Il 3 luglio del 1981 il New York Times pubblicava un articolo a firma Lawrence Altman dal titolo “Scoperto raro cancro in 41 omosessuali”, quel ‘raro cancro’, rilanciato un po’ ovunque come il ‘cancro dei gay’, era – come racconta gay.it – l’AIDS.

Il mese prima, era il 5 giugno del 1981, sul bollettino settimanale MMVR del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) erano già stati segnalati casi sospetti di polmonite da Pneumocystis carinii in cinque uomini omosessuali di Los Angeles, ma fu quel 3 luglio del 1981 che l’allarme cominciò a suonare anche tra i media a più ampia tiratura. AIDS, come termine, nacque solo nell’estate del 1982.

AIDS, i 500 articoli di Altman

Dopo quel primo storico pezzo, Altman ha scritto più di 500 articoli sulla malattia. Ha raccontato l’arroganza dei medici che inizialmente negarono la possibilità che l’AIDS potesse essere causato da un virus sconosciuto, le carenze sanitarie d’America per contrastare la malattia. Nonché la mancanza di tempestiva comunicazione sull’AIDS da parte della comunità medica e i tentativi degli attivisti nel convincere i media a prestare molta più “attenzione” alla nuova “emergenza sanitaria pubblica”. Perché all’epoca, soprattutto nei primi drammatici anni, l’AIDS veniva unicamente raccontato come la malattia che riguardava solo omosessuali, tossicodipendenti e prostitute.

Di fatto stava ripulendo le strade d’America da ciò che la maggior parte della società vedeva come i diversi, i sacrificabili, i reietti. Un “disegno di Dio” nei confronti dei principali peccatori. Non a caso Ronald Reagan, all’epoca Presidente degli Stati Uniti, impiegò 4 anni per parlare pubblicamente di AIDS. Avvenne solo nel 1985, dopo la morte del divo hollywoodiano Rock Hudson. Anche perché la cronaca aveva smontato la fake news del ‘cancro gay’. Si ammalavano e morivano anche le persone eterosessuali. L’AIDS travolgeva famiglie ‘tradizionali’, ricchi e poveri. Non faceva distinzioni sociali.

Enzo Cucco Tosco, storico attivista LGBT, disinformazione e paura

Enzo Cucco Tosco, storico attivista LGBT, ha ricordato su Facebook proprio quel periodo. Anni contraddistinti dalla paura, dalla disinformazione, dallo stigma sociale nei confronti di un’intera comunità. Dal primo comunicato stampa fatto proprio dal FUORI! di Torino nel 1981 col quale si irrideva e ci si indignava alla definizione di “cancro dei gay”, al viaggio negli USA nel luglio del 1982 ove acquisimmo molta documentazione ed assistemmo allo scontro-discussione tra gli attivisti che credevano nell’AIDS e quelli che non ci credevano. Al grande lavoro fatto nell’autunno di quell’anno per produrre un primo pamphlet su quello che si sapeva sulla sindrome, ai contatti avuti con l’ISS attraverso Bruno Di Donato, al primo gruppo di controllo creato dal Circolo Mario Mieli, alla nascita dell’ASA e via elencando.

40 anni dopo un vaccino ancora non esiste, ma la ricerca ha fatto passi giganteschi. Dall’HIV non si può ancora guarire. Ma con le terapie antiretrovirali si può continuare a vivere in piena salute e con attese di vita simili a quelle della popolazione generale. Ecco perché è fondamentale conoscere il proprio stato sierologico. Quindi, accedere rapidamente alle cure e raggiungere la soppressione virale, in modo da interrompere il diffondersi delle infezioni. Secondo l’ONU entro il 2030 sarà possibile sconfiggere l’AIDS. Se così fosse ci saranno voluti 50 anni da quel lontano luglio del 1981, quando in un trafiletto del New York Post Lawrence Altman ne diede per la prima volta notizia: “L’epidemia tra gli uomini di New York e California. 8 morti in 2 anni“. Nei successivi 40, di anni, sono morte 40 milioni di persone.

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