Tecnologia e Social Network visti come un reale strumento di inclusione, questo e non solo è il pensiero alla base del quale nasce Samsung Wemogee. Una app che va incontro ad alcuni problemi. Il cui obiettivo è agevolare la comunicazione in ogni ambito e per ogni persona.

Samsung Wemogee, parlare con le immagini

La presentazione ufficiale di Samsung Wemoge è avvenuta martedì 11 aprile con una conferenza stampa ospitata presso lo Sheraton Diana Majestic di Milano. Anastasia Buda, Corporate Citizenship Manager in Samsung Italia: “L’impegno di Samsung in termini di responsabilità sociale è forte – le sue parole – ed è strettamente correlato alla presenza sul territorio italiano. Perché Samsung Wemogee? Noi crediamo che sia importante essere vicini alle persone; e per farlo pensiamo che sia giusto usare la tecnologia, un abilitatore e acceleratore di possibilità. Un grosso strumento di inclusione. Pensiamo che la tecnologia e i Social Network possano essere un reale strumento di inclusione, per aiutare a comunicare anche chi fa fatica per diversi motivi”.

Da dove nasce Samsung Wemogee

Un progetto assolutamente italiano, che va incontro alle esigenze di oltre tre milioni di persone. Tante sono infatti, nel mondo, quelle affette da afasia: “Prima si comunicava con i geroglifici, poi siamo arrivati alla scrittura – conclude Anastasia Budaoggi i giovani, i Millennials, comunicano quasi totalmente con le emoticon: più facile, rapido, immediato. Ma questi simboli come possono essere davvero uno strumento di inclusione? Abbiamo approfondito la problematica dell’afasia in collaborazione con il mondo medico. Ne è nata un’applicazione gratuita che è un sistema di instant messaging, che permette alle persone afasiche di comunicare le loro esigenze. E trasmettere anche sentimenti”.

Elio Clemente Agostoni, Direttore del Dipartimento Neuroscienze presso l’Ospedale Niguarda di Milano: “Ogni anno ci sono in Italia circa 200mila nuovi ictus e, in generale, in Italia c’è circa un milione di persone che hanno disturbi del linguaggio – le sue parole – e non coglie solo gli anziani. Nel profilo dello sviluppo dei rapporti sociali di un giovane, avere un disturbo del linguaggio può essere davvero compromettente”.