Marcia su Roma: il fascismo sale al potere

Marcia su Roma: il fascismo sale al potere

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L’Italia si è da sempre segnalata per essere un Paese in costante conflitto, pieno di attriti e divergenze di opinione e la marcia su Roma è certamente uno dei suoi momenti più nefasti. La cornice storica è un Paese totalmente allo sbando, senza un leader carismatico capace di ricompattare la scissione sociale creatasi al termine della prima guerra mondiale, i lavori parlamentari fermi da agosto e Luigi Facta, capo del governo e assai devoto al padre politico Giovanni Giolitti, sfiduciato, ma ripresentatosi alle Camere per una fiducia a tempo.

Una situazione non soddisfacente manco per Vittorio Emanuele III, desideroso di un incontro chiarificatore fra le istituzioni, senza però trovare ascolto, mentre nelle piazze il clima è particolarmente teso, contraddistinto da rivolte come l’occupazione del Comune di Milano. A emergere da questa situazione di instabilità il movimento dei fascisti, pronto a dare vita a un esercito privato ricco ogni giorno di nuove reclute, e il 23-24 ottobre Mussolini sancisce a Napoli il quadrumvirato preposto all’imminente marcia, formato da Michele Bianchi, Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi.

Informato sui suddetti piani, il re sceglie di tornare in città il 27 sera dalla sua residenza di San Rossore per approvare verbalmente un eventuale programma di stato d’assedio e rendere difficile giungere alla capitale, con tutte le linee ferroviarie e le vie d’accesso bloccate. Alle 6 del mattino del 28 ottobre 1922 il consiglio dei ministri si ritrovò al Viminale per annunciare lo stato d’assedio, approvato e diffuso verso ciascuna prefettura con l’imperativo di conservare l’ordine pubblico.

A sorpresa però il monarca, giunto al Quirinale alle 9, sceglie di impedire le operazioni con le seguenti parole “Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d’assedio non c’è che la guerra civile. Ora qualcuno si deve sacrificare”.L’intenzione è di affidare la formazione del nuovo regime ad Antonio Salandra, ma il rifiuto netto di Mussolini impedisce la nascita di un’intesa e il 30 ottobre il governo sotto il duce viene formalizzato, festeggiato da un corteo per le vie di Roma il giorno dopo, a cui partecipano le camicie nere, che ottengono il lasciapassare.

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