Lincoln: la fine della schiavitù

Lincoln: la fine della schiavitù

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“La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo”

Poche figure politiche hanno saputo influenzare le generazioni future tanto quanto Abraham Lincoln. Nato in una fattoria di Nolin Creek (Kentucky) il 12 febbraio 1809, si trasferisce in Indiana coi genitori all’età di nove anni e poco dopo perde la madre.

UNO STRAORDINARIO AVVOCATO – Le doti di carisma si intravedono sin da subito, tali che, una volta cresciuto, presta servizio come capitano nell’esercito durante la Guerra di Aquila Nera. Nel frattempo inizia a guadagnarsi una buona reputazione per la sua onestà, nonostante un carattere inizialmente incline a frequenti scatti d’ira, ma in un secondo momento più calmo e ponderato. Ottenuta l’elezione nel parlamento dell’Illinois, pochi anni più avanti (1846) entra pure nel Congresso degli Stati Uniti, ma è la professione di avvocato quella che lo vede innanzitutto protagonista. Merito delle ottime abilità di oratore, rappresentate da un linguaggio facilmente comprensibile anche per la gente comune.

L’ELEZIONE ALLA PRESIDENZA – Il 1860 i repubblicani scelgono di candidarlo alla Presidenza e il 6 novembre diventa il primo elemento del partito a raggiungere la prestigiosa carica. Il principale problema che attanaglia la Nazione è la determinazione dei sudisti di procedere alla secessione, per una guerra civile che Lincoln sa affrontare al meglio, esemplificato dal brillante discorso seguito alla battaglia di Gettysburg sull’importanza dell’unione degli Stati.

LA LIBERAZIONE DEGLI SCHIAVI – Un’altra questione che lo vede impegnato riguarda le misere condizioni sotto cui veniva tenuti gli afroamericani, liberati nel 1862 attraverso il proclama di emancipazione, che autorizza a sua volta la creazione di unità militari di colore. Questo è solo il primo passo della campagna, assolutamente rivoluzionaria ai tempi, costituita successivamente dall’introduzione del tredicesimo e del quattordicesimo emendamento, rispettivamente diretti ad abolire la schiavitù e nel garantir i diritti civili federali. Le decisioni prese non trovano tuttavia il consenso unanime e il 14 aprile 1865, durante una rappresentazione teatrale John Wilkes Booth entra nel palco e gli spara un fatale colpo di pistola.

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