La pandemia legata al Covid-19 ha stravolto la vita di tutti minando in particolare l’equilibrio dei ragazzi affetti da autismo, con disabilità psichica o disagio mentale. Questa particolare condizione dovuta alla pandemia ha acutizzato, così, situazioni di emarginazione e di sofferenza psicologica che ne conseguono.

I processi di inclusione sono possibili

Generare processi d’inclusione è però possibile. Anche in epoca Covid. A dimostrarlo è l’esperienza de ‘Il desiderio di Barbiana’. Una cooperativa e impresa sociale attiva sul territorio laziale nata per dare risposte a queste situazioni delicate e complesse. In tal senso, Il desiderio di Barbiana continua a promuovere percorsi di cura e attività lavorative per favorire l’inclusione e l’emancipazione delle persone che frequentano i servizi di cura e di accoglienza.

La birra artigianale di ‘Il desiderio di Barbiana’

“Tra i progetti più importanti sviluppati sul territorio c’è una comunità che si occupa dell’accompagnamento all’inclusione socio-lavorativa”. Ha spiegato Manuele Cicuti, Direttore Terapeutico della cooperativa. “Con Il desiderio di Barbiana – prosegue Cicuti – abbiamo attivato diversi servizi educativi-terapeutici. Agricoltura sociale, interventi assistiti con gli animali, inserimento lavorativo presso attività di ristorazione. E, a breve, la produzione di birra artigianale, oltre a due comunità diurne e residenziali per adulti e minori con autismo e disabilità psichica: Antenna 00100”.

Antenna 00100 per dare la possibilità di emergere

Antenna 00100 offre un servizio educativo, terapeutico e riabilitativo nei confronti di adulti e minori (maschi e femmine) in situazione di evidente disagio psico-sociale, autistici e con gravi disturbi di comportamento. Utilizzando il riferimento alla pratique à plusieurs per realizzare un modo di vita inedito che permetta al soggetto autistico di far fronte a ciò che si presenta come minaccioso, non regolato, i 30 operatori di Antenna 00100 creano proposte e soluzioni che puntano all’emergere del soggetto, al dare un posto al soggetto lì dove si trova a vivere, nei contesti e nelle situazioni in cui è immerso. La base del approccio clinico ed educativo è la considerazione della singolarità di ogni ospite e di ogni intervento in suo favore. Non solo la singolarità di ognuno è accolta come il segno distintivo di uno stile personale. Ma è anche la forza motrice del lavoro con i beneficiari.