Smartphone assassini: Cell, tutti vogliono qualcosa

Smartphone assassini: Cell, tutti vogliono qualcosa

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Pensare ad un mondo con smartphone assassini sembra decisamente esagerato, ma il nuovo film di Tod Williams Cell deve far riflettere. Perché è vero che si tratta di una pellicola cinematografica e quindi incentrata su fantasia. Perché è vero che l’invenzione di una storia non sempre riflette la realtà. Ma è anche vero che la mania degli smartphone è divenuta quasi un’ossessione.

La rivolta degli smartphone assassini

Immaginarsi un mondo dove tutti i telefoni sono sotto controllo da parte della stessa persona, che quindi si adopera affinché il mondo possa finire a suo vantaggio. Una trama surreale, ma che riflette la nostra società di oggi. Quella dove tutti vogliono lo smartphone nuovo. Bello, elegante. Funzionale. Costoso, ovviamente. Se poi arriva un misterioso segnale, però, c’è da preoccuparsi.

La storia

Il film è diretto Tod Williams; la storia narra di un misterioso segnale, diramato attraverso la rete dei telefoni cellulari, che penetra nelle menti di quasi tutti gli esseri umani trasformandoli in bestie assassine. E qui entra in scena il protagonista, Clay Riddell. Un disegnatore di fumetti scampato al segnale, che cerca di sopravvivere con l’aiuto di alcuni superstiti e ritrovare il figlio prima che anche questi accenda il cellulare. Il film vede Stephen King nelle vesti di co-autore insieme a Samuel L Jackson e arriverà nei cinema il 13 luglio. Cell nasce proprio da un libro dello stesso Stephen King.

La sinossi del film

“Il fenomeno che in seguito avrebbe preso il nome di Impulso ebbe inizio il 1° ottobre alle 15.03, ora di New York. La definizione era naturalmente imprecisa, ma a dieci ore dall’evento quasi tutti gli scienziati in grado di farlo notare erano o morti o impazziti. In tutti i casi il nome contava poco. Quello che contava era l’effetto. Alle tre di quel pomeriggio, un giovane di non particolare importanza per la storia scendeva per Boylston Street, a Boston, con un passo elastico che era quasi una danza. Si chiamava Clayton Riddell.”




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