urbi
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Si presenta come una vera e propria rivoluzione, è un’applicazione, si chiama Urbi e già è diventato un must per tutti. ne abbiamo parlato con Emiliano Saurin, il fondatore.

Qual è l’obiettivo di Urbi e com’è nata questa idea?
“E’ nata che io e la mia fidanzata siamo andati a Berlino. Abbiamo venduto la macchina e dovevamo comunque muoverci. Allora, scoperti vari servizi di car sharing e bike sharing, abbiamo cominciato a utilizzare solo quello. Fortunatamente, come noi altre persone hanno avuto bisogno di un app del genere e quindi si è evoluta. Non solo aggregatore di servizi dedicati al car sharing, ma una start-up vera e propria che aggrega tutta la mobilità urbana condivisa”.

C’è stato un interessamento di Last Minute che ha fatto un investimento su di voi. Questo può essere un vantaggio anche per sviluppi futuri?
“Sì, diciamo che ci siamo subito trovati perché Last Minute ha fatto in Italia un percorso molto simile. Prima ha aggregato i servizi di voli low cost ed è poi cresciuta. In più ha portato in dote parecchio turisti, un target che ci interessa molto perché, di fatto, un’utente che vola da Berlino a Milano deve muoversi e non è così semplice. Spostarsi con servizi come bike sharing o car sharing può essere un modo per vivere la città in modo migliore”.

Ho visto guardando la app che comunque ci sono Share’nGo, Enjoy, Car2Go, MyTaxi anche come ultima evoluzione. Come hanno recepito il vostro messaggio queste aziende?
“L’aggregazione all’inizio non piace tanto a chi fornisce servizi, ma agli utenti e quindi abbiamo ricevuto diversi feedback. Abbiamo anche avuto chi ci voleva fare causa, chi ci ha minacciato. Un po’ alla volta hanno capito che sono un mercato complementare”.

Qual è il vostro modello di business?
“In questo momento ci stiamo focalizzando molto sul prodotto e sul risolvere le relative problematiche. Stiamo creando, come si dice, una user base. Ovviamente il servizio per l’utente non deve comportare spese, anzi noi offriamo dei vantaggi quali minuti gratis o voucher. Sarà più un servizio B2B e quindi, ad altre aziende che vogliono investire nella mobilità condivisa potremmo porci noi come intermediari”.

Guardando al futuro qual è il tuo sogno personale?
“Riguarda la mobilità. Soffro davvero vedere una città come Milano, una grande metropoli, così piena di macchine tutte bloccate senza parcheggio. Non è davvero sostenibile. Nel mio piccolo con tutti questi servizi spero si arrivi ad avere una città molto più vivibile e più a misura d’uomo. E’ così bello muoversi a piedi o in bici che è un peccato non farlo”.

Una start-up italiana di due ragazzi comunque con basi italiane che però è nata e si è sviluppata a Berlino. Perché?
“Una start-up in questo momento non può più considerarsi locale, quantomeno bisogna pensare a livello europeo e le città dove è più facile iniziare sono oggettivamente Londra e Berlino. Milano e Roma sono  interessanti, ma un gradino sotto”.

Anche dettato da problemi burocratici?
“Soprattutto, però anche qua c’è la volontà di cambiare. Speriamo. Noi amiamo l’Italia, amiamo Milano”.

Sei un giovane che ha lanciato un nuovo prodotto sul mercato. Che cosa ti senti di trasmettere come messaggio ai giovani imprenditori intenzionati ad intraprendere una carriera personale?
“Secondo me viviamo in un momento ideale per chi vuole fare impresa perché grazie alla tecnologia e al momento storico forse è più facile cominciare una start-up che trovare un lavoro a tempo indeterminato. Il mio consiglio è di provare e non temere fallimenti. Solo così si riesce a fare esperienza”.

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