REPUBBLICA

Fra le caratteristiche essenziali di una società democratica non può mancare la libertà di stampa e “La Repubblica” costituisce fulgida espressione del giornalismo italiano.

TAGLIO CRITICO – Eugenio Scalfari, 52enne già direttore del settimanale “L’Espresso” e deputato PSI, sceglie di fondare il nuovo quotidiano, volto a far riflettere sull’attualità piuttosto che raccontarla. Per affrontare la sfida spazio a illustri colleghi quali Gianni Rocca, caporedattore centrale, Sandro Viola, Miriam Mafai, Giorgio Bocca, Natalia Aspesi, Mario Pirani, Barbara Spinelli e Giuseppe Turani.

DEBUTTO RAGGIANTE – L’iniziativa piace all’editore Carlo Caracciolo e alla Mondadori, convinte a dividersi i finanziamenti. Inquadratosi nella sinistra laica e progressista, il giornale mostra un forte carattere politico e il nome istituzionale lascia già intuire quanto voglia conquistare un primato nazionale allora spettante al “Corriere della Sera”. La prima pubblicazione data 14 gennaio 1976 e sfodera in prima pagina un’intervista dello stesso Scalfari al segretario PSI Francesco De Martino sulla crisi di governo e in rapporti assieme al PCI di Enrico Berlinguer. Al centro trova spazio la notizia dell’incarico di Governo ad Aldo Moro e sotto un articolo firmato da Bocca relativo al rischio fallimento della fabbrica Innocenti.

FATTORI CHIAVE – Nelle 20 pagine ampio spazio a politica internazionale – tratto peculiare della realtà mediatica – economia e cultura, mentre lo sport approderà durante il 1979, affidato a Gianni Brera. Esordio col botto considerate le 300mila copie vendute, complice un apprezzato formato tabloid, di chiara impronta anglosassone. I titoli catturano l’attenzione dei lettori attraverso giochi di parole e termini suggestivi, scritti secondo un carattere topografico originale (il Bodoni). Altrettanto avvincente la vignetta, poco pubblicizzata all’inizio, ma abile a farsi strada grazie alla preziosa penna di Giorgio Forattini, specializzato in satira politica, priva di scritture e contraddistinta esclusivamente da immagini.

Di Luca Talotta

Nasce in Calabria, cresce a Milano. Mezzadro del mestiere, si sente più blogger che giornalista. Una vita trascorsa a pane e calciomercato, segue tutti gli sport ma non ne pratica uno, teoria che ha accompagnato i più grandi giornalisti italiani. Che sia la strada giusta? Forse. Per ora si diletta a fare il giornalista. Con che risultati, decidete voi...

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