“Ho sempre pensato, come qualsiasi persona normale, che dietro a chi scrive ci debba essere necessità di scrivere, libertà, autenticità, rischio. Pensare che ci debba essere qualcosa di sociale e di ufficiale che ‘fissi’ l’autorevolezza di qualcuno, è un pensiero, appunto aberrante, dovuto evidentemente alla deformazione di chi non sappia più…”

Intellettuale non è uno stile di vita, ma un vero modo d’essere e lo spirito ribelle, privo di conformismi, di Pier Paolo Pasolini ha saputo renderlo unico, in un’epoca marchiata da un continuo susseguirsi di avvenimenti storici. Nato il 5 marzo 1922 a Bologna, primogenito di un ufficiale di fanteria e di una maestra, è costretto a fare le valigie in numerose occasioni assieme alla famiglia, tra cui a Belluno dove viene al mondo il fratellino Guido. A soli sei anni inizia a cimentarsi con le poesie, annotate su un quadernetto, accompagnate da disegni, un’altra precoce passione.

GLI INIZI – Costretto a studiare in diversi liceo, causa trasferimenti del padre, dati gli eccellenti voti sostiene gli esami di maturità con un anno in anticipo e a diciassette anni si iscrive alla facoltà di lettere dell’Università di Bologna. Nel suo amato luogo d’origine frequenta abitualmente il Cineclub, dove si appassiona ai lavori di René Clair, oltre a coltivare l’amore per lo sport, il calcio soprattutto. Insieme all’amico Luciano Serra, a Roberto Roversi e al cosentino Francesco Leonetti fonda la rivista Eredi, tuttavia mai pubblicata per le restrizioni ministeriali sull’utilizzo della carta. In seguito, amante del dialetto friulano, scrive “Poesia a Casarsa” e collabora a “Il Setaccio”, un’esperienza breve, ma nella quale matura il pensiero antifascista.

I GUAI GIUDIZIARI – La seconda guerra mondiale è per lui un periodo particolarmente complicato e, arruolato a Livorno, sceglie di non consegnare le armi ai tedeschi e scappare. Presa conoscenza della tragica scomparsa del fratello Guido, ucciso nel ruolo di partigiano da una milizia di garibaldini, stabilisce residenza in Friuli e aderisce al partito comunista, espulso per l’accusa ricevuta di corruzione di minorenne, che gli costa pure il posto di insegnante, suo unico mezzo di sostentamento. Insieme alla madre, con cui ha avuto sempre un rapporto molto stretto, si trasferisce così a Roma, dove, dopo alcune difficoltà di ambientamento, compie il debutto sulla scena cinematografica, come collaboratore per la stesura della sceneggiatura di “La donna del fiume” (regia di Mario Soldati).

I SUCCESSI LETTERARI – A destare scalpore è però il romanzo “Ragazzi di vita”, in cui tratta di un tema assai scabroso per l’epoca quale la prostituzione omosessuale maschile e per questo il libro viene temporaneamente tolto dalle librerie, anche se l’assoluzione nel relativo processo gli consente la relativa rimessa in commercio. Altrettanto chiacchierati “Le ceneri di Gramsci” e “Una vita violenta”, anche se altrettanto apprezzati dal pubblico, così come per “Accattone”, suo primo film da regista e soggettista, vietato ai minori di 18 anni.

LA CONTROVERSA SCOMPARSA – Indimenticabili anche il racconto “Il sogno di una cosa”, nonché le pellicole “Uccellacci e uccellini” (tema la crisi del PCI e del marxismo) e la ribattezzata “Trilogia della Vita”, nome affibbiato al trittico di opere “Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle mille e una notte”. Dal 1973 presta servizio per il Corriere della Sera, incaricato di commentare la società italiana, articoli poi raccolti nel volume “Scritti corsari”. Il 2 novembre 1975 il suo corpo senza vita viene ritrovato, ucciso da un ragazzo diciassettenne, Giuseppe Pelosi, il quale confessa di essersi difeso dalla violenta reazione per il suo rifiuto alle avances sessuali, anche se molteplici teorie di complotto verranno alla luce dopo.

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