Ugo Tognazzi: l’indimenticato conte Mascetti

Ugo Tognazzi: l’indimenticato conte Mascetti

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Ugo Tognazzi
Ugo Tognazzi

All’anagrafe è Ugo Tognazzi, ma per molti è semplicemente Raffaello Mascetti, il vecchio conte marpione caduto in disgrazia della serie “Amici miei”. Nato a Cremona il 23 marzo 1922, sin da piccolissimo mostra doti teatrali fuori dal comune (a quattro anni il debutto al Donizetti di Bergamo) e da adolescente, già abbandonata la scuola per prestare l’attività di operaio nel Salumificio Negroni, si diletta nella filodrammatica cittadina.

Chiamato durante la seconda guerra mondiale nei ranghi della Marina, intrattiene a La Spezia i commilitoni coi suoi spettacoli di varietà, e una volta tornato decide di trasferirsi a Milano, dove vince un concorso per dilettanti, nel quale viene notato dall’entourage di Wanda Osiris. Malgrado la compagnia dell’icona del varietà debba chiudere i battenti per la fuga dell’impresario, le opportunità iniziano a fioccare, fino all’esordio sul grande schermo ne “I cadetti di Guascogna” al fianco di Walter Chiari.

Dal 1954 al 1959 protagonista insieme a Raimondo Vianello del fortunato programma televisivo “Un, due, tre”, viene coinvolto sempre più dall’industria cinematografica, in particolare nella commedia all’italiana. Portato in scena, con un pizzico di ironia, il graduato della brigate nere Primo Arcovazzi in “Il federale” di Luciano Salce, con il regista Dino Risi attiva una collaborazione proficua che porta ai film “La marcia su Roma” e “I mostri”, entrambi interpretati accanto a un altro mostro sacro quale Vittorio Gassman.

Un ulteriore salto di qualità lo compie nei lavori di Marco Ferreri, con vicende surreali quali “Una storia moderna: l’ape regina” e “La donna scimmia”, e in pellicole d’autore quali “L’immorale” (di Pietro Germi) e “Porcile” (diretto da Pier Paolo Pasolini). Gli anni settanta si rivelano persino ancora più ricchi di positive partnership, tra cui spiccano le brillanti produzioni di Mario Monicelli “Romanzo popolare” e “Amici miei”, trilogia fortunata come “Il vizietto” di Edouard Molinaro, che lo fa conoscere in tutto il mondo insieme a “La grande abbuffata” (firmato Marco Ferreri).

A rendergli omaggio è la consegna della Palma d’Oro nell’edizione 1981 del Festival di Cannes per “Tragedia di un uomo ridicolo” di Bernardo Bertolucci, quale miglior attore protagonista. Giorgio Strehler lo porta alla Comédie Française per “Sei personaggi in cerca d’autore”, prima della triste scomparsa avvenuta il 27 ottobre 1990 causa emorragia cerebrale, all’età di 68 anni.

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