amicizia né la stima verso l’ex presidente del Consiglio. Un rapporto incrinatosi negli ultimi anni. Mediaset nel 2012 lo solleva dalla direzione del Tg4. Due anni dopo lo licenzia. Anche il caso Ruby lo allontana dal suo ex datore di lavoro. I giudici di Milano gli riconoscono un ruolo importante nelle feste di Arcore, condannandolo per favoreggiamento della prostituzione. Sconterà gli arresti, vista l’età, tra i domiciliari e i servizi sociali, tra Milano e la Napoli.

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