Paolo Borsellino
Foto: Leccenews24

Sono trascorsi 25 anni dall’attentato avvenuto a Palermo in via D’Amelio in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.

Paolo Borsellino: il legame inscindibile con Falcone

Paolo Borsellino non è stato solo un collega per Falcone, con cui condividerà anche la tragica fine, ma soprattutto un amico. I due sono anche quasi coetanei: Giovanni nasce il 20 maggio 1939, Paolo 8 mesi dopo, il 19 gennaio. I due, che vivevano poco lontani l’uno dall’altro, diventano inseparabili sin da bambini.

Enntrambi frequentavano il liceo classico e riuscirono a laurearsi a pieni voti in giurisprudenza. Borsellino inizia la sua carriera come uditore giudiziario al Tribunale di Enna, ma già negli anni ’80 la sua strada torna a intrecciarsi con quella di Falcone, impegnato nelle prime inchieste importanti.

Falcone inizia però pian piano a capire che quanto stava accedendo a Palermo non era da sottovalutare. Il magistrato si accorge che spesso gli indagati e i membri delle cosche sotto inchiesta venivano uccisi o sparivano misteriosamente. La causa era presto nota: la guerra di mafia, che portava in Sicilia addirittura un morto ogni tre giorni. Un fenomeno dilagante, tutt’altro che da sottovalutare.

Paolo Borsellino: il fenomeno “Cosa Nostra”

La situazione di fermento presente negli anni ’80 nel capoluogo siciliano porterà alla fine addirittura a 1.200 morti. Un modo di agire che arriverà ad assottigliare le file delle cosche nemiche del boss dei boss Totò Riina. Si scoprì, infatti, che dietro gli omicidi c’erano i “viddani” (villani, cioè contadini) di Corleone, circa settanta persone provenienti dal paese vicino a Palermo. A guidare il movimento era proprio  Totò Riina, personaggio che diventerà poi conosciuto per i terribili crimini commessi.

La “guerra” termina nel 1983, ma non si torna certamente alla pace. Da qualche tempo i cittadini di Corleone avevano deciso di concentrare il loro sentimento di rivalsa nei confronti dello Stato. L’episodio più eclatante avverrà il 3 settembre, quando venne ucciso il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, protagonista della lotta al terrorismo delle Brigate rosse. Nell’attentato perde la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro.

Paolo Borsellino: il pool antimafia e la diffusione dei pentiti

La situazione siciliana non era da sottovalutare e questo porterà così all’istituzione del pool antimafia, un gruppo di magistrati impegnati a contrastare il fenomeno mafioso. Il primo a essere scelto fu proprio Falcone, che già all’epoca era un protagonista della lotta a Cosa nostra. Poi arrivò Giuseppe Di Lello Finuoli, che vantava una certa esperienza di processi di mafia. Su consiglio di Falcone, fu scelto anche Borsellino. Per ultimo, si aggiunse Leonardo Guarnotta, uno dei procuratori con più anni di esperienza.

Da lì a poco iniziò la stagione dei “pentiti”, criminali disposti a collaborare con le forze dell’ordine per diminuire la pena nei loro confronti. Tra questi, Tommaso Buscetta, “don Masino”, che nella guerra scatenata da Totò Riina aveva perso due figli, un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti.

Paolo Borsellino: la tragica fine

La morte di Paolo Borsellino non arrivò in modo così inaspettato. Lui stesso ne era consapevole. Ad anticipare l’evento era stato Totò Riina, che aveva dichiarato: “Bisogna scavalcare un muro“. Il muro era rappresentato proprio dal magistrato.

Il 13 luglio, sconsolato, dichiarò: “So che è arrivato il tritolo per me”. Alla moglie Agnese disse: “La mafia mi ucciderà quando gli altri lo decideranno”. Quasi come avesse un presentimento, il 17, fra lo stupore di tutti, salutò uno a uno i colleghi abbracciandoli.

La tragedia si compì due giorni dopo, il 19. Borsellino voleva andare a trovare la mamma, in via D’Amelio. Due minuti prima delle 17, l’esplosione dell’autobomba, che uccise lui e cinque uomini della scorta.

Oggi Totò Riina è in carcere, mentre Bernardo Provenzano è morto mentre scontava l’ergastolo in regime di 41 bis (il carcere duro). La mafia, però, nonostante il sacrificio dei due magistrati, non è ancora sconfitta.

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