Max Nardari: Happy Birthday Eleonora Giorgi

Max Nardari: Happy Birthday Eleonora Giorgi

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Max Nardari, foto di Sara Fileti
Max Nardari, foto di Sara Fileti

Happy Birthday Eleonora Giorgi. La brillante attrice romana festeggia il suo compleanno (21 ottobre) con un grande ritorno al cinema nel film commedia “La mia Famiglia a soqquadro” con la regia di Max Nardari. Il giovane regista, sceneggiatore, produttore e compositore, nato a Treviso (26 dicembre 1976), laurea al Dams di Bologna, è al suo secondo lungometraggio e ha gentilmente accettato l’invito di raccontarci, in esclusiva per TimeMagazine.it, il suo film, che prende spunto da un cortometraggio, da lui girato nel 2008, dal titolo “Il regalo più bello” e dal libro “Figli violati”, edito da Effatà, scritto da sua madre, il noto avvocato matrimonialista Renea Rocchino Nardari, che riporta sei vere storie di separazione e le conseguenze disastrose sui figli. Con la sua casa di Produzione, la Reset, nata nel 2003, produce e dirige sei cortometraggi, tra il 2006 e il 2013, premiati sia in Itaia che all’estero. Gli ultimi tre corti sono commedie sulla diversità che hanno vinto ben 36 premi, tanto che, nel 2015, sono  accorpati in unico film dal titolo “La trilogia della diversità” acquistato da Rai Cinema.   

Nardari, come è riuscito a convincere l’attrice Eleonora Giorgi a ritornare sul grande schermo, dopo una lunga assenza, per interpretare il suo ultimo film “La mia famiglia a soqquadro”?

Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti
Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti

Le ho proposto il ruolo di nonna Fiore, una donna sofisticata ed emancipata, che, dopo tanti anni, ritorna in Italia da Broadway, dove era una famosa attrice. Nonna Fiore è uno dei personaggi più belli e divertenti del film tanto che la Giorgi ne è rimasta subito affascinata dopo averne letto il copione. Il suo personaggio si pone in netta contrapposizione con quello della figlia la cui interpretazione è affidata alla talentuosa Bianca Nappi, la madre di Martino, protagonista del film, che a soli 11 anni decide di sfasciare l’unione familiare per diventare figlio di genitori separati e non sentirsi “diverso” dalla maggior parte dei suoi coetanei. Il ruolo di Nonna Fiore è di sconvolgere i già precari equilibri della famiglia di sua figlia.

Per il cinema italiano, la Giorgi è indiscutibilmente l’icona del genere comico-brillante degli anni ’80/90 e lo attesta il grande successo  ottenuto insieme a partners del calibro di Celentano, Verdone, Manfredi. Le va di fare una dedica per il compleanno che l’attrice festeggia il prossimo 21 Ottobre?   

Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti
Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti

Eleonora Giorgi è una grande professionista che tanti registi vorrebbero non solo per la bravura che tutti conosciamo, ma anche per la estrema e piena collaborazione che impiega nello studio del personaggio. Le posso dire che è una donna straordinaria, una vera signora, sempre gentile ed educata con tutti. Più che una dedica, voglio farle una sorpresa ed anticiparle da qui che sto già pensando a lei per il mio prossimo film.

Martino, un ragazzo di 11 anni, è il protagonista de suo film, il quale per non sentirsi “diverso” dai suoi coetanei, figli di genitori separati, escogita vari stratagemmi per disgregare la sua famiglia. Siamo lontani dai film drammatici a cui il cinema ci ha abituati sin da Kramer contro Kramer (1979), con protagonisti i due attori premi Oscar Dustin Hoffman e Meryl Streep, in cui prevale la sofferenza di un bambino che subisce le negative conseguenze del divorzio dei genitori. Mi spiega come un bambino possa mai arrivare a desiderare di avere due genitori divisi anziché felicemente uniti?    

Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti
Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti

Amo molto raccontare situazioni difficili di vita attraverso il linguaggio immediato e sferzante della commedia, utilizzando l’ironia. La mia famiglia a soqquadro nasce dalla riflessione sul fatto che, in questi ultimi anni, in cui 

tutto sembra andare al rovescio, la normalità diventa un problema. L’originalità del film credo che sia proprio nel fatto che il concetto di diversità, ossia avere i genitori separati, qui viene completamente ribaltato. Avere una famiglia solida con sani valori, non viene più vissuto come un plus valore ma come un disagio.

Il film è fortemente autobiografico: Io stesso, come Martino il protagonista, ho trascorso il periodo scolastico  in un collegio, riscontrando grandi difficoltà relazionali con gli altri. Ritenevo che l’unico modo per essere accettato dai miei coetanei fosse uguagliarli il più possibile, seguire i loro interessi, i loro hobby e il loro look. E’ stato solo uno sforzo inutile e soprattutto illusorio. Crescendo mi sono reso conto dell’importanza di dare valore alla propria identità e che la diversità che tanto mi spaventava era proprio il mio punto di forza.

A quale giovanissimo attore si è affidato per il ruolo del protagonista Martino?

Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti, il piccolo Martino
Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti, il piccolo Martino

Ho scelto Gabriele, figlio del doppiatore Mino Caprio, un bambino prodigio, con un gran talento di attore. L’ho conosciuto qualche anno fa attraverso il mio co-sceneggiatore Fausto Petronzio, che è anche un agente di bambini. 

Gabriele è un volto conosciuto perché ha partecipato a varie fiction tv oltre ad avere doppiato moltissimi film tra cui “Quello che so sull’amore” di Gabriele Muccino (2013) dove offre la voce al protagonista del film Lewis. Nel film d’animazione Pinocchio, con la regia di Enzo D’Alò,  doppia Pinocchio e, per la prima volta,  lavora  assieme al padre, che interpreta Geppetto.

Nel film ci sono altri piccoli protagonisti come Christian Borromeo, nel ruolo di Alessio, il bullo della classe, antagonista di Martino. Christian è un’altra rivelazione del film, di cui sono sicuro se ne parlerà presto.

Poi c’è la bella e brava Beatrice Deodato, figlia del grande regista Ruggero Deodato, nel ruolo di Patty, la smorfiosetta della classe di cui Martino è segretamente innamorato.

Un cast che vanta attori di tutta bellezza e bravura. Ci presenta gli altri attori?

Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti
Una famiglia a soqquadro di Max Nardari, foto di Sara Fileti

Per completare il cast cito  Marco Cocci nel ruolo di Carlo, papà di Martino., Elisabetta Pellini, la cliente sexy, il grande Ninni Bruschetta, nel ruolo del direttore di banca dispotico e il simpaticissimo Luis Molteni nel ruolo del Preside del college. Nel ruolo di due amici “mentori” dei genitori di Martino, Elisa Di Eusanio e Roberto Carrubba, che provengono dal teatro ma che hanno fatto anche tv e cinema come nel caso della esilarante Elisa. L’ex modello e gieffino (settima edizione del Grande Fratello) Raniero Monaco di Lapio che dopo il diploma presso la scuola di recitazione Actor’s Academy di Milano, ha partecipato a varie fiction in tv sino all’approdo nel cinema con la regia di Federico Moccia nel film “Amore 14”.

E’ difficile nell’attuale panorama cinematografico trovare un film di “casa nostra”, girato e prodotto in Italia, con regista e cast tutto italiano.  Ci sono più rischi ad andare controcorrente?  

Max Nardari, foto di Sara Fileti
Max Nardari, foto di Sara Fileti

La mia famiglia a soqquadro è un film che nasce dal cuore, un progetto a cui tengo moltissimo e proprio per questo ho deciso di fare un grande sforzo e produrlo autonomamente con la mia casa di produzione Reset Production srl (www.resetmedia.it). 

Il mio primo film Di tutti I colori è una coproduzione Italo-Russa, un progetto imponente che ha visto coinvolte quattro case di produzione che mi hanno tenuto impegnato per ben cinque anni. Una commedia corale ambientata nel mondo della moda, con interpreti sia internazionali che italiani, tra cui Giancarlo Giannini, Nino Frassica, Paolo Conticini e Tosca D’Aquino. 

Max Nardari, foto di Sara Fileti
Max Nardari, foto di Sara Fileti

Il film è molto divertente ed è stato, a livello di scrittura, adattato al gusto del pubblico russo. L’uscita sarà a breve.

Ho, quindi, voluto rischiare in proprio, senza aspettare finanziamenti pubblici o una distribuzione sicura, perché ritengo che la mia  casa di produzione, che annovera altri cortometraggi vincitori di numerosi premi nazionali ed internazionali possa sostenere anche questo progetto a cui tengo in modo particolare.

Non è stato facile cimentarsi nei due ruoli di regista e produttore che possono essere in antitesi in quanto, ad esempio, sul set ero io a limitare i tempi per non sforzare i costi, quando, invece, di solito, il regista tende a chiedere più tempo alla produzione per poter girare più scene. Sinceramente devo dire che avvalendomi di un’ottima squadra di professionisti del cinema, come è accaduto su questo set, tutto poi si incastra e va nel modo giusto.

Ha trasferito l’intero set in Umbria, a Terni, dove ha girato tutte le scene del film. Come mai questa scelta?  

Questa storia me la immaginavo ambientata in una piccola città, preferibilmente in collina. Dopo le autorizzazioni degli enti locali che hanno offerto la massima disponibilità a scegliere i posti in cui girare, tra cui il Centro Multimediale, dove abbiamo ricostruito il “Maximilian College”, la scuola frequentata dal protagonista, posso dire che è risultato più agevole il mio lavoro di regista poiché avevo vicine tutte le location, essendo Terni un piccolo centro rispetto ad una dispersiva città come Roma. Debbo ringraziare tutti gli abitanti di Terni per la loro cordialità e accoglienza. Abbiamo voluto dedicare alla città e ai suoi abitanti la sigla di testa con una panoramica paesaggistica molto affascinante ed accattivante.  

Possiamo anticipare la data in cui il film uscirà nelle sale? 

Essendo tutta una scommessa, posso, al momento, solo anticipare che il film divertirà e appassionerà il pubblico sia in Italia che all’estero, dove ci stiamo muovendo per la distribuzione.

A chi dedica il film?  

Ovviamente a mia madre, avvocato e scrittrice, nonché ora anche mia socia della Reset production. E’ stata la musa ispiratrice per questo film, ha sempre creduto tantissimo in me e mi ha spinto fino all’ultimo a realizzarlo, scontrandosi, a volte, con le mie reticenze. Ad una madre così dedicare questo film è davvero il minimo.

Intervista di Angie Borromeo

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