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Il confine fra realtà e mondo virtuale è sempre più sottile anche tramite il contributo di Facebook, giunto a festeggiare oggi dodici anni.

ESPANSIONE CONTINUA – Una rivoluzione digitale resa possibile grazie a Mark Zuckerberg nel campus di Harvard. Dalle 25 persone iscrittesi quel lontano 4 febbraio 2004, la possibilità di raccontare e condividere la vita quotidiana ha condotto a miliardi di utenti. Funzioni semplici e immediate quali i ‘Like’ e i ‘Tag’ sono entrati nel gergo quotidiano, nuovi social network sono sorti e le immagini sono diventate sempre più importanti, complice l’acquisizione di Instagram.

VIA AL #FRIENDSDAY – Anche lo sbarco su smartphone e tablet non ha tradito le attese e ormai creare una rete di relazioni umane in giro per il mondo risulta praticamente ‘normale’. Chi lancia gli stessi festeggiamenti è lo stesso Zuckerberg, volto a promuovere attraverso un post il #friendsday e incoraggiare il miliardo e mezzo di utenti a “celebrare le amicizie che hanno fatto la differenza” nelle loro vite.

EVOLUZIONE SOCIALE – In migliaia hanno già raccontato le proprie storie nei commenti, riguardanti pure familiari e compagni di scuola ritrovati attraverso Facebook, assieme a storie d’amore sbocciate proprio sul social blu. Lo stesso Zuckerberg racconta: “Quando ho scritto il primo codice di Facebook, nel gennaio 2004, speravo di aiutare gli studenti del mio college a connettersi. Oggi oltre 1,5 miliardi di persone nel mondo usano Facebook per stare in contatto con amici e affetti. Gli atti di amicizia, amore e gentilezza che tutti condividiamo su Facebook stanno cambiando il mondo ogni giorno in modi che non possiamo misurare completamente. A volte fanno sentire le persone che sono nella nostra vita un po’ più amate. A volte l’amicizia diventa una forza che ci mette su un percorso diverso nella vita. A volte l’amicizia muove il mondo”.

Di Luca Talotta

Nasce in Calabria, cresce a Milano. Mezzadro del mestiere, si sente più blogger che giornalista. Una vita trascorsa a pane e calciomercato, segue tutti gli sport ma non ne pratica uno, teoria che ha accompagnato i più grandi giornalisti italiani. Che sia la strada giusta? Forse. Per ora si diletta a fare il giornalista. Con che risultati, decidete voi...

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