Giovanni Succi @ Ohibò, Milano
Giovanni Succi @ Ohibò, Milano

In perfetta sintonia e sincronia con Bookcity Milano 2017 e a pochi giorni dall’apertura della Milano Music Week è approdato Venerdì scorso all’Ohibò, con replica il giorno seguente allo Spazio211 di Torino, Giovanni Succi con la sua nuova formazione, composta da Tristan Martinelli (basso e tastiera) e Giovanni Stimamiglio (batteria).

Noto come membro dei Madrigali Magri e dei Bachi da Pietra e per i suoi numerosi progetti (La Morte, Lampi per Macachi, Il conte di Kevenhüller ) e collaborazioni (Afterhours, Massimo volume, Uochi Toki) che sposano musica, letteratura e sperimentazioni vicine al teatro e alla performance, Giovanni Succi è un artista eclettico che non smette mai di stimolare il pubblico con la sua costante ricerca il cui ultimo frutto, Con Ghiaccio”, è attualmente in tour in Italia.

Succi e la sua band sul palco @ Spazio211, Torino "Con Ghiaccio" tour
Giovanni Succi, Tristan Martinelli, Giovanni Stimamiglio @ Spazio211, Torino

Giovanni Succi – Tra conferma e sperimentazione.

Il suo primo album da solista (etichetta La Tempesta, prodotto e arrangiato da Ivan Rossi ) si presenta insolito per gli affezionati: toni scanzonati e ironici, un sound ammiccante e “leggero” rispetto a quello più cupo del Baco, di cui però bastano poche battute per riconoscere l’impronta. L’amaro c’è sempre, ma servito con ghiaccio per abbracciare un ventaglio più ampio di sfumature, dai richiami rap agli inaspettati e riusciti inserti elettronici.

Se però apparentemente vengono accontentati i palati più delicati e l’impatto sembra apparentemente meno violento, il pugno nello stomaco arriva, diretto e improvviso; arriva dal basso, arriva dal timbro di voce caldo e teatrale di Succi e dai testi, tutt’altro che “spensierati”.

Tutto a posto e niente in ordine

E’ il bello di Succi e chi lo conosce se lo aspetta, nel susseguirsi dei pezzi, di essere trascinato in una dimensione di caos poco rassicurante, a tratti terrena a tratti sotterranea, a dispetto di una illusoria realtà in cui tutto ha il suo posto, ogni cosa è nel suo cassetto, con la sua etichetta, ogni tipologia umana ha le sue caratteristiche, ogni artista la sua “nicchia”, ogni domanda la sua risposta o comunque la sua ipotesi di soluzione.

momenti del concerto - Ohibò, Milano "Con Ghiaccio" tour
momenti del concerto @ Ohibò, Milano

A pochi minuti dall’inizio del concerto l’atmosfera è creata, l’intesa è stabilita, il pubblico è catturato e curioso e, complice l’amaro in note, si lascia portare in un viaggio nello spazio del quotidiano nostrano e nel tempo, dall’infanzia (Remo) alla disillusione (da uno che nasce moribondo tra morituri, c’è da attenderselo…).

I toni si fanno prima sostenuti e colorati, subito dopo cupi, graffianti, poi malinconici e sommessi. In tutto il viaggio si avverte un senso di ritardo, un inseguimento di qualcosa che è un feticcio: sensazione che in fondo tutti hanno, ma in fondo, così in fondo da non essere più percepita e da non dare fastidio quando si dorme pensando di essere svegli.

Ma l’amaro di Succi ha il potere di svegliare, per un attimo, dall’ipnosi; ognuno ha il suo feticcio da rincorrere: oggetti, successo, soldi; passano tutti in rassegna, uno per uno, nello svolgersi  della scaletta. Nessuno dei presenti è risparmiato.

Amaro “Con Ghiaccio” – Una metafora della condizione umana..?

Ben lontano dalla critica nei confronti delle situazioni umane descritte, quello che arriva è un pugno, seguito da una pacca sulla spalla (il tutto a un ritmo coinvolgente e piacevole, che obbliga molte teste e molti piedi a seguirlo) perché, che lo ammettiamo o no, in questi scenari ci troviamo dentro tutti, pubblico e musicisti, autore e protagonisti di ognuno dei “viaggi” all’interno del vasto inventario umano.

Ognuno trova il suo modo, per avanzare: chi la musica, con tutte le sue contraddizioni (Salva il mondo, Artista di nicchia), chi l’impegno letterario (Bukowski), chi passa una vita intera ad aspettare che qualcosa succeda, mentre tutto accade dove non sta guardando (Il giro), chi immagina un non ben precisato aldilà in cui bene e male perdono ogni connotazione (Satana), chi rimanda all’infinito progetti, sogni, responsabilità, come se dovesse vivere in eterno: Arriveremo in pedalò… ma tanto non si va da nessuna parte. E non si lascia traccia, se non momentanea ed effimera, del proprio passaggio, finché non cala il Sipario.

Giovanni Succi @ Ohibò, Milano - "Con Ghiaccio" tour
Giovanni Succi @ Ohibò, Milano
“MEMENTO MORI, MEMENTO TE HOMINE ESSE, RESPICE POST TE. HOMINEM TE MEMENTO”
[Ricordati che devi morire, ricordati che sei un uomo, guarda dietro di te. Ricordati che sei un uomo]

Leggerezza, si diceva, solo apparente: le immagini rassicuranti costituiscono il layer più superficiale che, a tratti, viene escluso facendo emerge l’angoscia umana per l’ignoto, quella senza età. Poi il layer ricompare: la vita, così come la conosciamo, quella a cui giochiamo e a cui giocare senza impazzire si può soltanto tenendo a bada il sommerso, creando il proprio personaggio, facendolo muovere, a fatica, fingendo di crederci. Provando compassione per chi ci crede veramente.

Tutti, ognuno con il proprio bagaglio, passiamo dalla stessa stanza d’albergo, ognuno con il desiderio umano di non morire, di lasciare un segno. Siamo tutti nella stessa condizione, combattiamo gli stessi demoni. In una sorta di percorso Leopardiano verso un pessimismo eroico: è sospeso ogni giudizio sulla modalità scelta dagli altri ed è sostenuta la propria. Succi rifiuta di edulcorare l’amaro, ma, a chi vuole, aggiunge un po’ di ghiaccio. E lo offre al pubblico, dal palco (non solo metaforicamente).

Uno sguardo ironico sul presente

Succi parla al presente, preferisce uno sguardo sul vuoto di senso pieno di vita piuttosto che sulla rappresentazione senza vita e usando l’ironia e i giochi di parole che solo un abile giocoliere della lingua sa padroneggiare, descrive l’attesa. Perché l’uomo trova insopportabile vivere senza attesa, benché probabilmente, come qualcuno propose un po’ di anni fa, “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a pensare ad altro” [John Lennon].

Meno male che alcuni di noi, con la coda dell’occhio e in punta di penna, qualche volta si prendono la briga di guardare.

E buon per quelli che a Milano e nelle prossime tappe del tour, questo live non se lo sono fatto e non se lo faranno scappare. Uno di quei concerti che ti porti a casa con la sensazione di aver scoperto un bel mondo, in cui tornare.

Rubo solo un secondo per un ultimo sguardo e poi .. sipario.