Ma perché si parla così tanto della Brexit?

Ma perché si parla così tanto della Brexit?

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Brexit e leave sono due parole che, nelle ultime settimane, sono entrate a far parte del vocabolario di tutti, anche dei meno esperti e ferrati in materia economica e finanziaria.

Addio Europa. Ma quando mai ci sono stati

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, sancita tramite un referendum popolare, è stato, ed è ancora oggi, uno degli argomenti più caldi e più trattati. C’è chi ha esultato, c’è chi si è rattristato, c’è chi ha storto il naso sul far prendere decisioni così importanti in questo modo, c’è chi ha sogghignato dicendo “Perché quando mai ci sono stati”, riferendosi, ovviamente, alla non presenza della moneta unica sul territorio britannico. È inutile quindi dire che le reazioni sono state a dir poco molteplici e differenti.

Ma quali sono le ipotetiche conseguenze di questa scelta? Cerchiamo di provare a scoprirlo.

La tesi del disastro assoluto

Innanzitutto va detto che, euro o non euro, la Gran Bretagna era un punto di riferimento importante per l’Unione Europea. Ora i cittadini inglesi, scozzesi ed irlandesi saranno a tutti gli effetti considerati extracomunitari. Parlando degli effetti sull’economia, è chiaro che anche qua si distinguono due tesi totalmente opposte.

C’è chi parla di disastro assoluto, sottolineando come la Brexit, stando ad uno studio della Bertelsmann Stiftung, potrebbe costare ai contribuenti inglesi qualcosa come 313 miliardi di euro. Un altro rischio potrebbe essere quello di una maggiore chiusura da parte dei mercati europei nei confronti di quello britannico. Parliamo di una regolamentazione sugli scambi diversa e più stringente. Questo potrebbe, com’è normale che sia, indebolire molti settori dell’economia inglese. Le perdite più stimate dovrebbero riguardare il mondo della chimica, ma ci potrebbero essere problemi anche per la meccanica, del gambling e dell’ingegneria. Però stiamo parlando di effetti a lungo termine. Infatti, sempre la Bertelsmann Stiftung, parla di una contrazione del PIL del 14%, ma nell’arco di ben 12 anni. È chiaro dunque che le conseguenze immediate della Brexit sono più di carattere politico che economico e finanziario.

La tesi ottimistica e i potenziali effetti positivi

Ma c’è anche chi, come abbiamo detto, ritiene che l’uscita dall’Unione Europea avrà effetti positivi. Nella migliore delle ipotesi, stando alle stime del think thank Open Europe, il PIL potrebbe salire dell’1,6% ma solo in caso di una rinegoziazione degli accordi commerciali e di un ottenimento di un regime di libero scambio. Possibile anche un abbassamento delle tasse, visto che si risparmieranno ben 8,5 miliardi di sterline, non dovendo più dare fondi all’UE. Ma non è finita qui. A parlare della Brexit come una fonte di possibili guadagni è la T. Rowe Price, società statunitense del risparmio gestito. Il crollo della sterlina potrebbe addirittura favorire le esportazioni, settore vitale e fondamentale per l’economia britannica. Come già accade in stati come la Norvegia, la Gran Bretagna potrebbe rimanere nello spazio economico europeo pur non appartenendo più alla Comunità Europea. Gli stati dell’UE potrebbero accettare questa soluzione includendo nelle prossime gare per l’assegnazione delle licenze anche

Dove sta la verità?

Insomma, ci sono pareri ed opinioni davvero discordanti. Difficile dire dove stia la verità. Saranno i fatti e gli andamenti economici a dircelo. Fatto sta che è normale averne parlato così tanto. Perché, in un mondo globalizzato, quello che accade in un Paese finisce irrimediabilmente per condizionare quello che accade in un altro. È una sorta di catena e di circolo vizioso. E non basta certo un referendum per fermarlo.

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