Al Capone
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Ricorre oggi il 70esimo anniversario dalla scomparsa di Al Capone, il gangster americano più famoso al mondo. L’uomo era figlio di genitori emigranti provenienti da Castellamare di Stabia.

Al Capone: il gangster aveva origini italiane

Alphonse Gabriel Capone, questo il vero nome di Al Capone, nasce nel quartiere di Brooklyn, a New York (USA) il giorno 17 gennaio del 1899. La sua famiglia ha origini piuttosto modeste. Capone è infatti figlio di genitori emigranti provenienti da Castellammare di Stabia. La mamma Teresa Raiola, il padre di professione barbiere è Gabriele Caponi (il cognome di Al viene modificato presumibilmente per errore dall’anagrafe americana).

L’ambiente che caratterizza la sua infanzia è piuttosto degradato. E’ piuttosto semplice quindi per lui prendere contatto con piccole gang di microcriminalità minorile. Già durante il periodo scolastico ha la possibilità di conoscere Salvatore Lucania, meglio noto come Lucky Luciano. Tra i banchi si distingue per un atteggiamento aggressivo, che lo porta a essere espulso per le botte a un docente.

In questo periodo gli viene affibbiato il soprannome di “scarface” (faccia con cicatrice) a causa di una vistosa cicatrice sulla guancia causata da una coltellata infertagli da Frank Gallucci,. A scatenare tutto alcuni commenti pesanti di Al sulla sorella dell’uomo.

Al Capone: l’attività criminale

Al Capone si distingue inizialmente per alcuni reati minori compiuti agli ordini di Frankie Yale. Successivamente uccide due uomini. Per questo crimine però non sarà mai arrestato grazie all’omertà di alcuni uomini.

Altre azioni illegali saranno compiute al servizio di Johnny Torrio, discepolo di Big Jim Colosimo.

L’idea innovativa e vincente per Capone è quella di investire parte dei ricavati delle attività illegali, in attività canoniche e legali, separando la gestione contabile. Questa mossa porta all’organizzazione di introiti leciti che coprono quelli illeciti. Questi sono gli anni del proibizionismo: Capone può tranquillamente controllare la distribuzione e il commercio degli alcoolici, grazie alla corruzione degli ambienti politici.

Una delle pratiche ricorrenti di Capone è quella di ordinare numerosi omicidi (sovente la vittime sono testimoni di altri crimini commessi) che avvengono prendendo in affitto un appartamento di fronte all’abitazione della vittima. L’assassionio avviene  con fucili di precisione nelle mani di abili tiratori scelti.

Il gangster è anche il mandante della celebre “strage di San Valentino”, avvenuta il 14 febbraio 1929. Quattro suoi uomini travestiti da poliziotti, fucilano sette persone in un garage al numero 2212 di North Clark Street. Qui si trovava il rifugio di George “Bugs” Moran, il suo principale concorrente nel mercato degli alcolici.

Grazie a un cavillo l’uomo sarà rinviato a giudizio per evasione fiscale. Inizialmente finisce in carcere ad Atlanta, in Georgia, da dove continua a gestire i suoi affari. Sarà poi trasferito ad Alcatraz dove è vietato ogni contatto con l’esterno. Nel 1939, dopo essere stato liberato, si ritirerà in Florida per curare la demenza senile che gli era stata diagnosticata.

Al Capone: il criminale conquista il cinema

La figura di Al Capone affascina anche numerosi registi. La prima pellicola a lui ispirata è “Scarface – Lo sfregiato”. Il ruolo è affidato a Paul Muni. Cinquant’anni dopo Brian De Palma ne farà un eccellente remake. Protagonista è Al Pacino nei panni di Tony Montana, un “Al Capone” di origini cubane trasferito da Chicago a Miami negli anni ruggenti dello spaccio di cocaina. L’attore tornerà a vestire i panni del gangster in “Dick Tracy” di Warren Beatty.

Indimenticabile è anche Il Capone interpretato da Rod Steiger nel film diretto da Richard Wilson, uno storico collaboratore di Orson Welles. La storia del cinema è stata segnata anche da “Quella sporca ultima notte” del 1975 con Ben Gazzara e un giovane Sylvester Stalone.
Nel 1987 anche Brian De Palma si cimenta di nuovo nel dipingere gli anni del Proibizionismo e la vicenda del gangster italoamericano. Il film è un capolavoro scritto da David Mamet, “Gli intoccabili” : per la parte di Al Capone fu scritturato Bob Hoskins, praticamente un sosia.
Anche la Tv ha amato Al Capone. “Gli Intoccabili”, infatti, prima di diventare un film è stato uno sceneggiato  trasmesso dalla ABC tra il 1959 e il 1963.