Mary Shelley
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Ricorre oggi il 220esimo anniversario della nascita di Mary Shelley, l’autrice di “Frankenstein”. La storia è stata apprezzata negli anni da milioni di appassionati.

Mary Shelley: una donna tormentata

Mary Shelley (vero nome Mary Wollstonecraft Godwin) nasce il 30 agosto 1797 a Londra. La sua estate non è semplice: la mamma muore poco dopo il parto, mentre il papà si risposerà con una vedova mamma di due figli.

La svolta della sua esistenza arriva nel 1816, quando sposa il poeta Percey Shelley, da cui poi prenderà il nome che poi l’ha resa famosa. Anche l’uomo desiderava trovare la serenità grazie a quest’unione: aveva infatti da poco perso una moglie, che si era suicidiata. L’unione li porterà a conoscere nuovi Paesi quali Olanda, Germania e Francia.

Frankenstein: una pietra miliare nella storia della letteratura

“Frankenstein” è certamente l’opera che principale che leghiamo al nome di Mary Shelley. L’autrice ne ha iniziato la stesura quando aveva solo 19 anni, ma nonostante la giovanissima età la sua vena creativa era già evidente.

Al centro della storia c’è un giovane svizzero intento a studiare filosofia naturale. Il ragazzo sottrae alcune parti ai cadaveri e riesce a realizzare una creatura dalle caratteristiche mostruose. Grazie alle sue conoscenze, custodite con particolare cura, il personaggio arriva a prendere vita.

Le sue caratteristiche estetiche rendono la creatura terrificante, ma a livello umano è mite e in grado di andare d’accordo con tutti. Ben presto, però si renderà conto che proprio a causa del suo aspetto molti faticano ad avvicinarsi a lui e questo lo porterà a cambiare drasticamente il suo carattere. La sua bontà lascerà il posto a un atteggiamento duro e senza scrupoli: per vendicarsi delle cattiverie subite arriverà a uccidere molte persone, tra cui anche il suo stesso creatore.

Pur essendo stato scritto più di cento anni fa, “Frankenstein” può essere certamente considerato un testo moderno. Il lettore, infatti, scorrendo le pagine, si pone diverse domande di tipo esistenziale e filosofico. Viiene quindi naturale interrogarsi sull’origine della vita e su chi nel corso del tempo ci ha speculato. Proprio per questo non sono mancate le mitazioni, decisamente inferiori all’originale, e i rifacimenti cinematografici.

Mary Shelley: la vena creativa non si esaurisce

Subito dopo la stesura di quello che è ancora oggi è considerato il suo capolavoro. Un’altra opera che ha raccolto numerosi riscontri positivi è “L’ultimo uomo”, anch’essa di tipo fantascientifico. Il romanzo racconta l’esperienza dell’unico sopravvissuto a un’epidemia che ha flagellato completamente l’umanità.

La scrittura, anzi, divenne una vera passione con cui occupare gran parte del tempo libero. Spesso era anche un modo per distogliere la mente dai dolori della sua esistenza. La Shelley, infatti, ha sofferto duramente per i tradimenti del marito e, successivamente, per la sua morte. L’uomo, infatti, non riuscì a scampare a un devastante naufragio.

Nella sua bibliografia si ritrovano anche “Matilda”, testo che tratta di una serie di rapporti incestuosi, e “La capanna del pescatore”, storia per bambini.

Successivamente tenterà comunque di rifarsi una vita, ma senza mai ritrovare la felicità tanto desiderata. Mary morirà a Londra il 1° febbraio 1851 al fianco del suo unico figlio rimasto in vita.