Pubblicità di influencer e blogger

Sono sempre più numerosii i casi di personaggi famosi che effettuano pubblicità a prodotti attraverso il proprio profilo sui social network. Ma questo modo di agire è davvero corretto? Vediamo cosa stabilisce la legge a riguardo.

Blogger e influencer: popolarità in crescita

In Italia sembra bastare davvero poco per acquisire popolarità e farsi apprezzare dal pubblico. Basta ormai una semplice “ospitata” in un programma o la partecipazione a un talent show per ottenere riscontri positivi. Di questo ne sono consapevoli anche le aziende, che spesso “sfruttano” questi personaggi sul piano commerciale.

Molte imprese decidono così di puntare sugli influencer, ovvero utenti che hanno migliaia di seguaci sui vari social network in grado di influenzare con la loro credibilità le scelte di altri. La pubblicità sempre più spesso passa attraverso di loro. I testimonial sono ormai quasi superati, mentre basta una semplice immagine di un influencer insieme a un determinato prodotto per condizionare le scelte d’acquisto dei consumatori.

La forza di questo modo di comunicare è davvero dirompente. Addirittura in alcune occasioni la fotografia di blogger e influencer è pubblicata quasi per caso, senza alcun intento pubblicitario. Ma il gradimento dei fan nei loro confronti fa già di per sé da veicolo per orientare il commercio.

Pubblicità di influencer e blogger: come cambia la comunicazione

La maggiore popolarità raggiunta da influencer e blogger finisce quasi inevitabilmente per condizionare diversi settori della nostra quotidianità. I social network, infatti, hanno ormai un’importanza sempre maggiore e rappresentano un mezzo di comunicazione accessibile a tutti, senza particolari impedimenti. Anche i personaggi famosi sono diventati in questo modo più accessibili.

I brand sono pienamente consapevoli di questa situazione e stanno così iniziando ad attuare scelte differenti rispetto al passato quando devono organizzare una campagna pubblicitaria. Le aziende finiscono così per puntare su influencer e blogger per incentivare l’acquisto di un prodotto. Poco importante il reale gradimento degli utenti: conta solo il numero dei follower. Più sono, maggiore è la possibilità che il prodotto venga conosciuto in tempi rapidi.

Ma quali sono le ragioni di questa scelta? L’influencer/blogger funziona perché coinvolge da vicino il pubblico, viene spesso reputato un amico di cui fidarsi, un punto di riferimento, supera gli ad block degli utenti e la cecità verso i tradizionali banner pubblicitari, quindi rappresentano per i marchi il nuovo e più influente strumento pubblicitario. Quasi senza accorgersi chi è titubante rispetto alla pubblicità e al commercio online non lo è più.

In attesa di una normativa precisa

In Italia la situazione deve essere ancora risolta. Nel nostro Paese, infatti, non c’è ancora una norma che obbliga gli influencer a pubblicare un post sui social corredato di hashtag quali #sponsored#ad, #thanks. In America, invece, questo è ormai obbligatorio da tempo per distinguere una normale foto da un’immagine con intento pubblicitario.

Un esempio da seguire

Per evitare che si ripetano situazioni spiacevoli sarebbe opportuno prendere spunto da quanto accade da tempo negli Stati Uniti. Qui nel 2009 la Federal Trade Commission, l’agenzia indipendente che si occupa della difesa dei consumatori, ha stilato le prime raccomandazioni. Dalo scorso anno è stato inoltre emanato uno specifico manuale, che rende ancora più difficile trasgredire.

Non è più sufficiente qui inserire gli hashtag #sponsored, #sp o #spon o frasi rituali come “thanks to”. Chi visualizza l’immagine su Instagram deve infatti capire in maniera chiara che l’azienda ha consegnato il prodotto all’influencer o lo ha pagato. Su Instagram l’agenzia statunitense pretende che la società sponsor sia taggata nel post e bene in evidenza. Hashtag come #ad, #adv o #sponsored non siano annegati nella massa, ma risultino tra i primi e leggibili per l’utente.

Al momento i provvedimenti emanati non stabiliscono in maniera precisa il valore di un post. E’ il mercato a deciderlo, ma ci sono marchi di moda disposti a pagare anche milioni di euro affinché il loro prodotto sia presente su Instagram. Potete leggere anche quest’interessante articolo di Daniele Giovazzino sulle pagine di Stylology.

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