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Quasi un bambino su quattro (22,7%) in Italia passa circa 3 ore e mezza del suo tempo davanti a uno schermo, sia esso del pc, di un tablet o di uno smartphone, a fronte di una media rilevata negli altri Paesi (Inghilterra, Francia, Germania e Russia) del 9,3%. 

È il dato che emerge da una ricerca commissionata da Duracell per comprendere le abitudini di gioco delle famiglie. L’87% degli intervistati (quasi 9 su 10), ammette di giocare sempre più sui dispositivi dotati di video a discapito di altre attività più tradizionali.

Condotta dall’Istituto di Ricerca Censuswide, nel periodo compreso tra il 10/06/14 e il 24/07/14, su un campione rappresentativo della popolazione italiana: 1.011 intervistati con figli al di sotto dei 10 anni di età.

1 FattoreMamma è uno dei principali Network italiani organizzato in una fitta rete di siti, community e parental blog. La ricerca svolta su un panel online ha coinvolto 760 genitori, di cui 288 blogger.

La ricerca, condotta da Censuswide in Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Russia, ha rilevato la forte crescita dei nuovi giochi digitali ma, a fianco a questa tendenza, ha anche evidenziato il desiderio di trovare un’alternativa a questo tipo di attività. Così, nonostante i giochi su schermo siano i protagonisti indiscussi dei pomeriggi in casa, il 60% delle famiglie intervistate si dichiara disponibile ad accogliere un’alternativa diversa dal gioco digitale e a trascorrere più tempo all’aria aperta. Quasi la metà (47%) degli intervistati giocherebbe ai classici giochi di società, mentre il 43% trascorrerebbe volentieri del tempo a raccontare favole ai propri bambini.

Ma quali sono le alternative ai giochi digitali preferite dai bambini? Tra i giochi attivi riscontrano ancora un grande successo le costruzioni (56,3%), seguite dall’andare in bicicletta (51,6%), dipingere (40,4%) e cucinare (40,2%), mentre le bambole ed i trenini si fermano a quota 22%.

Duracell ha voluto ulteriormente approfondire le abitudini di gioco italiane creando una survey digitale realizzata attraverso FattoreMamma1, uno dei principali Network italiani organizzato in una fitta rete di siti, community e parental blog. Il dato più importante emerso è proprio quello relativo al tempo di gioco trascorso davanti ad uno schermo. Con l’aumentare della digitalizzazione dei genitori si riduce progressivamente l’utilizzo dei giochi virtuali. Se il 22,7% dei bimbi italiani trascorre oltre tre ore e mezza al giorno in compagnia di uno schermo, questa percentuale si riduce a meno del 2% se si tratta dei figli di “genitori digitali” che dichiarano in maggioranza (22%) di trascorrervi 1,5 ore.

Ma nelle case italiane esistono ancora dei luoghi digital free? I primi tre luoghi sacri “non digitali” sono rappresentati dalla vasca da bagno (53,50%), dai servizi igienici (51,10%) e dal letto (35,50%). Anche in questo caso i “genitori digitali” hanno espresso un parere discordante: la convivialità e le relazioni sono più importanti tanto che oltre il 70% ha individuato nella tavola, il posto off limits per i device.

A commento di questo studio, lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli afferma: “I risultati della ricerca ci portano ad affrontare un fenomeno nuovo, ma non inaspettato. I giochi digitali rappresentano una valida alternativa, se utilizzati per periodi limitati di tempo. Le due dimensioni possono e devono coesistere. Il gioco attivo implica un’attività reale e concreta, attraverso la quale i bambini comprendono

come far funzionare le cose e che da una loro azione può scaturire un effetto concreto. Il gioco attivo non è solo un passatempo, serve proprio per potenziare le loro capacità innate, che sono immense”.

Duracell, numero uno al mondo nel settore delle batterie a lunga durata che alimentano i giochi di milioni di bambini, da sempre accompagna le famiglie nel gioco attivo con i propri figli. Nel gioco attivo estro e fantasia sono le parole d’ordine: dai razzi spaziali con luci e suoni per i piccoli astronauti, alle macchine da cucire per realizzare esclusivi guardaroba, per finire con gli strumenti musicali che stimolano la creatività e l’ingegno.

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Nasce in Calabria, cresce a Milano. Mezzadro del mestiere, si sente più blogger che giornalista. Una vita trascorsa a pane e calciomercato, segue tutti gli sport ma non ne pratica uno, teoria che ha accompagnato i più grandi giornalisti italiani. Che sia la strada giusta? Forse. Per ora si diletta a fare il giornalista. Con che risultati, decidete voi...

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