Mauro Bergamasco, foto profilo Twitter
Mauro Bergamasco, foto profilo Twitter

Mauro Bergamasco, l’uomo che ha trascinato l’Italia del Rugby. Già, lui che veste l’azzurro fin dall’era di George Coste, vale a dire dal 1998. Ha disputato quattro edizioni della Coppa del Mondo e tutte le edizioni del Sei Nazioni, a eccezione di quella del 2004. Vanta 14 mete in Nazionale, tre meno del fratello Mirco, attuale detentore del primato di mete in azzurro tra i giocatori in attività.

Reduce dalla sconfitta di Twickenham contro l’Inghilterra (47-17), nella seconda giornata del Torneo Sei Nazioni 2015, in esclusiva per Time Magazine Mauro Bergamasco rilegge così la gara: “Una sconfitta, per quanto possa avere tratti positivi, rimane sempre una sconfitta – le sue parole – che ci siano dei lati positivi da mantenere chiari è vero; la squadra ha sempre reagito fino all’ultimo minuto e, a parte una piccola porzione del secondo tempo dove abbiamo avuto uno sbandamento che ci ha puniti con diversi punti, il 47-17 finale lo reputo un risultato severo e che non descrive esattamente la realtà delle due squadre in campo, anche se l’Inghilterra è una delle migliori squadre al mondo e non si può negare”.

Due anni fa ci fu un risultato molto vicino, ma è chiaro che ogni partita è a sé. Ma in queste due prime gare del Sei Nazioni 2015, ci sono due costanti. Errori di disattenzione e vuoti che hanno costretto l’Italia a subire parziali pesanti: “Non so se è disattenzione – prosegue Mauro Bergamasco in esclusiva a Time Magazine sicuramente quando un atleta va in campo può commettere degli errori. La deconcentrazione, in questi casi e a questi livelli, è difficile trovarla. Non sto a discutere dal punto di vista tecnico-tattico, non è il mio compiuto. Ma purtroppo abbiamo commesso alcuni errori che, nonostante non siano così plateali, a questo livello sono sufficienti per dare la possibilità all’avversario di prendere il vantaggio. Cose che conosciamo bene; e purtroppo è successo di peccare in un paio di situazioni e ci è costato caro”.

Prossima gara, la Scozia a Roma: “E’ un’ottima squadra, che ha mostrato negli ultimi anni di avere una crescita veramente importante – prosegue Mauro Bergamasco, uno dei giocatori storici dell’Italia nel Torneo Sei Nazioni – non sarà una partita facile, anzi. Sarà una delle più difficili, anche perché la Scozia è sempre stata dichiarata la squadra su cui puntare per portare a casa una vittoria nel torneo. Ma anche se abbiamo vinto in passato, non è mai stato facile. Come nel 2007 quando, in casa loro, realizzammo tre mete in sette minuti. Alla fine dovemmo segnare l’ultima meta con Troncon a fine gara. La Scozia ha delle ottime individualità e un buon gioco di squadra, dovremmo mettere in campo il meglio di noi come in ogni gara, per provare a metterli sotto pressione e in difficoltà per portare a casa la partita. Non scendiamo mai in campo senza la convinzione di poter vincere la partita, altrimenti non dovremmo nemmeno giocarla”.

Dalla prima edizione ad oggi, la nazionale italiana ha fatto un salto di qualità incredibile. Ma, nonostante questo, molti quotidiani inglesi chiedono il ritiro dell’Italia: “In questi casi la politica sportiva entra di prepotenza in queste cose – taglia corto Mauro Bergamasconon è paragonabile il Sei Nazioni di 15 anni fa ad oggi; il rugby è cambiato e con esso le metodologie di gioco e lo stile dei giocatori. L’Italia ha avuto un grosso sviluppo e una crescita come le altre squadre, spesso non è sufficiente valutare guardando solo i risultati. C’è la variabile della squadra che affronti, il momento e molto altro. Se ci si limita ai risultati, si incappa in questo errore. L’Italia, comunque, il Sei Nazioni se l’è guadagnato ed è giusto che ci rimanga”.