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Quali sono le chiavi di successo per una brava attrice? Probabilmente il carisma, la personalità, l’abilità di esibire varie sfaccettature nei personaggi che interpreta e una certa dose di bellezza, non banale, di quelle di cui ci si ricorda. Un identikit che sembra fatto a pennello su Julia Roberts, una delle principali dive del mondo di Hollywood.

Figlia terzogenita di un venditore di elettrodomestici e una segretaria, nasce il 28 ottobre 1967 a Smyrna, città della Georgia poco distante da Atlanta. L’infanzia non è però delle più felici, con i genitori che si separano all’età di 4 anni e in quella di 10 deve assistere alla scomparsa del padre, colto da un cancro alla gola. Sin da ragazza deve così provvedere a se stessa e si dimostra un eccellente esempio di impegno scolastico e professionale, impegnata come commessa o cameriera.

Ad appassionarla è il giornalismo, per cui comincia gli appositi studi, interrotti per inseguire la carriera cinematografica a New York. Seguiti corsi di recitazione e dizione, per cui sfila nell’agenzia di moda “Click”, ottiene la prima parte nel film “Blood red” di Eric Masterston, accanto al fratello Eric, già affermato nel campo. I primi Golden Globe e candidatura all’Oscar (come miglior attrice non protagonista) arrivano nel 1989 con “Fiori d’acciaio” di Herbert Ross, dove indossa i panni di una donna desiderosa di avere figli malgrado una grave forma di diabete.

L’anno dopo si dimostra ancora più fortunato con la romantica storia d’amore “Pretty woman, da molti ritenuta l’opera più vincente del suo genere con i suoi 463,4 milioni di dollari incassati al botteghino. La partnership con Richard Gere porta anche al divertente “Se scappi ti sposo”, in un biennio 1999-2000 contraddistinto dal capolavoro “Notting Hill”.

Col nuovo secolo, il suo nome entra definitivamente negli annali grazie a “Erin Brockovich” di Steven Soderbergh, per la quale diventa la prima donna di sempre a conquistare i quattro principali premi per un solo film (l’Oscar alla miglior attrice, il Golden Globe per un film drammatico, lo SAG Award e il BAFTA). Riscossi numerosi apprezzamenti con “La guerra di Charlie Wilson”, “Duplicity” e “I segreti di Osage County”, il personaggio della ricercatrice Emma Brookner nella pellicola tv “The Normal Heart” significa per lei un Premio Emmy. Realizzazione in ambito lavorativo, a cui si affianca quella nella vita privata, sposata con il cameraman Daniel Moder, da cui ha avuto tre figli.

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