Il mondo della telefonia sta vivendo un ulteriore momento di evoluzione. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando a farla da padrone era un solo operatore: da lì la nascita della telefonia mobile prima e dell’evoluzione digitale poi ha portato ad un crescente ramificarsi di offerte. E spesso è difficile riuscire a districarsi in questo dedalo di proposte commerciali.

La telefonia mobile nel caos 

Oggi si può oggettivamente dire che questo nuovo step evolutivo del mondo della telefonia qualche cambiamento lo porterà: perché lo sbarco sul mercato italiano di un operatore come Iliad ha portato alla nascita, quasi in contemporanea, di altri due nuovi operatori: Kena Mobile e HO. Ma sono davvero in tutto e per tutto dei nuovi brand? Perché, a ragion veduta, c’è un piccolo inganno che viene perpetrato nei confronti dei clienti, dal momento che i due brand sopra citati non sono altro che marchi creati ad hoc da TIM e Vodafone.

Come funziona la Second Brand Strategy

La strategia di creare dei nuovi brand, in termini tecnici la Second Brand Strategy, funziona così: l’azienda introduce sul mercato un nuovo operatore, comunicando che si tratta in tutto e per tutto di un brand a sé stante e creandone, di fatto, un’identità a parte. Niente riconduce al Main Brand: Kena Mobile e Ho sono, di fatto, delle versioni low cost delle rispettive case madri; in un tentativo di andare a fare concorrenza diretta a Iliad. Il problema sta proprio qui: perché al consumatore finale non viene detto che Kena e Ho sono due prodotti non nuovi e indipendenti ma che fanno capo a TIM e Vodafone? 

Il consumatore finale cosa fa?

È chiaro che se ci viene detto che un nuovo operatore ha delle tariffe più basse di un altro storico e che mi offre un servizio paritario io lo scelga, è normale. Il problema è però la mancanza di trasparenza, non solo su nome, identità e posizionamento ma soprattutto sul servizio offerto: che è, a conti fatti, lo stesso che si aveva già prima. In questo mare offuscato è bello notare come, invece, ci siano aziende come WindTre che mantengono un atteggiamento diametralmente opposto, volto a consolidare i propri brand commerciali senza partecipare a questo processo.