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Sono trascorsi 20 anni dalla morte di Carlo Giuliani avvenuta il 20 luglio 2001, in piazza Alimonda, a Genova. Giuliani, 23 anni, era tra i manifestanti contro il G8 che si tenne nel capoluogo ligure. Durante gli scontri con le forze dell’ordine, un proiettile lo colpì al volto, a pochi passi da un defender dei carabinieri. Dall’interno dell’auto a sparare fu un carabiniere ausiliario: Mario Placanica. Che all’AGI racconta “Sono morto da quel giorno come Giuliani”.

Placanica rimarca di voler “chiedere scusa, ma non perché sono un assassino. Non lo sono.  Ho creduto che fosse impossibile difendermi e ho sparato due colpi in aria. Non mi rendevo conto di quello che stava accadendo, avevo 20 anni”.

L’impegno sociale di Carlo Giuliani e la passione politica

Figlio di Adelaide Cristina Gaggio e Giuliano Giuliani, Carlo nasce a Roma il 14 marzo 1978. Dopo il liceo scientifico, sceglie la facoltà di Storia all’università. Dal servizio civile presso Amnesty International a Genova, all’adozione a distanza di un bambino tramite la comunità di Sant’Egidio, è un ragazzo impegnato nel sociale. Ha a cuore le lotte politiche e per un periodo è iscritto a Rifondazione Comunista. Il 2001 è l’anno delle contestazioni no-global al G8 di Genova e lui è in piazza tra i manifestanti.

Lo sparo tra la folla in piazza Alimonda

Nel quartiere Foce, vicino alla stazione di Brignole, ci sono violenti scontri, tra cariche delle forze dell’ordine e lanci di sassi da parte dei manifestanti. Giuliani – scrive il portale di Sky – si trova in piazza Alimonda, dove un defender dei carabinieri sta facendo manovra per seguire la ritirata dopo una carica respinta. Qualcuno lancia un estintore verso l’auto dei militari, Carlo Giuliani corre a raccoglierlo per ripetere il gesto, ma viene raggiunto da un proiettile sullo zigomo e cade a terra.

La dinamica dei fatti della morte di Carlo Giuliani

Passa qualche istante prima che nella piazza ci si renda conto dell’accaduto. Il defender passa due volte sopra il corpo di Giuliani, prima in retromarcia e poi in avanti, e si allontana. Il colpo è partito da quel mezzo: dentro ci sono Filippo Calataio, Dario Raffone e Mario Placanica. È stato quest’ultimo a sparare. Un cordone delle forze dell’ordine circonda la zona, mentre si accerta la morte di Carlo Giuliani. Cinque giorni dopo, nonostante l’inchiesta per omicidio, il giudice autorizza la cremazione del corpo senza che vi sia stata un’autopsia di parte (c’è stata solo quella della magistratura).

Il proscioglimento del carabiniere e i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Dopo l’apertura di un procedimento penale con l’ipotesi di omicidio colposo, nel 2003 Mario Placanica viene prosciolto per uso legittimo di armi e per legittima difesa. Il colpo non sarebbe stato diretto contro Giuliani, ma in aria, e avrebbe raggiunto il ragazzo deviato forse da un sasso lanciato da un manifestante. L’investimento con il mezzo dei carabinieri è invece spiegato con il tentativo di fuga per mettersi in salvo dalle persone armate di bastoni che circondavano il defender. Nel 2009, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna lo Stato italiano a risarcire i familiari di Carlo Giuliani con una somma di 40mila euro per non aver condotto un’inchiesta adeguata sulla morte del giovane. Tuttavia, nel 2011, dopo un ricorso, la Corte ha finito per assolvere pienamente l’Italia, stabilendo che non è stata violata la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Le polemiche negli anni successivi alla vicenda

Nel 2002 la dichiarazione del ministro dell’Interno Claudio Scajola, che disse di aver autorizzato le forze dell’ordine ad aprire il fuoco in caso di sfondamento della zona rossa al G8 del 2001, scatenò diverse polemiche. Nel 2005, il consiglio comunale di Genova approvò la posa di una lapide commemorativa in piazza Alimonda (con scritto: “Carlo Giuliani, ragazzo. 20 luglio 2001”) con appena tre voti di scarto. E nel 2006 fece discutere la decisione del gruppo di Rifondazione Comunista di intitolare il proprio ufficio di presidenza in Senato a Carlo Giuliani, con una targa che è stata rimossa nel 2008.

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